Progetto Overland: 180 giorni di pura avventura

Overland 180 è stata la più grande avventura di Paul e Magdalena, che hanno volato dall’Alaska alla Terra del Fuoco a bordo del loro Piper Supercub.

27/05/2019
scritto da Eva Toschi

In sei mesi Paul e Magdalena sono arrivati dall’Alaska alla Terra del Fuoco a bordo della loro Piper Supercub. Hanno percorso circa 18.000 chilometri e 17 paesi ed hanno visto splendidi paesaggi correre sotto la fusoliera del piccolo aereo. È stata la più grande avventura della loro vita.
Questo viaggio induce a pensare che a volte la cosa più l’importante non è la distanza percorsa, ma le esperienze vissute, la tensione nelle gambe dopo faticose camminate e voli in posti così remoti che sono impossibili da raggiungere via terra. Il punto non è la meta ma l’avventura e tutto ciò che accade nel mezzo.

Overland 180

Tutte le fasce climatiche possibili, 7 fusi orari, 2 continenti, 14 paesi, 247 ore di volo, 180 giorni di avventura pura e tantissimi vette e valli: questo è il progetto Overland in breve.

Piper Supercub, una classico dell’aviazione di 60 anni, ha portato Paul e Magdalena dall’Alaska alla Terra del Fuoco. Una volta che decolli con questa “vecchia signora”, non vuoi salire subito in alto, ma preferisci restare in basso a goderti il panorama, che scorre lento vista la velocità paragonabile a quella di un’auto. Così, lentamente, si riesce a vedere ed apprezzare tutto quello che scorre in basso.

Il percorso che hanno effettuato è lungo e si riesce a farsene un’idea soltanto se lo si visualizza per intero su un mappamondo, dalla cima fino in fondo. Le montagne che si incontrano durante il tragitto non sono monti isolati ma catene che attraversano entrambi i continenti e che indicano la strada.

Quando Paul, con la moglie Magdalena, sno partiti dall’Alaska a giugno, non sapevano se sarebbero riusciti a raggiungere la Terra del Fuoco, ma la loro fiducia nel progetto era così forte che si sono messi in volo comunque. Gli ostacoli maggiori si sono rivelati il meteo in volo e la burocrazia a terra. Vento, nubi, pioggia, leggi e scartoffie sono compagni di viaggio estremamente sgradevoli. Spesso ci sono stati momenti di stress, e la loro pazienza è stata messa a dura prova.

La cosa più impressionante era – racconta Paul – vedere tutto, proprio tutto il mondo dall’alto in basso, osservarlo con reale consapevolezza, con una prospettiva a volo d’uccello e ad una velocità in cui vedi la gente a terra sbrigare le proprie faccende. Volare dall’Alaska su Canada, USA, Messico, America Centrale, Colombia, Ecuador, Perù, Cile fino all’Argentina, guardando tutti quei paesaggi, montagne, scorci del pianeta, è stato incredibile. Avere sperimentato tutto questo ti rende più umile, e senti di essere diventato almeno un po’ più saggio

Abbiamo avuto delle difficoltà, chiesto aiuto e imparato qualcosa. Abbiamo dato tutto e ricevuto altrettanto. Quando non sapevamo più che cosa fare, la gente veniva da noi, offrendoci aiuto, accoglienza, tempo, sapere e calore umano. Quando a dicembre siamo arrivati a Ushuaia, tanti sconosciuti erano ormai diventati amici, senza i quali non ce l’avremmo mai fatta.
Abbiamo superato noi stessi, abbiamo pianto, ma riso ancora di più, scalando vette a volte di roccia, a volte personali.
Adesso, se guardo indietro a quest’esperienza, mi sento quasi sopraffatto; mi ci vorrà del tempo per poterla elaborare completamente.”

L’avventura più grande della loro vita si è conclusa lasciando però il pensiero che tutto sia possibile, se ci si crede abbastanza e si trova il coraggio di fare il primo passo. Una vera avventura comincia dove nessuno sa come andrà a finire.

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