Che noia correre allo stesso ritmo!

Per trovare il proprio ritmo di gara è fondamentale affrontare allenamenti strutturati su variazioni di ritmo, con tratti anche fuori soglia. Il tecnico Johnny Schievenin ci dà qualche utile consiglio

28/09/2017
scritto da Gabriele Gentili

Una maratona dopo l’altra, un allenamento dopo l’altro. Sempre allo stesso ritmo, alla stessa velocità. Per molti è la morte della passione, la fine della voglia di correre. Il fisico si usura, ma è soprattutto la mente a cedere. D’altro canto trovare il proprio ritmo ideale è un passaggio fondamentale per un corridore, ma come si fa? A rispondere è Johnny Schievenin, tecnico bellunese che si occupa di mezzofondo dagli 800 alla maratona con molti amatori che si sono affidati alle sue cure.

Come si scopre qual è il proprio ritmo di gara?

Bisogna innanzitutto porsi un obiettivo, poi imparare a conoscersi: per esempio chi vuol correre una maratona in 4 ore deve avere un ritmo di 5’10” al chilometro, allora durante i due-tre mesi di preparazione deve trovare il sistema per capire se riesce a mantenere quel ritmo. Questo si può ottenere tramite dei test di valutazione in allenamento, io utilizzo il lavoro progressivo: dopo il riscaldamento si parte a ritmo blando e ogni 10-15 minuti si aumenta per un totale di un’ora, arrivando al proprio massimo. Se si sbaglia, non si dà la giusta gradualità, allora è chiaro che qualcosa nell’intero allenamento è stato sbagliato. Un progressivo fatto bene, ad esempio partendo a 5’30”, poi 5’15”, alla fine 4’50” che è il tuo limite, è la maniera migliore per capire quali sono i propri ritmi. Un altro lavoro fondamentale è il medio modulato: se fai la maratona a 4’ al km, dopo il riscaldamento dividiamo il lavoro in tre parti per un totale di 12 km: la prima a ritmo gara, la seconda con un 20-30% più lento e un finale con gli ultimi 4-5 km di nuovo a ritmo maratona. Questo aiuta molto a stabilizzare i ritmi da raggiungere.

E’ utile correre sempre sullo stesso ritmo in allenamento?

No, non si migliora, perché il fisico non si abitua a quella specifica velocità, la rifiuta. Bisogna alzare la soglia, essere pronti a variazioni di ritmo, affrontare anche ritmi più veloci di quelli che si fanno in gara. Molti ad esempio fanno i lavori su distanze brevi, le ripetute, sparando tutto nelle prime e affrontando le ultime molto più piano. Questo non serve, bisogna abituare il fisico ad alzare la soglia per migliorarsi.

Trovare il ritmo di gara, un obiettivo fondamentale nella fase di allenamento (foto archivio)

Il ritmo di un podista può migliorare nel tempo?

Sicuramente sì, se ti alleni bene e hai una programmazione ben curata, magari con un tecnico che ti dà lavori modulati come un giorno di carico e due di scarico, facendo i dovuti recuperi. Tutto questo nel tempo fa sì che un podista possa migliorare anche se va avanti con gli anni. Io ho atleti che hanno iniziato correndo a 6’ a km ed ora vanno tranquillamente a 5’.

Correre sempre allo stesso ritmo è più faticoso mentalmente o fisicamente?

Mentalmente è devastante. L’allenamento modulato è più divertente, se fai gli stessi allenamenti uguali allo stesso ritmo alla lunga ti annoi, a meno che lo fai per il semplice piacere di correre. Parlando per esperienza personale, se ti alleni oggi su uno specifico lavoro e sai che domani farai le salite, o le ripetute, o il fartlek, questo ti aiuta psicologicamente, perché mentalmente sei stimolato. Correre solo il lungo, farsi 25-30 km ogni volta non migliora le prestazioni e porta alla monotonia. Poi ci sono corridori ai quali il tempo non importa, basta correre per sentirne il piacere e questo va bene, come d’altronde coloro che si allenano correndo direttamente la maratona per collezionarne un gran numero durante l’anno, alla fine sono soddisfatti di questo. Ma la modulazione variata stimola di più, è avvincente, anche l’allenamento a quel punto ti prende e ti appassiona.

 

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