Home

Il Cro torna a casa

di - 06/11/2026

Listen to this article

La nuova versione di una gara incredibile, Il Grand Raid del Cro-Magnon, pioniere dell’ultratrail europeo, riparte dopo anni difficili con l’arrivo a Sanremo e l’ingresso nel circuito One Hundred Miles. A rilanciarlo c’è anche Michele Graglia, che l’ha corso da ragazzo e oggi lo riporta a casa. La storia raccontata da lui.

foto Andrea Miari

Grand raid cro-magnon

Le parole di Michele Graglia

“Quando nel 2001 partì il primo Grand Raid del Cro-Magnon, l’ultratrail in Europa era poco più di un’idea. «Una Gara ultrapionieristica, la prima di ultratrail in Europa, un po’ la Western States europea e si narra che abbia ispirato proprio il famosissimo UTMB».

grand raid cro-magnon

Dalle Alpi al Mare

Il percorso storico è semplice da dire e durissimo da correre: si parte da Limone Piemonte e si arriva a Cap d’Ail, vicino a Monaco. «Si passa dalla fine della pianura, dalla parte del Cuneese, all’inizio dell’arco alpino marittimo. Sono gli stessi sentieri che l’uomo di Cro-Magnon percorreva per collegare l’entroterra al mare”

grand raid cro-magnon

Numeri da gara di montagna

I numeri sono quelli di una gara vera di montagna: cento chilometri circa, con «dai 5 ai 6, a volte 7 mila metri di dislivello», passaggi in quota e tratti molto tecnici. Nell’albo d’oro ci sono alcuni nomi che hanno fatto la storia del trail running moderno: Marco Olmo, l’argentino Pablo Barnes, Francesca Canepa, Virginia Olivieri.

Nella foto Oliviero Alotto, l'ultra runner piemontese è tra i principali protagonisti del cricuito internazionale
Nella foto Oliviero Alotto, l’ultra runner piemontese è tra i principali protagonisti del circuito internazionale

Una gara di casa

Per Michele il Cro è molto più di una gara storica. È la sua infanzia. «Sono cresciuto a Sanremo, dall’altra parte del confine, e a Limone ho passato l’infanzia sciando sulle sue piste ogni inverno con tutta la famiglia. Era una gara che mi riportava a casa».

grand raid cro-magnon

I primi tempi di Graglia

Nel 2011 è ai primi passi nell’ultra. Il Cro lo affascina subito, ma c’è un ostacolo: Michele ha corso solo ultramaratone su strada e la gara è considerata estrema, tanto che servirebbe un minimo di esperienza in ultratrail. «Sentivo un desiderio fortissimo. Scrissi a Pietro Martinengo, l’ideatore della manifestazione, dicendogli che non avevo risultati né esperienza, solo un grande desiderio di poter essere alla partenza». Martinengo gli risponde di sì.

grand raid cro-magnon

2012, il primo Cro di Michele

Così, nel luglio 2012, Michele si ritrova sulla linea di partenza con Pablo Barnes e con il grande Marco Olmo. «Quattordici anni fa l’ultratrail non era ancora così popolare e i social non erano così invadenti. C’era un’aura di fascino: si fantasticava su queste imprese, non c’erano video su YouTube né personaggi da seguire su Instagram. Era qualcosa di non primitivo, ma pionieristico. Mi sentivo come se fossi entrato in una gang». Alla fine Graglia partecipa e conclude al dodicesimo posto, nella gara vinta proprio da Barnes.

grand raid cro-magnon

Il declino

Graglia ritona in gara nel 2015 con un altro obiettivo: vincere, davanti a Barnes e a Tagliaferri. È anche il primo anno della nuova organizzazione, guidata da Alberto Rovera. Poi qualcosa si incrina. «Senza entrare nel perché e nel per come, il Cro ha subìto un graduale declino, di popolarità e di affluenza. Mi è sempre dispiaciuto, perché volevo che seguisse l’onda che aveva iniziato e si confermasse a livello internazionale, in un circuito mondiale. Il percorso è straordinario e c’è tutta la sua storia, ma non era stata gestita bene».

