Home

Trango Link Up. Sogno di un concatenamento quasi avverato | Intervista

di - 07/09/2026

Listen to this article

I profili di certe montagne indipendentemente da dove le guardi esercitano un richiamo irresistibile. La skyline delle Torri di Trango Stefano Ragazzo l’aveva vista dalla Nameless Tower, mentre Silvia Loreggian dal K2, e tornati da qui viaggi una nuova idea di spedizione si è fatta strada, concretizzandosi l’estate scorsa.

Ecco il racconto esclusivo di Silvia Loreggian, di questa nuova entusiasmante avventura.

Quando e come è nata questa idea di spedizione?

L’idea venne a Stefano, che era già stato alle Trango due anni fa a scalare Eternal Flame in solitaria. Durante quella spedizione rimase colpito dalla skyline delle torri di Trango ma chiaramente era focalizzato su altro. Quando tornò in Italia, a mia volta io ero appena tornata dalla spedizione al K2, e iniziò a maturare l’idea di fare una spedizione assieme. L’immagine di quella skyline riaffiorò nella sua mente e la condivise con me, che l’avevo vista da un’altra prospettiva quando ero al K2.

Una spedizione di quel tipo, facendo una scalata tecnica, in quota, su roccia, sembrava proprio soddisfare i nostri sogni alpinistici.

Trango Link up topo – Credit: Crimp Films

Il 14 luglio inizia l’avventura ma subito l’obiettivo del Trango Castle sfuma, cosa è successo?

Sostanzialmente questa skyline da sud-est verso nord-ovest comincia con il Castle, una montagna enorme che effettivamente somiglia ad un castello. Presenta una successione di cime poste una davanti all’altra, e per arrivare sulla cima principale bisogna salire e scendere una successione di torri.

Si trattava di partire dalla quota del ghiacciaio, pertanto si presentava come la salita più lunga da affrontare.

Avevamo circa un mese e mezzo per restare sul posto e fare ciò che ci eravamo prefissati, un periodo lungo ma necessario. Ci siamo acclimatati facendo i depositi, cioè lasciando le scorte di cibo ai colli fra le varie cime e questo ha occupato circa la prima settimana, ed eravamo consapevoli di dover spendere molto tempo per scalare il Castle perché non avevamo una linea da seguire per salire e una per scendere, nel verso che ci permettesse di proseguire l’attraversata.

Qui abbiamo fatto due tentativi di aprire una nostra via, in due finestre di bel tempo successive, spendendo due settimane senza risultato.

Tornati al campo base siamo ripartiti il 14 luglio con l’idea di iniziare il concatenamento, partendo dal secondo tentativo di via e sperando che la finestra di bel tempo anticipasse rispetto alle previsioni. Abbiamo invece passato il primo giorno e mezzo in tenda su questo colle all’attacco della via, con la parete del Castle bagnata dalla neve, mentre la speranza di riuscire a scalarla questa seconda volta svaniva, facendoci decidere di passare ad affrontare la cima successiva.

Il 16 luglio Passate alla Great Trango Tower, che condizioni vi aspettavate di trovare e cosa avete trovato sull’American Route?

La Great rispetto alle altre montagne del gruppo è una via di misto e le condizioni che incontri possono davvero fare la differenza sul risultato della scalata. Noi abbiamo trovato un po’ quel che ci aspettavamo, ovvero condizioni non così buone per una via di misto, perché faceva molto caldo. Nella parte più bassa la neve si era sciolta e dove pensavamo di trovare ghiaccio abbiamo trovato roccia, perciò abbiamo fatto dry tooling. Nella parte centrale, dove c’è una sorta di conca nevosa, le condizioni non erano così male, la neve sfondava un po’ ma non troppo, mentre nell’ultimo terzo le condizioni erano un disastro, il terreno era ricoperto di neve inconsistente e abbiamo proceduto arrancando.

