Protezioni da sci e snowboard, il casco

Sai che tipo di casco fa per te? Ecco qualche consiglio per scegliere quello giusto

24/01/2019
scritto da Marco Melloni

Parlavamo nell’articolo introduttivo dell’importanza di indossare il casco anche sulla neve, oltre che in moto e scooter, come scegliere però il modello più adatto alle nostre esigenze nella moltitudine delle proposte in commercio?

Partiamo da una questione di etichetta.

 

I caschi hanno una certificazione?

Ora che ci siamo convinti che il casco da sci è un accessorio molto utile, dobbiamo capire come sceglierlo.

Dicevamo che il Decreto ministeriale ammette la sola certificazione UNI EN 1077 CE per l’uso in pista, quindi in primis dovremo verificare questo dettaglio prima dell’acquisto.

Per chi ad esempio, pratica lo scialpinismo, esistono oggi anche caschi con una doppia certificazione: UNI EN 1077 CE e EN12492, quest’ultima è quella adottata dai caschi da alpinismo (che a volte sono omologati anche UIAA106 “norma ancora più restrittiva”).

Caschi da scialpinismo con doppia omologazione sono obbligatori per partecipare a gare di Coppa del Mondo o Mondiali della specialità.

Esistono poi altre certificazioni, che possono apparire sulle etichette dei caschi da sci. Ad esempio la certificazione ASTM F2040 (American Society for Testing Materials, uno dei maggiori contributori tecnici dell’ISO “altro ente di certificazione”) che riguarda sempre l’uso in pista o ancora la certificazione EN1078 che ne certifica l’uso per Skateboard, Ciclismo e Rollerskate.

Il vantaggio di un casco con più certificazioni è che lo si può usare per fare più attività, sapendo che si è sempre ben protetti.

 

Un casco di POC da sci alpino

 

Che misura scegliere

I caschi vengono categorizzati per Uomo, Donna, Bambino e per ogni tipologia esiste una gamma di taglie (XS, S, M, L, XL), che per ogni azienda corrisponde ad un range di misure (cm, inch), misure intese per circonferenza passante fra la fronte e la nuca.

 

Materiali e le tecnologie costruttive

E’ bene sapere che i caschi non sono costruiti tutti allo stesso modo e con lo stesso materiale.

I materiali utilizzati per costruire i caschi da sci sono principalmente l’EPS (Polistirene), il Policarbonato e l’ABS. A volte un paio di questi materiali vengono combinati in un un’unica costruzione definita Ibrida.

Fra le costruzioni a loro volta più diffuse troviamo la costruzione In-Mold, realizzata tramite la fusione di una calotta esterna in Policarbonato (di solito) ad una interna in EPS. I vantaggi principali di questa tecnologia sono la grande leggerezza e la protezione anche da impatti laterali, mentre o svantaggio principale è legato al prezzo maggiore rispetto ai caschi realizzati ad iniezione.

La costruzione Ibrida, come si diceva abbina le tecniche In-Mold e Hard Shell, laddove quest’ultima costruzione consiste in uno strato interno in EPS ricoperto da un guscio in ABS.

I caschi di quest’ultimo tipo risultano particolarmente robusti e resistenti nel tempo.

Una tecnologia nuova, che al momento “per lo sci” ha adottato solo il marchio americano Smith, utilizza la costruzione Koroyd.

 

 

Koroyd nasce dal processo di saldatura termica di tubi estrusi composti da un co-polimero che vanno a formare un “honeycomb” ingegnerizzato per durezza, dimensione e spessore, tali da garantire la massima resistenza e assorbimento degli impatti. Immaginando Koroyd come una struttura composta da “cannucce cave saldate assieme” sarà facile intuirne le altre due caratteristiche uniche: leggerezza e capacità di ventilazione.

Prima abbiamo parlato di assorbimento degli impatti. Infatti, il materiale e la tecnologia costruttiva migliori sono proprio quelli che assorbono l’energia dell’impatto, trasferendola il meno possibile alla testa. Koroyd può essere prodotto in superfici piane, curve, accoppiato in sandwich ad altri materiali e può essere lavorato in spessori variabili con processi CNC.

 

Accessori di sicurezza attiva

Contrariamente a quanto si possa credere la maggior parte degli impatti non avviene in direzione perpendicolare al cranio ma piuttosto tangenziale. In funzione di ciò è apparsa sul mercato una tecnologia chiamata MIPS (Brain Protection System). Impattando il suolo con traiettoria obliqua si generano forze rotazionali (il cervello ruota rispetto al cranio attraverso il fluido cerebro-spinale). MIPS è una calotta di scorrimento fra il guscio del casco e la fodera. In caso di impatto obliquo (come nella maggior parte dei casi) il guscio ruota rispetto alla calotta riducendo velocità e accelerazione angolare, la diminuzione di queste forze di rotazione riduce le possibilità di danni al cervello.

 

In sistema MIPS implementato nel casco Giro Jackson MIPS

 

In sistema MIPS sotto la fodera del casco Smith Quantum MIPS

 

 

L’equivoco sta nel fatto che tradizionalmente nei test da impatto dell’industria dei caschi, il prodotto viene lasciato cadere verticalmente su una superficie piana, ma questo misura solo le forze da impatto verticale, un genere di impatto percentualmente meno probabile. Test scientifici hanno dimostrato che il sistema MIPS aggiunto ai caschi migliora le prestazioni di sicurezza di questi ultimi, per questo semrpe più brand stanno adottando questa tecnologia.

 

 

 

Sistemi di allacciatura

Il casco va sempre tenuto ben calzato e soprattutto allacciato. Il cinghietto sotto-gola è sempre regolabile quanto a misura e va tenuto stretto il giusto. Possiamo consigliarvi di non lasciare più spazio di un dito fra esso e la gola. I sistemi di chiusura sono molto simili ed efficaci quanto a sicurezza, forse alcuni un po’ meno funzionali. Ultimamente hanno fatto la comparsa le clip magnetiche, molto rapide da bloccare/sbloccare e al tempo stesso sicure.

 

La clip di chiusura classica del casco Giro Jackson MIPS

La clip di chiusura magnetica del casco Smith Quantum MIPS

 

Caratteristiche accessorie

Certo oltre alla sicurezza un casco deve essere anche comodo e agevole da regolare. Per questo motivo ormai quasi tutti i caschi hanno una personalizzazione della vestibilità regolabile tramite un cricchetto posto nella zona della nuca. Il più celebre e funzionale sistema di questo tipo, l’originale, è il BOA. Questo cricchetto rotante agisce su cavetti plastici posti fra il casco e l’imbottitura che a loro volta stringono il casco nella circonferenza.

 

La regolazione BOA del casco Smith Quantum

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altre caratteristiche legate al comfort riguardano le aperture e quindi i sistemi di ventilazione, per non surriscaldare la testa e mantenerla calda all’occorrenza, le fodere staccabili, per poter essere lavate, le protezioni per le orecchie removibili e in alcuni casi compatibili con i sistemi audio (di serie o after market). Sempre presente nella parte posteriore del casco da sci è il blocco della maschera, che può avere le sembianze di un elastico oppure di una clip in materiale plastico, la funzione è sempre quella di non far scivolare l’elastico della maschera.

 

Feritoie di ventilazione del casco Giro Jackson MIPS

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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