Lo scorso anno il punto più basso: la gara viene cancellata a ridosso della partenza, «facendo storcere tanti nasi».

grand raid cro-magnon

La rinascita

Michele nel frattempo è entrato nell’organico di One Hundred, circuito internazionale di gare di trail running Ed è da lì che arriva la svolta. «Con questa consapevolezza abbiamo deciso di fare un passo in avanti e comprare, acquisire il brand, il marchio, la gara, tutto, il know-how. Con il grande desiderio di riportare la gara alla gloria che merita».

Il Cro entra così nel circuito, e Michele ci mette il nome: «Quest’anno ci ho messo la faccia, sapendo che sarebbe stato duro rialzarsi da dove la gara era stata lasciata. Per me non è solo una gara che voglio correre: è una gara che voglio ricostruire».

Al suo fianco c’è l’associazione milanese Impossible Target, guidata da Simone Leo, che ha dato una mano sul piano logistico.

grand raid cro-magnon

Un nuovo arrivo: Sanremo

La novità più grande è il traguardo. «Ho deciso di portarla letteralmente a casa: l’arrivo si sposta a Sanremo». Il tracciato resta spettacolare. Per oltre 20-25 chilometri un sentiero di cresta «balla, danza» sul confine tra Italia e Francia, sempre sopra i 2.000-2.300 metri. «Sembra di essere sulle Dolomiti. È una danza tra cielo e terra».

Dopo il giro del Marguareis e il rifugio Don Barbera, la corsa non scende più in Francia. Costeggia il confine per un lungo tratto e poi si lancia nella Valle Argentina. A circa 65 chilometri, dopo Triora, c’è un controllo orario proprio nella proprietà di Michele. «Non parlo di un interesse economico, ma emotivo, sentimentale».

Verso il mare restano ancora montagne, prima fino a 1.600 metri e poi l’ultima, il Bignone a 1.300, prima di una discesa ripida verso la costa.

grand raid cro-magnon

L’edizione Zero

Michele non ha voluto bruciare le tappe. «Abbiamo creato un’edizione zero: tagliare i ponti con il passato, resettare, cambiare la narrativa e far vedere quello che è. Nuovo percorso, nuova organizzazione, nuova energia».

L’edizione Zero si è corsa il 26 settembre, ma non era aperta a tutti: si partecipava solo su invito. «Ho fatto venti inviti mirati, con l’obiettivo di arrivare a quindici. Hanno accettato tutti. Poi, per lavoro, salute o infortuni, in tre si sono ritirati pochi giorni prima». I partenti sono stati diciassette.

La scelta aveva uno scopo preciso: «Un numero ristretto per gestire le cose al meglio e non mettere troppa carne al fuoco. Volevo capire le necessità logistiche e come impostare l’organizzazione, per non fare errori. Meno male che è andata così: tutti i corridori sono stati molto contenti, un’esperienza positivissima. Ma ci sono cose da migliorare e da rivedere, per offrire un evento di caratura mondiale».

grand raid cro-magnon

Appuntamento al 19 giugno 2027

La prima vera edizione è fissata per il 19 giugno 2027, «in grande stile». Michele invita tutti gli appassionati di ultratrail a unirsi al viaggio.

grand raid cro-magnon

Il rispetto verso il tuo territorio

Per Michele, essersi messo in prima persona nell’organizzazione del Cro è anche una questione di riconoscenza. «Ci sono gare che corri, gare che vinci, gare che fai solo per finire. E poi ce ne sono che hanno qualcosa in più: ti danno l’opportunità di restituire qualcosa di ciò che hai raccolto negli anni, in esperienza e in vissuto. Questo per me è un nuovo viaggio, una nuova avventura, una nuova sfida».

grand raid cro-magnon
Nella foto finale Michele Graglia, deus ex machina della rinascita di questa gara durante il brief con gli atleti presenti

Daniele Milano: spirito di montagna, anima sportiva. Nato in Valle d’Aosta, cresce tra natura e movimento: prima lo sci, poi l’atletica. Negli anni ’90 scopre lo snowboard e ne diventa voce e protagonista, tra riviste e snowpark. Oggi vive tra Milano e le sue montagne, maestro di snowboard e telemark, cuore editoriale di 4running magazine. Racconta il trail e il gesto sportivo come espressione di equilibrio. “La corsa è il mio benessere interiore per stare meglio con gli altri.”