Nonostante ci fossimo prefissati di non dormire mai sulle cime (a 6.000 m è molto stancante), il ritardo sulla tabella di marcia ci ha costretti a farlo, e pur avendo con noi tenda e sacchi a pelo, non avevamo né cibo per cena né per la colazione, e nemmeno il gas per sciogliere la neve.

Trango Link Up
Trango Link up topo2 – Credit: Crimp Films

Il 18 luglio avete attaccato la Little Trango Tower lungo la PM Wall, che difficoltà avete affrontato?

La scalata è stata piuttosto lineare. La linea di salita è stata abbastanza facile, più difficoltoso è stato scendere. Questa via è vecchissima e c’è toccato attrezzare tutte le soste, stando attenti a non incastrare le corde. Nel quadro generale la Little è la torre più corta, sono 350 m di via e abbiamo bivaccato alla sua base, quindi senza fare avvicinamento. Anche in questo caso è stato più disagevole scendere e risalire il canale verso l’attacco della Nameless, sempre a causa del caldo e delle condizioni che ha creato al terreno.

Mi hai accennato al fatto che l’aver approcciato il Castle nel verso opposto a quello canonico ha creato non poche difficoltà, ma in generale come vi siete mossi su queste montagne, le vostre vie seguivano delle relazioni?

Si e no, l’unica via che abbiamo realmente ripetuto è stata Eternal Flame, che oltretutto Stefano aveva salito due anni prima. Le vie della Little e del Monk credo che nessuno le abbia mai ripetute, sono vie prive di interesse. La stessa via della Great è stata sicuramente ripetuta ma non avevamo una relazione, bensì solo una foto presa dal drone su cui avevamo tracciato una linea rossa. Qui infatti ad un certo punto abbiamo sbagliato itinerario perdendo circa un ora e mezza. Anche sul Monk c’è stato un problema di carenza di informazioni, a tre tiri dalla cima ci siamo trovati davanti alla scelta fra salire un tiro in artificiale di una fessurina completamente cieca, ma avevamo solo tre chiodi, oppure affrontare una fessura off-width completamente fradicia, ma anche in questo caso non avevamo i friend adeguati a proteggerci.

Quindi ecco, l’assenza di informazioni è stato un fattore chiave del rendere il concatenamento una vera esplorazione ricca di incognite, e le incognite sul Monk  come sul Castle non ci hanno permesso di raggiungere la cima.

Trango Link Up
Bivying after climbing Little Tower – Credit: Stefano Ragazzo

Il 19 quindi è stato il turno della Nameless Tower. E’ stata meglio o peggio dei racconti di Stefano?

Per me è stata bellissima, migliore delle aspettative che avevo dopo i racconti di Stefano (che avendola scalata in solitaria non si era certo goduto totalmente). Ad ogni tiro pensavo “che meraviglia, ecco perché la definiscono la via più bella del mondo”.

E’ successo questo: eravamo entrambi stanchissimi ma mano a mano che scalavamo, l’itinerario, il contesto, la qualità della roccia, ci davano una nuova grande energia per proseguire.

In quanto tempo l’avete scalata?

Ci sono due cenge sulla parete, una più grande dell’altra. Il primo giorno abbiamo scalato fino alla seconda cengia bivaccando lì e l’indomani abbiamo fatto l’ultimo terzo di via più la discesa. Di solito una cordata impiega tre giorni, dormendo su entrambe le cenge. La via si sviluppa in 26, 28 tiri circa.

Trango Link Up
Silvia Loreggian climbing on Eternal Flame, Nameless Tower – Credit: Stefano Ragazzo

Per te Stefano, come è stato tornare su Eternal Flame?

É stato bello, e allo stesso tempo rivedere i posti in cui ero passato mi ha fatto un po’ strano, uno strano positivo. Tipo che ero stato un boss 😎

Trango Link Up
Stefano Ragazzo and Silvia Loreggian on Trango glacier – Credit: Crimp Film

Al rientro al campo base le sorprese non era finite giusto?

