Rifugi storici: un viaggio tra le Dolomiti

11/07/2016
scritto da Valentina Bonfanti

Esistono luoghi dove si respira, ancora oggi, l’atmosfera degli albori dell’alpinismo: i rifugi storici, nidi d’aquila incastonati nelle Dolomiti dove i pionieri della montagna facevano tappa, condividendo le loro esperienze, e dove la Grande Guerra ha lasciato le sue tracce. Nomi che ricorrono nelle cronache dell’alpinismo e della Storia, tappe ideali di un tour alla scoperta della montagna più autentica.

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A fianco del lago di Fedèra, al cospetto dei colossi di Croda da Lago, Croda Rossa, Pomagagnon, Cristallo, Sorapiss e del Becco di Mezzodì, sorge il Rifugio Croda da Lago, a 2.046 metri: aperto nel 1901, fu voluto dal Club Alpino austriaco e costruito dalla guida alpina ampezzana Giovanni Barbaria. Dopo la Seconda Guerra Mondiale al nome “Croda da Lago” venne aggiunto “Gianni Palmieri” in onore del comandante partigiano, medaglia d’oro al valor militare. Il lago di Fedèra, straordinario gioiello in questo scrigno, si estende di fianco (www.crodadalago.it).

Immerso in uno spettacolare circondario, il Rifugio Cinque Torri si trova ai piedi del versante sud delle 5 Torri, a 2.137 metri. Inaugurato oltre un secolo fa, è una delle strutture storiche più longeve del comprensorio. Meta ambita di diverse generazioni di alpinisti di tutto il mondo, ha ospitato principi e regnanti di tutta Europa, tra i quali, nel 1916, lo stesso Re Vittorio Emanuele III. Da qui si possono raggiungere in pochi minuti le vie della palestra di roccia delle 5 Torri e il Museo all’aperto della Grande Guerra con le trincee e le postazioni restaurate

Alla base della Croda del Becco, a 2.327 metri, si trova il Rifugio Biella. Prima tappa dell’alta via n. 1 e crocevia di numerosi itinerari nel Parco Naturale d’Ampezzo e dei confinanti parchi di Sennes, Fanes e Braies, fu costruito dal Club Alpino austro-tedesco della sezione di Eger e inaugurato il 16 luglio 1907 con il nome di Egererhütte. Nel 1914 divenne proprietà dell’esercito austro-ungarico e dopo la Prima Guerra Mondiale divenne proprietà del demanio militare. Intorno agli anni ’20 la sezione del CAI di Biella lo prese in gestione, fino a dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando passò alla sezione del CAI di Treviso.

Il primo rifugio delle Tofane, secondo nella valle d’Ampezzo, è il Rifugio Giussani, che sorge a 2.561metri a Forcella Fontananegra, ampio valico fra la Tofana di Rozes e la Tofana di Mezzo, costellato di massi dove ai tempi della Grande Guerra si trovavano diverse postazioni belliche. Inaugurato il 16 agosto 1886 con il nome di Rifugio Tofana, fu distrutto durante il conflitto. Il 5 settembre 1921, dopo aver ristrutturato una grande caserma degli Alpini, la Sezione del CAI di Cortina vi aprì il rifugio dedicato al Generale Antonio Cantore. Il 17 settembre 1972, infine, fu inaugurato il terzo rifugio, costruito ex novo poco lontano dai precedenti e dedicato all’alpinista Avvocato Camillo Giussani. Oggi il rifugio Cantore è abbandonato, mentre il Tofana è stato ristrutturato nel 1994 e funge da bivacco invernale.

In cima al Nuvolau si può godere di uno dei panorami più emozionanti delle Dolomiti. Qui, a 2.575metri di quota, si trova l’omonimo rifugio: costruito nel 1883 dal Club Alpino austro-tedesco della sezione di Cortina d’Ampezzo, grazie alla generosità di un colonnello tedesco, il barone Richard vom Meerheimb, il Rifugio Nuvolau del CAI Cortina è il più antico delle Dolomiti, rinomato fin dagli albori dell’alpinismo per il panorama mozzafiato. Già Paul Grohmann lo decantava nella sua operaWanderungen in den Dolomiten del 1877: «Un mare di montagne è davanti a noi, e sarebbe inutile volerle elencare o descrivere. Soltanto la macchina fotografica potrebbe fissare le nostre impressioni»

Al centro del circo settentrionale del Sorapiss, quasi sull’orlo dello zoccolo dove affiora e precipita la cascata, si trova il piccolo e accogliente Rifugio Alfonso Vandelli, a 1.926 metri. A pochi minuti dal rifugio c’è il meraviglioso lago Sorapiss, di color turchese. Il rifugio in origine era situato vicino al lago. Distrutto da una valanga nel 1895, fu ricostruito l’anno seguente e nuovamente sepolto dalla neve. Dopo la Grande Guerra, la sezione CAI di Venezia promosse una nuova edificazione grazie a una fondazione del socio Cesare Luigi Luzzatti. Ma un incendio la distrusse nel 1959. La definitiva ricostruzione, intitolata al Presidente del CAI di Venezia, Alfonso Vandelli, venne inaugurata il 18 settembre 1966.

Infine un rifugio che non c’è più, ma che merita di essere ricordato. Eretto a inizio Novecento dal Club Alpino austro-tedesco, a 2.080 metri d’altezza, nella romantica Val Travenanzes e dedicato a un pioniere austriaco dell’alpinismo caduto in montagna, il Rifugio “Victor Wolf Von Glanvell” fu distrutto sotto i colpi dell’artiglieria italiana ai primi d’agosto del 1915; nonostante la sua posizione fosse tra le più strategiche, non è mai stato ricostruito. Purtroppo ne restano poche immagini, ma il conduttore Luigi Gillarduzzi Minighèl, nel 1907, vi costruì vicino la “Sciara del Minighel”, la prima via ferrata dell’ampezzano. Formata da 270 scalini metallici, lunghi oltre un metro e infissi sul nero strapiombo della cascata del Majarié, alto un’ottantina di metri, la “Scala” consente ancor oggi di salire dalla Val Travenanzes al Rifugio Giussani.

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