A tu per tu: Alice Betto

Rilanciata in grande stile alle World Series e in procinto di affrontare gli Europei, Alice Betto ci racconta le difficoltà incontrate negli ultimi anni contraddistinti da infortuni e mancate convocazioni olimpiche

15/06/2017
scritto da Gabriele Gentili

Tre domeniche di fuoco per Alice Betto: prima la Top 10 alla World Cup di Cagliari che le aveva restituito fiducia, poi la straordinaria prestazione di Leeds con il primo podio in assoluto per l’Italia nelle World Series e poi… Poi è una pagina tutta da scrivere, domenica a Kitzbuehel per gli Europei. Comunque vada, la Betto, unica rappresentante italiana al via, si è ripresa il ruolo di faro del triathlon azzurro e a poche ore dal grande impegno continentale ci racconta tutto di sé.

Come è nato il tuo amore per il triathlon e perché hai scelto una specialità così composita?

La passione per questo sport è nata tardi, nel 2009, prima di allora neanche lo conoscevo. Da adolescente ho sempre praticato nuoto agonistico e danza classica, terminate le scuole superiori ho deciso di smettere con l’attività agonistica per dedicarmi pienamente agli studi (accademia di Belle Arti di Brera, Restauro). Sentivo che però qualcosa mi mancava, la competizione sento di averla nel sangue così come la voglia di mettermi in gioco e di far fatica, tanto che motivata dal mio fidanzato (ora marito) ho iniziato a correre e dopo qualche mese ho concluso la mia prima maratona (Verona 2007). Correre all’aria aperta in mezzo a tantissima gente mi ha sempre divertito ed entusiasmato, cambiare il contesto mi ha aiutato a riavvicinarmi allo sport. Infatti dopo Verona ho terminato altre 2 maratone (Padova e l’ultima a Milano nel 2008 in 3h). Dopodiché il passaggio al Triathlon è stato abbastanza immediato. Il mio ex allenatore di nuoto, Gianni Leoni, mi consigliò di provare con il Triathlon. Inizialmente fu uno shock, poi me ne innamorai.

Finora come giudicheresti la tua carriera e quali sono state secondo te le tappe più belle?

In questi anni ho ottenuto alcuni risultati davvero importanti e soddisfacenti ma che non sono stati però sufficienti a colmare le delusioni causate dai numerosi infortuni, tra i quali le ultime due operazioni al tendine d’Achille e le due mancate partecipazioni ai Giochi Olimpici. Purtroppo proprio mentre stavo per iniziare a sognare grandi traguardi tutto ebbe fine. Due anni fuori dalle gare sono un’enormità. Durante questo periodo ho pensato spesso di mollare, ma il sostegno delle persone più care e il ricordo delle belle emozioni che il triathlon mi ha fatto vivere, mi hanno convinta a provarci ancora a scalare nuovamente la vetta. Come potrei dimenticare il quinto posto alla Grand Final di Londra nel 2013, il terzo posto alla Coppa del Mondo di Alicante 2013, il quarto posto alla WTS di Londra 2014 e quinto alla WTS di Yokohama. Rientrare per 2 anni di fila tra le migliori 10 al mondo, questo è il più grande bel traguardo raggiunto. Certo, poi c’è Leeds, un podio storico e proprio perché arrivato dopo tante traversie ha un sapore ancora più dolce.

L’Olimpiade finora l’hai dovuta vivere da spettatrice: che effetto ti fa e che cosa provi pensando a Tokyo 2020?

in questo momento quando penso all’Olimpiade penso a qualcosa di lontanissimo, che non fa parte ancora della realtà che sto vivendo. È importante procedere step by step, ci sono tanti traguardi da raggiungere prima del 2020. Ovviamente è un sogno nel cassetto che ancora devo rendere reale, però non ho fretta, voglio godermi il cammino verso Tokyo, senza pensare alla meta finale; se percorrerò la giusta strada tutto arriverà di conseguenza.

Dovendoti descrivere tecnicamente, dove pensi di essere più forte e dove pensi invece di poter crescere maggiormente?

Partendo dal presupposto che vorrei migliorarmi sempre in tutto perché non mi accontento facilmente, sicuramente ora la disciplina su cui devo lavorare è la corsa. Non mi ritengo una scarsa podista, è la mia storia clinica che mi porta purtroppo ad avere ancora qualche carenza. Dopo la seconda operazione ho ripreso lentamente a correre, ancora tanto lavoro c’è da fare. Il nuoto e la bici sono i miei punti di forza, che però non devo mai sottovalutare perché il livello ogni anno si alza sempre di più, oltre alla forza è richiesta tecnica, astuzia e furbizia.

La formula attuale del triathlon a tuo giudizio, visti anche i risultati delle principali prove internazionali, non privilegia troppo chi va forte nella corsa a piedi a scapito delle altre due specialità?

Sicuramente il traguardo nelle gare di Triathlon si raggiunge di corsa, essendo l’ultima frazione, ma per arrivare a correre davanti è necessario un ottimo nuoto ed un’ottima bici. Credo che nel corso degli ultimi anni il triathlon sia cambiato molto, il livello soprattutto femminile si è alzato. Bisogna essere triatleti nel vero senso della parola, non più podisti puri.

Che obiettivi ti poni a questo punto?

Quest’anno è importante per me risentire l’aria internazionale, crescendo con la condizione di gara in gara, rinforzando i miei punti forti e migliorando di volta in volta quelli deboli. le prestazioni si costruiscono con la continuità, la costanza e il tempo. Vorrei che questa stagione proseguisse in crescendo, vorrei potermi stupire da sola, senza pormi limiti e obiettivi, ma semplicemente dare il massimo divertendomi.

La commozione di Alice Betto all’arrivo a Leeds (foto Schmidt/organizzatori)

I DATI SALIENTI

Luogo e data di nascita: Varese 10 dicembre 1987

Luogo di residenza: Roma

Occupazione: Atleta professionista

Società: Fiamme Oro

Sponsor: Specialized, 2xu, Sziols, Enervit

Modello di scarpe per bici e corsa: per bici Specialized Triathlon, per corsa Adidas

Modello di bici: Specialized Amira

Principali risultati in carriera: 4° posto World Cup Auckland 2011, campionessa italiana 2012, 5° posto Mondiali Londra 2013, 4, 4° posto World Series Londra 2014, 3° posto World Series Leeds 2017

 

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