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Abebe Mekonnen, il maestro schivo

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Ancora oggi l’etiope Abebe Mekonnen vanta il primato di maratone corse sotto le 2h15’, ben 32. Tante le classiche al suo attivo, la più importante delle quali è quella di Boston nel 1989, vinta con grande strategia.

Abebe_Mekonnen

Abebe Mekonnen è una colonna portante della storia etiope della maratona: non vanta titoli mondiali o olimpici, non ha stabilito record, eppure tutti i grandi specialisti che oggi girano il mondo gli devono qualcosa, perché intorno a lui l’Etiopia ha cambiato veste. Prima, nel periodo immediatamente successivo ai grandi fasti di Bikila e Wolde, i rappresentanti nazionali difficilmente varcavano i confini, se non per le grandi prove titolate (e spesso neanche per quelle, considerando il doppio boicottaggio olimpico del 1984 e ’88), ma i suoi risultati mostravano un talento indiscusso che nelle prove locali sarebbe rimasto schiacciato ed inespresso.
Mekonnen ha iniziato così a girare il mondo e intorno a lui il coach Nigussie Roba, tecnico della nazionale che aveva buon fiuto per i campioni e vista lunga sulle possibilità che ogni vittoria avrebbe dato (considerando anche che la gran parte dei premi sarebbe stata devoluta alla Federazione nazionale…) costruì una squadra fortissima, con Dinsamo che presto sarebbe arrivato al record mondiale e altri campioni in grado di conquistare allori prestigiosi. Mekonnen da tutti era visto come l’esempio, il maestro. La sua forza era la costanza: l’etiope ancora oggi detiene il primato di maratone corse sotto le 2h15’, ben 32, un numero clamoroso e difficilmente raggiungibile.

Boston 1989, una vittoria come tante
La sua collezione di successi, tra il 1986 e il 1996 è ricchissima ma ce n’è una che ha un sapore tutto particolare: quella di Boston nel 1989. È il 17 aprile, un lunedì e Mekonnen al mattino legge sui giornali che il giorno prima Dinsamo ha conquistato il successo alla Maratona di Rotterdam, mentre Metaferia ha fatto sua la Coppa del Mondo a Milano. Roba sente che la pressione su di lui sta aumentando e cerca di proteggerlo, ma gli occhi suoi sono più sognanti di quelli del suo pupillo: un tris di vittorie così importanti in due giorni sarebbe un colpo magistrale. Mekonnen per calmarsi deve attendere il momento del via: è come per un cantante, un attore di teatro, un musicista, la tensione si stempera solo quando l’evento inizia e ci si mette in gioco, allora il nervosismo diventa concentrazione. Sono 24 anni che una Nazionale etiope non gareggia a Boston, l’ultima volta era stato Abebe Bikila a tentare il colpo ma neanche il ”più grande” era riuscito, finendo quinto. Mekonnen corre con la solita accortezza, quando è in gara è un metronomo, dosa le forze col bilancino per ottenere il massimo. Lascia che siano gli altri a fare la corsa, l’importante è rimare sempre attaccato, così, dopo 8 miglia sono in quattro davanti: i tanzaniani Juma Ikangaa e Simon Naali, il campione uscente kenyano Rob Hussein e lui. Dopo 17 miglia, su una leggera ma progressiva e lunga discesa, Ikangaa che vuole vendicare la piazza d’onore dell’anno prima tenta la sortita, ma l’etiope resta incollato alle sue calcagna. Non succhia le ruote, come si dice in gergo ciclistico, perché sa che quella è l’azione decisiva se ci mette del suo. Sulla terribile Heartbreak Hill i due seguono le reciproche ombre, il che significa che rimangono attaccati quasi con la colla, poi, al 24° miglio, Mekonnen capisce che è arrivato il momento: spinge sull’acceleratore, il ritmo diventa impressionante, Ikangaa prova timidamente a reagire ma poi lo lascia andare. Finirà a 50 secondi. ”Lo conosco bene – affermerà Mekonnen all’arrivo tramite Roba che traduce in inglese le sue parole – l’ho affrontato tante volte e so che nel finale non ha molto da spendere così l’ho lasciato cuocere il dovuto”. All’arrivo è una festa, compaiono bandiere etiopi in mezzo al pubblico, il suo allenatore sprizza gioia da tutti i pori. Mekonnen no, non è nel suo stile e anzi i suoi occhi sembrano trasmettere tristezza e delusione. Per lui è una vittoria come tante, ha fatto nulla più che il suo dovere. Sarà la storia a tributargli i giusti onori.

Abebe_Mekonnen_1 Barcellona 1992

Identikit
Abebe Mekonnen è nato in Etiopia il 16 ottobre 1964. Sin da giovanissimo si è prevalentemente dedicato alla maratona, cogliendo il suo primo risultato importante a neanche 20 anni, Mosca nel 1984 conquistando l’argento ai Goodwill Games in 2h11’30”. L’anno successivo è quarto a Tokyo e quinto nella Coppa del Mondo di Hiroshima, dove corre in 2h09’05”. Nel 1986 arrivano le prime vittorie, a Rotterdam e Montreal. Successivamente conquista successi a Tokyo (3 volte, nel 1988, 1991 e 1993), a Parigi (1987), Pechino (1988 con il suo personale di 2h07’35”), Boston (1989). Al suo attivo anche un argento sui 10.000 ai Giochi Africani 1987. Sempre sfortunate le sue apparizioni nelle prove titolate, sia Olimpiadi che Mondiali, quasi sempre concluse con un ritiro.

Foto: Federazione Etiope