Da 4Outdoor #6 del 2025, un viaggio nella straordinaria regione dell’Abruzzo, dalla costa agli altopiani, senza dimenticare i borghi e l’enogastronomia.
Testo di: Elena Casolaro
Foto: Courtesy Ente del turismo Abruzzo
Nel cuore d’Italia, stretto tra le catene montuose e la costa adriatica, l’Abruzzo è fra le regioni italiane ancora meno esplorate. Il territorio è rimasto vero, al riparo dagli attacchi del turismo di massa, e il viaggiatore che vi si approccia con lentezza e voglia di conoscere può tornare con il bagaglio arricchito di molti incontri ed esperienze, e con gli occhi pieni di una terra che sa sorprendere a ogni curva. Armati di bici e scarpe da trekking, siamo partiti per un fine settimana all’insegna del turismo attivo, senza farci mancare qualche chicca enogastronomica.
La Riserva Naturale di Punta Aderci
La Riserva Naturale di Punta Aderci è il balcone d’Abruzzo: da qui la Maiella sembra di poterla toccare, e il Gran Sasso è solo poco più in là. In questa regione si passa da quota zero a quota tremila in pochissimi chilometri, e questo dà vita a una biodiversità unica. Non essendoci lo spazio per la separazione dei diversi ecosistemi, questi si accavallano, dando all’Abruzzo una delle biodiversità più elevate d’Italia.
Punta Aderci si trova inoltre in uno dei tratti più suggestivi della costa adriatica, all’interno dell’area dei trabocchi. Questi, detti in dialetto ‘o travocco’, sono antiche macchine da pesca, la cui origine si perde nella notte dei tempi. Alcuni storici sostengono che l’idea di queste strutture risalga addirittura al popolo fenicio, e sicuramente sono citate nelle opere di un religioso celestiniano del 1200. Dato che i pescatori delle coste abruzzesi erano originariamente contadini e pastori, con una scarsa familiarità con l’acqua, la presenza di queste piattaforme di legno sostenute da pali permetteva loro di gettare le reti senza dover entrare in contatto con il mare, e di tenderle rimanendo con i piedi sull’impalcatura lignea della palafitta.
Per quanto riguarda il nome ‘trabocco’ non c’è una versione univoca: alcuni sostengono che derivi dal trabocchetto che si gioca ai pesci, attraendoli nella rete per poi tirarla fuori dall’acqua, altri credono che il nome si debba al sistema di comando che aziona le corde per muovere le reti, oppure alla somiglianza con il torchio utilizzato per la spremitura delle olive.

La costa dei Trabocchi
Oggi esistono circa 35 trabocchi lungo questo tratto di costa, in cui fino al 2015 si trovava una ferrovia dismessa. Poi alcuni comuni hanno voluto valorizzare i trabocchi come tratti distintivi del territorio, e alcuni di questi sono stati collegati tra loro dalla Via Verde, un percorso ciclopedonale di circa 40 chilometri che corre a pochi metri dal mare tra le cittadine di Ortona e Vasto. Camminando o pedalando sulla via Verde il panorama è sempre diverso, e mescola terra e mare in un valido esempio di mobilità sostenibile.
Molti dei trabocchi ancora esistenti sono stati convertiti a ristorante, dove si può mangiare pesce locale in un’atmosfera decisamente marina. Il sapore di questa costa lo si ritrova anche nei vini locali, come quelli della cantina Frentana, una società cooperativa a cui partecipano 500 viticoltori che coltivano le loro uve sulle cantine frentane, tra le pendici della Majella e la Costa dei Trabocchi.

La Riserva regionale Voltigno e Valle d’Angri
Spostandoci tra i versanti aquilano e pescarese del Gran Sasso, la quota si alza e le temperature si abbassano. Dopo qualche tornante entriamo nel comune di Villa Celiera, e raggiungiamo i 1400 metri della Riserva regionale Voltigno e Valle d’Angri, posta su un altopiano alle pendici del Gran Sasso. La conca, di origine carsica, è ricca di doline e inghiottitoi, e nel suo sottosuolo si apre anche una cavità carsica, la grotta Bertola, con più di 100 metri di sviluppo. Gli animali al pascolo si abbeverano al lago Sfondo, specchio d’acqua il cui nome significa ‘senza fondo’: la leggenda narra che un commerciante vi sia caduto insieme alla merce e al suo asino, e non se ne sia più avuta notizia, finché non sono stati rinvenuti alla sorgente del fiume Tavo, a molti chilometri di distanza.
Dalla conca del Voltigno, per contare i percorsi che si possono fare a piedi non basta una mano. Un primo percorso è l’anello del Voltigno, un semplice sentiero di 8 chilometri che si inoltra nelle faggete che circondano l’altipiano, attraversa la foresta di valle Caterina e prende poi il sentiero della Zingarella. Con un altro percorso di 15 chilometri si può raggiungere a piedi anche Campo Imperatore, passando in mezzo a boschi selvaggi dove un tempo operavano i carbonai, e godendosi il foliage di stagione.
Interessante anche percorrere il tratturo Magno, cammino della transumanza di 250 chilometri che collegava L’Aquila a Foggia, e che fino a cinquant’anni fa i pastori compievano due volte l’anno con le loro greggi. Camminare su un sentiero come questo va al di là dell’esercizio sportivo o paesaggistico: si tratta di far rivivere una tradizione millenaria, immergendosi nell’essenza di questo territorio.

Eccellenze gastronomiche
Nel caso aveste paura di non avere abbastanza energie per sostenervi durante i trekking, ricordate che Villa Celiera ha dato i natali al celeberrimo arrosticino abruzzese. Qui è ancora tagliato a mano come una volta, e se arrostito da mani sapienti come quelle di Antonio dell’home restaurant I Merletti, ha certamente il sapore di altri tempi.
Per un’ultima escursione naturalistica, è d’obbligo una visita alle Grotte di Stiffe, all’interno del Parco Regionale Velino Sirente. Qui il Rio Gamberale, alimentato dagli inghiottitoi che si aprono sull’Altopiano delle Rocche, si è inabissato nei calcari abruzzesi, scavando per chilometri e poi ritornando alla luce del sole. Così ha dato luogo alla risorgenza attiva di Stiffe, la più grande d’Italia, visitabile con un percorso turistico di 700 metri.

Prima di lasciare l’Abruzzo, facciamo un salto a L’Aquila, che quasi vent’anni dopo il terremoto è nel fiore del processo di rinascita. Il corso principale è libero e visitabile in tutto il suo fascino, in piazza fervono manifestazioni e festival, i ristoranti hanno aperto le porte, e lo spettacolo delle basiliche è ormai ripristinato. Quella di Santa Maria di Collemaggio, in particolare, scintilla di storia: qui è stato incoronato papa Celestino V, che ha istituito nella Basilica il primo Giubileo della storia, dando fine allo scandalo delle indulgenze a pagamento. Camminando tra quelle colonne di solennità romanica, basta chiudere gli occhi per ritrovarsi in un’altra epoca.
Tra costa e vette aguzze, grotte e cammini, e un’ottima gastronomia, l’Abruzzo garantisce il suo incanto. Basta solo lasciarsi portare, avere voglia di inoltrarsi nell’ombelico dell’Italia, percorrere strade serpeggianti e fermarsi a parlare con le persone che resistono, che hanno deciso di continuare a vivere la loro terra e darle nuovo slancio invece di scappare.