Al rientro dal concatenamento abbiamo dormito in una sorta di campo base avanzato, poco sotto il Monk, e la mattina seguente ci hanno avvertiti via radio dal campo base che alle 2.00 di notte erano stati investiti da una frana.

Le temperature altissime dei giorni precedenti accompagnate da clima secco erano state seguite dalle piogge e una placca di parete sopra il campo base si era staccata investendo il campo di 3 ragazzi baschi, ferendoli. Il nostro campo era leggermente più lontano ma era stato investito dallo spostamento d’aria e da uno tsunami di fango e pietre generato dal laghetto che c’era nei pressi.

Abbiamo ritrovato le nostre cose ma erano tutte rotte e bagnate.

Aprire una via in una spedizione o fare un link-up (concatenamento), in termini pratici e mentali cosa cambia per un alpinista?

A noi ha cambiato tantissimo, continuavamo a fare paragoni fra spedizioni in cui abbiamo fatto una cima, anche aprendo una nuova via e lo stress che stavamo vivendo in quel momento. E’ impegnativo, perché sai che l’impegno durerà molto tempo, che attraverserai terreni, esposizioni e condizioni molto diverse fra loro. La logistica ha richiesto un grande sforzo organizzativo, di tempo e di energie. Non so quante liste abbiamo compilato per decidere quanto cibo depositare in quel determinato posto per non sbagliare in difetto e in eccesso. Ciò che avremmo avanzato lo avremmo dovuto portare con noi perché no saremmo ripassati da quei campi.

Non avevamo mai fatto un’esperienza di questo tipo, ossia un concatenamento in alta quota, in cui si è soli e non ci sono amici che ti possano supportare o punti di appoggio. E’ stato bellissimo, ma molto impegnativo e stressante.

Trango Link Up
Stefano Ragazzo climbing on Monk – Credit: Silvia Loreggian

Difficoltà alpinistiche, fatica, concentrazione. Cosa è stato più difficile da affrontare?

La fatica fisica. Fisicamente eravamo stanchi fin dal primo giorno ma la mente ha giocato dalla nostra parte facendoci rimanere sempre lucidi e concentrati sul progetto. Quando apri una nuova via anche su una grande parete hai tante pause durante le quali poter riposare, al contrario un concatenamento di questo tipo ti obbliga ad essere sempre in movimento, a non staccare mai.

Come vi siete abituati alla quota locale?

Nelle settimane precedenti al viaggio avevamo cercato di passare più tempo possibile in quota, sulle alpi. Siamo stati 3 giorni sul Monte Rosa, dormendo alla Punta Gnifetti, abbiamo scalato il Gran Capucin sul Monte Bianco dormendo in tenda alla sua base, ecc… Poi ci siamo acclimatati sul posto allestendo i campi.

Trango Link Up
Stefano Ragazzo approaching the Monk – Credit: Silvia Loreggian

Vi è rimasta la voglia di tornare su quelle montagne?

Beh avremmo un cerchio da chiudere, scalando Il Castle e il Monk, e ora avremmo delle buone carte in mano per farlo. Al tempo stesso però faccio fatica a desiderare di tronare in un luogo, per quanto meraviglioso, ci sono così tanti posti nuovi da poter visitare…

Siete riusciti a riposare un po’ dopo la spedizione? Si assolutamente, avevamo traslocato nella nuova casa di Chamonix poco prima di partire ed è stato un grande piacere tornare e potercela godere per qualche giorno, senza avere grandi impegni.

Leggi la relazione della spedizione

Diplomato in Arti Grafiche, Laureato in Architettura con specializzazione in Design al Politecnico di Milano, un Master in Digital Marketing. Giornalista dal 2005 è direttore di 4Actionmedia dal 2015. Grande appassionato di sport e attività Outdoor, ha all'attivo alcune discese di sci ripido (50°) sul Monte Bianco e Monte Rosa, mezze maratone, alcune vie di alpinismo sulle alpi e surf in Indonesia.