Home Windsurf Prodotti AL360 E3 Carbon, le vostre impressioni di guida
Pubblicità

AL360 E3 Carbon, le vostre impressioni di guida

0

Marco Scavia, un nostro lettore ligure, ci ha inviato queste sue “impressioni di guida” dopo aver acquistato il nuovo boma in carbonio AL360 E3 mandando in pensione il suo vecchio in alluminio. Marco fa alcune interessanti osservazioni che potrebbero essere utili a tanti. Buona lettura.

al360 e3

Croce e delizia di ogni principiante che si rispetti, l’attrezzatura è il primo scoglio su cui cozza l’inesperto windsurfista.
A meno di non abitare nei pressi di qualche centro super-attrezzato dove noleggiare tutto, spesso siamo tutti lì a consultare le varie sezioni “usato” di mezza internet, per poi finire – inevitabilmente – a comprare avanzi da qualche amico o negozio, entrambi ben lieti di liberarsi di un po’ di vecchiume.
Quindi, o sei figlio di Mazinga, e ti compri tutto da un milione di dollari, o scali lentamente la percentuale di carbonio partendo dal livello “chi l’ha visto” fino alla mitica scritta “100%”.
Insomma, i tempi erano maturi anche per me, e dopo 4 anni di boma in alluminio, è arrivata l’occasione di passare al livello “pro”.
Buttato alle ortiche ogni proposito di risparmio o acquisto ponderato, cedo al prezzo competitivo di un AL360 E3 Carbon nuovo e lo ordino.
Appena arrivato, mi è toccata la tradizionale gogna mediatica che tra colleghi del circolo Tramontana di Voltri riserviamo a ogni nuovo acquisto importante: “Ahhh, abbiamo fatto i soldi a ‘sto giro”, “altro che crisi”, “con sta roba se non plani meglio che smetti” e via così fino all’unica vera domanda esistenziale: “Ma dimmi, secondo te, la sentirai la differenza ?”.
I sottotitoli erano chiari: “Visto che esci meno delle marmotte in letargo, dovevi proprio buttare centinaia di euro nel top di gamma? L’ergal e 300 euro in più in tasca facevano brutto?”.
Del resto aveva ragione, avrei potuto capire e sfruttare la differenza tra un materiale economico (ma valido) e uno di fascia alta? E allora via con le paturnie post-acquisto impulsivo: soldi buttati, decisione frettolosa, incauto acquisto; dense nubi gonfie di punti di domanda mi affollavano la mente ed ero già in preda di rimorsi e ripensamenti.
Il verdetto lo avrebbe espresso solo l’acqua e il vento, magari con le condizioni giuste e non super rafficate dell’inverno Voltrese. Detto, fatto. Sabato 25 battesimo del boma nuovo insieme alla coppia HSM Superfreak 6.3 / Firemove 112.

Risultato? Tutto perfetto e queste sono le sensazioni a caldo.
Una vela fuori dagli schemi come la Superfreak ha beneficiato sotto due aspetti: rigidità e misura. Il boma vecchio arrivava fino a 195, e con i 193 richiesti dalla vela ero al limite. L’E3 che ho preso arriva a 200 (parte da 140) e quei 5 cm uniti al carbonio hanno dato un’altra identità alla vela. Era lì, piena, prevedibile, mai scomposta. C’è da dire anche che l’altro boma era un po’ frusto avendo accumulato in 4 anni di utilizzo non più di 60 uscite tutte però bistrattate da diverse centinaia di cadute e tentativi maldestri di manovre.
Non vorrei usare toni entusiastici che potrebbero essere smentiti dalla prossima botta di tramontana incostante, ma la sensazione di avere tra le mani un rig più “assettato”, sicuro e performante c’era tutta. Ero appeso al trapezio in modo veramente stabile, mai stato così prima d’ora.
Se dovevo pensare a qualcosa, era a tenere i piedi bene nelle strap o a tenere le spalle nella giusta posizione, la gestione non era più un problema.

La scelta del modello E3 normale (non slim) è stata dettata dal fatto che con 60 cm (140 – 200) di escursione riesco praticamente a coprire ogni vela necessaria per le mie uscite Liguri, dalla 3.7 alla 6.6 circa.
Nell’economia di un’attrezzatura che potesse coprire diverse condizioni senza essere costretti ad avere tutto doppio/triplo (alberi, prolunghe, vele, ecc.), anche questa particolare misura è stata decisiva nella scelta.

Morale della favola? Se posso dare un consiglio a chi ancora sta cercando di progredire come sto facendo io adesso, è quello di non utilizzare attrezzatura troppo scadente e vecchia. Se avete la possibilità di uscire parecchio e 60 uscite le staccate in sei mesi, alla fine farete numeri da circo anche con un ombrellone piantato sulla tavola; ma se – come me – avete meno occasioni di andare in acqua, cercate il più possibile un buon compromesso qualità prezzo, non lasciate che l’attrezzatura sia un ostacolo ulteriore che si somma alla poca frequenza pratica.
Partite tranquilli, spendete poco e fate i primi passi con tutto quello che raccattate, non abbiate fretta di spendere. Ma appena i miglioramenti saranno concreti, cominciate a comprare qualcosa di più performante e comodo da maneggiare, un pezzo alla volta, vedrete che la spesa sarà ricompensata dai risultati in acqua (un rig leggero è una manna dal cielo sia quando si recupera con la cima che quando si prova a partire dall’acqua)!

E buon vento a tutti!

10967203_10205929850235562_872659174_o

TESTO Marco Scavia
FOTO Giulia Paroni

Articolo precedenteUniversiadi Granada 2015: i freeskier Italiani in partenza
Articolo successivoConsigli sul trim by Claudio Badiali
Ciao a tutti, sono Fabio Calò (ITA-720), ho iniziato a fare windsurf all’età di 13 anni e da quel momento è diventata la mia più grande passione, la mia vita. Finiti gli studi universitari ho iniziato a lavorare in un negozio di windsurf a Torino, poi agente di commercio e nel 2006 è iniziata la mia grande avventura con la redazione di 4Windsurf e poi anche di 4Sup. Sono stato campione italiano Wave di windsurf nel 2013 e 2015, altri ottimi risultati agonistici gli ho ottenuti anche nel freestyle sia in Italia che in Europa. Dal 2017 sono il direttore di una delle scuole più importanti del Lago di Garda, il PierWindsurf. Trasmetto la mia passione con progetti dedicati ai giovani come il Progetto Serenity di Malcesine, e organizzo Wave Clinics nel periodo invernale. Vivo a Torbole sul Garda e respiro l’aria del windsurf 365 giorni all’anno.
Pubblicità