Mizuno porta la sua idea di running nel cuore di Milano. Una capsule collection dedicata, un pop‑up store in pieno centro e una social run, per raccontare un nuovo modo di vivere la corsa.

Quando il Sol Levante sbarca a Milano…
Prendi un marchio come Mizuno, con tutta la sua storia, la sua tradizione e quel modo molto giapponese di intendere la performance come un equilibrio tra tecnica, artigianalità e cultura. Trasferiscilo nella città della moda per due settimane, proprio mentre Milano diventa uno dei centri nevralgici delle Olimpiadi Invernali di Milano‑Cortina. Fagli aprire un pop‑up store in uno dei luoghi più iconici del design internazionale, 10 Corso Como. Fagli lanciare una capsule collection dedicata al running, pensata per chi corre davvero ma non rinuncia a un’estetica contemporanea. E infine fagli organizzare una social run aperta alla città, per portare per strada — letteralmente — il proprio modo di interpretare la corsa.



Amplificatore di emozioni
Il risultato è un amplificatore potentissimo per un brand che, pur avendo più di un secolo di storia, oggi si muove come un marchio emergente, fresco, giovane. Mizuno del 2026 è un essere estremamente curioso e sempre in movimento. Attento, capace di leggere le nuove forme di espressione sportiva e di inserirsi con naturalezza nella realtà urbana. Il giovane non spaventa, la novità stimola, la cultura accompagna. Mizuno non arriva a Milano per “esserci”, ma per raccontare un’idea di running che unisce performance, cultura e lifestyle, e lo fa scegliendo un luogo che da sempre rappresenta la contaminazione tra moda, design e creatività internazionale.

10 Corso Como, esercizio di stile
La collaborazione con 10 Corso Como non è un semplice esercizio di stile, ma un modo per portare la corsa dentro un contesto che parla un linguaggio diverso, più ampio, più trasversale. La Aurora Reflective Running Capsule nasce proprio da questo incontro.

Aurora Reflective Running Capsule
Tre capi per ridefinire un concetto. Reinterpretazione della corsa tecnica attraverso un’estetica essenziale, moderna, riflettente, pensata per chi vive la città come un terreno di allenamento e di espressione. Le silhouette oversize, i dettagli aurora che reagiscono alla luce, amplificando la sicurezza del gesto. La funzionalità nascosta dentro linee pulite e contemporanee raccontano un running che non vuole più scegliere tra prestazione e presenza, tra movimento e identità.



Young Blood…
Ed è qui che entra in gioco un elemento fondamentale: le nuove generazioni di runner. “young blood”, nuova linfa vitale che non vive più la corsa come un rituale solitario, ma come un linguaggio condiviso, un gesto che appartiene tanto allo sport quanto alla cultura urbana. Ragazzi e ragazze che corrono per stare bene, per esprimersi, per sentirsi parte di qualcosa. Che cercano capi tecnici ma vogliono anche riconoscersi e respirare attraverso lo stile che indossano. La città come playground. La corsa come estensione necessaria del proprio modo di essere. Mizuno, con questa operazione, parla esattamente a loro. A chi vuole correre forte, ma vuole anche farlo con un’estetica che racconta qualcosa, per essere a posto con il presente, proiettati nel futuro.



Stargate universale
Il pop‑up store Mizuno all’interno di 10 Corso Como diventa così una porta d’ingresso verso l’universo del brand. Non solo la capsule, ma anche i capi BreathThermo™ — la tecnologia termica che genera calore — e la selezione Sportstyle che interpreta il lifestyle athletics con un linguaggio più urbano. È uno spazio che non espone semplicemente prodotti, ma costruisce un racconto: quello di un marchio che vuole dialogare con una città in movimento, con una comunità che corre, si incontra, si riconosce.

Mizuno House, coronamento dell’intenzione
A completare questo ecosistema arriva la Mizuno House, un ambiente immersivo al primo piano di 10 Corso Como, concepito come hub culturale e punto di incontro. Qui il brand porta atleti, storie, conversazioni, momenti di confronto. È un luogo che vive di persone, non solo di prodotti, e che incarna perfettamente la volontà di Mizuno di essere parte attiva della scena sportiva milanese in un momento in cui la città è sotto i riflettori globali.

Social Run, il core
E poi c’è la social run, l’elemento più semplice e allo stesso tempo più potente. Perché alla fine, quando togli tutto — capsule, pop‑up, installazioni, design — resta solo la corsa. Quella che ti rimane dentro, che ti segna…che ti marchia. Ma quanto altro c’è oltre il gesto? C’è la condivisione, la comunità, la realizzazione di qualcosa che ti rende unico in una moltitudine. Rimane la comunità. Mizuno ha scelto e ha voluto farlo con il solito stile inconfondibile. Ha voluto far battere centinaia di cuori all’unisono, senza un tempo, un obiettivo, solo per stare uniti e farlo tutti insieme, di corsa. Ha scelto di portare le persone in strada, di farle correre insieme, di trasformare Milano in un percorso condiviso e vi posso assicurare che c’è riuscita. Io c’ero!

La teoria dell’insieme
Un modo diretto, autentico, quasi istintivo di trasferire il proprio concetto di running. La corsa di Mizuno non è così un atto solitario, ma un’esperienza collettiva che vive nella città e della città. Ed è proprio qui che gli “young blood” trovano il loro spazio naturale: nella corsa vissuta come rito urbano, momento di aggregazione, espressione di identità sportiva che non vuole più confini. Per correre libera.

Bridge culturale
In un febbraio dominato dalle Olimpiadi Invernali, Mizuno è riuscita a ritagliarsi il proprio spazio narrativo. Mattone dopo mattone, bridge evoluto e autentico, connubio condiviso di performance e cultura, tradizione e contemporaneità, Osaka e Milano. È un’operazione che parla a chi corre, ma anche a chi osserva, a chi vive la città, a chi cerca un modo diverso di interpretare lo sport. Ed è la dimostrazione che, quando un brand con una storia così profonda decide di aprirsi a nuove forme di espressione, il risultato non è mai solo un evento o una collezione, ma un messaggio.

La strada è di tutti!
Un messaggio che dice che la corsa non appartiene a un luogo, ma a un modo di essere e di sentirsi vivi, anche per strada. Percorsi infiniti, letti e vissuti dalle nuove generazioni come un linguaggio, non come una disciplina. Milano, anche solo per due settimane, è diventata il posto perfetto per raccontarlo. Grazie ragazzi, Rock on!





