Lo Ius Soli dell’atletica italiana

L’Italia ha per le mani un autentico patrimonio nel mezzofondo, ora bisogna lavorare con obiettivo gli Europei assoluti del 2018, mettendo da parte stupide polemiche sull’origine di questo o quell’atleta

19/07/2017
scritto da Gabriele Gentili

Quello che è avvenuto nello scorso fine settimana a Bydgoszcz (POL) per gli Europei Under 23 è un passo fondamentale per la ripresa dell’atletica italiana dalla crisi nella quale si dibatte ormai da oltre 10 anni. Il bilancio generale parla di 8 medaglie di cui 3 d’oro e di quinta posizione nel medagliere e nella classifica per nazioni, piazzamenti e vittorie che solamente un anno fa sembravano utopia, ma… C’è purtroppo un ma che ha caratterizzato i commenti alle prove azzurre e inquinato la soddisfazione per i risultati ottenuti ed è stata la cieca ostentazione di disprezzo da parte di tanti italiani alle vittorie di Yeman Crippa nei 5000, Yohanes Chiappinelli nei 3000 siepi (con argento per Abdelwahed) e di Ayomide Folorunso nei 400 ostacoli femminili. Invece di gioire per successi tutti italiani (parole queste ultime due da sottoscrivere a pieno titolo conoscendo le bellissime storie dei nostri campioni) sono arrivati commenti legati solo al colore della loro pelle e alla loro provenienza: “Grande Italia agli Europei? Caso mai grande… Africa” è stato il commento meno pesante uscito sul sito della Gazzetta.it

L’arrivo di Yemane Crippa al termine di una fantastica volata sui 5000 (foto Giancarlo Colombo/Fidal)

Nei giorni di discussione dello Ius Soli, rinviato all’autunno (se mai andrà in porto…) le parole di disprezzo sono sì espresse da una parte della gente, ma sono pur sempre espressione di un pensiero che alberga nella mente di tanti italiani e soprattutto di tanti pseudo-sportivi che ancora vanno a guardare al colore della pelle, alla carta d’identità e che continuano a classificare i propri connazionali in italiani di serie A, serie B, ecc.. Nell’era della massima globalizzazione siamo ancora indietrissimo, agli ultimi posti e questo, in una terra storicamente di migranti che hanno popolato il mondo (non c’è Paese al mondo che non sia pieno d’italiani di nome), è un dato di fatto umiliante. Se guardiamo alle classifiche di Bydgoszcz (ma è stato così anche a Nairobi per i Mondiali Allievi e sarà così anche a Grosseto per gli Europei Juniores che scattano domani) gli atleti di origine africana sono tantissimi e vestono tutte le maglie e i connazionali gioiscono per ogni salto, lancio, corsa senza guardare al colore, pensando solo alla maglia e alla bandiera. A tutti quelli che hanno commentato sarcasticamente i successi azzurri la risposta migliore l’hanno data proprio Chiappinelli e Abdelwahed sul podio, cantando a squarciagola l’Inno di Mameli, una vera lezione per tutti.

Baldini ha per le mani un nutrito gruppo di mezzofondisti validissimi, che stanno crescendo pian piano. Ai Mondiali assoluti non saranno tanti, Crippa il minimo non l’ha fatto mentre Chiappinelli sì, l’elite mondiale è molto lontana, ma l’obiettivo dell’anno è stato centrato ed ora più che alla rassegna iridata bisogna guardare agli Europei assoluti del prossimo anno, dove peraltro le medaglie avranno un peso maggiore essendo la rassegna atletica inglobata in una sorta di Olimpiade continentale che raggruppa alcune delle principali discipline (atletica nuoto, ciclismo, ecc.). Marchiamo invece visita in quella che una volta era la nostra gara preferita, i 10000 metri dove in Polonia i successi sono andati in 29’28’06” a Carlos Mayo, lo spagnolo grande rivale di Crippa che sui 5000 gli ha dato un’altra lezione, e alla turca di nascita kenyana Yasemin Can in 31’39”80.

 

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