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Alex Mussolini, la video-intervista

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Un bel video by RRD “profile rider”, dove Alex Mussolini racconta un po’ del suo ritorno in RRD, della sua permanenza in Sudafrica lo scorso inverno e i suoi obiettivi per la stagione agonistica a due giorni dall’inizio della prima tappa wave PWA a Gran Canaria.

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Prendiamo spunto da questo video per proporvi le nostre 4 CHIACCHIERE CON ALEX MUSSOLINI, articolo che trovate sul numero 165 di 4Windsurf (maggio).
Febbraio 2015, Big Bay, Sudafrica. Abbiamo intervistato uno dei talenti più puri della scena wave mondiale, Alex Mussolini, che dal 2015 si può dire che sia tornato a casa, diventando al 100% team rider RRD. Nello scorso numero, Roberto Ricci in persona ci aveva spiegato le sue motivazioni del ritorno di Alex nel team. È arrivato ora il momento di sentire direttamente da Alex cosa ha da dirci… e non si è certamente risparmiato!

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Da qualche anno a questa parte Roberto Ricci ci accoglie nel suo headquarter sudafricano per fare 4 chiacchiere. Durante la nostra intervista a Roberto che avete potuto leggere sul numero precedente in cui ci ha spiegato per bene tutte le novità in casa RRD, ad un certo punto è intervenuto Alex che si è seduto sul divano vicino a noi e ne abbiamo approfittato per fargli qualche domanda.

Ciao Alex, come va? Come sta la famiglia?
Ciao! Sì tutto alla grande grazie. È veramente bello essere di nuovo qui, con RRD, a 7 anni dalla mia prima volta con loro. Ai tempi non avevo effettivamente capito il loro approccio e cosa volesse dire far parte di questa grande famiglia. Tutti contano. Non sei solo un numero o una posizione in classifica, ogni rider è importante.
È una filosofia molto diversa da altri marchi, come ad esempio JP dove c’è Polakow, poi Swift poi… qui non è così.
Quando avevo iniziato io, con NP/JP, ogni giorno era una guerra. Ogni giorno dovevo dare e fare il massimo per essere meglio di Polakow, meglio di Ricardo o di Swift… Quando sono arrivato in RRD non era il momento giusto per me e non ero abituato. Penso però che ogni cosa succeda per una ragione, e sono così passato a Gaastra/Tabou, per 6 anni, ed è stato ottimo per me. Sono andato in un team assieme al mio grande amico Thomas Traversa e tutto veniva facile. Le vele erano già pronte, le tavole anche, quasi. Dopo così tanti anni d’esperienza, sono ora convinto di poter dare molto di più ad RRD, aiutando sia nello sviluppo delle vele che delle tavole. Penso che questo era ciò che mi mancava in Gaastra, cioè creare qualcosa dal nulla e lavorarci esattamente come piace a me.

Che modello di vele usi per il wavesailing?
Utilizzerò le Vogue. John mi ha fatto provare anche la Gamma e le Four, ma le Gamma sono troppe specifiche, solo per il waveriding con onde perfette e vento sideoff. Non le ho provate molto, solo una mezz’oretta ieri ad Haakgat ma ho avuto quest’impressione. Ho invece provato la Vogue in svariate condizioni e l’ho usata parecchio a casa mia a Tenerife e penso sia la soluzione perfetta.

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Per quanto riguarda le tavole, invece, Roberto mi ha detto che userai dei Custom. Ci puoi dire più o meno le misure, i litraggi, shape e pinne?
Roberto ha una mentalità estremamente aperta ed ha capito che, dopo anni a surfare con una certa tipologia di tavola, ho bisogno di crearne una partendo da quella base, per poi aggiungerci del mio. Uso thruster tutto il tempo, a prescindere dalla condizione. Vento forte, leggero, onda grossa o molle, surfare e saltare. Sempre thruster. Penso mi permettano di avvicinarmi molto di più allo stile di surfata del surf da onda e, come si nota, tutti i miei risultati non derivano dai miei doppi Forward… ma dalle surfate e dalle manovre che faccio sull’onda. Il thruster per me è il perfetto compromesso tra potenza e manovrabilità. Aurelio poi è uno shaper fantastico e una persona di cuore, professionale e molto aperta mentalmente, come Roberto, con cui poter esplorare e sviluppare nuovi concetti. Penso che faremo grandi cose, specialmente per gli amatori che vogliono passare al livello successivo, potendo acquistare tavole che performino al top.
Nel mercato, ora vedo tutt’altro. Anche Pio Marasco mi dà sempre del rivoluzionario, dicendomi che ho idee troppo alternative e diverse da tutti gli altri per poter essere capito.
Tutti, per esempio, vogliono salire su una tavola che plani immediatamente. Per me questa non è assolutamente una priorità. La necessità primaria del wavesailing è riuscire a migliorare il proprio stile in surfata ad ogni uscita, con qualsiasi condizione.
Quando ero piccolo, mio papà mi aveva comprato una tavola di serie. Dopo un po’, però, il mio livello era arrivato al limite e non miglioravo più. Mi ha quindi preso la mia prima custom ed ha notato un miglioramento costante da un’uscita all’altra, cosa che prima mi era impossibile perchè limitato dalla performance del materiale. Ai tempi usavo gli shape con cui surfava anche Levi Siver, e quindi penso che la gente non debba assolutamente avere paura di sentire una tavola nervosa e radicale sotto i piedi piuttosto che comoda ma scarsamente performante. Il wavesailing non è andare dritto, planare in velocità… quello è slalom e tu non sei Antoine Albeau. Il wavesailing è tra le onde appunto. Quindi c’è bisogno di una tavola che sia facile da portare nelle onde, che se vuoi andar verticale, giri strettissima e vada verticale. L’obiettivo finale è che tutti si divertano quanto me e continuino a migliorare il proprio livello in acqua. I miei shape, quindi, scaturiranno da tutta la mia esperienza e gioia nel surfare, in modo da poterla far provare a chiunque la voglia acquistare.

Ottima risposta! Adesso vivi a Tenerife. Qual è il tuo piano per il futuro?
Ho 2 bambini, che ora vanno a scuola vicino a Cabezo, lo spot che ospita la tappa di coppa del mondo del wave. Per ora, quindi, continuare a gareggiare e, penso che ora, essendo in questa famiglia allargata di RRD, abbia l’opportunità di fare di più che solo gareggiare. Ci sono altre possibilità al di fuori delle batterie… infatti sto organizzando qualcosa a Tenerife per cercare di restare all’interno del mondo windsurfistico. Adoro questo sport e non voglio smettere completamente di averci a che fare, finita la mia carriera da atleta. Voglio aiutare la gente a rendersi conto di quanto sia eccezionale fare wavesailing e di quanto sia bello il windsurf come sport. Sicuramente Roberto mi potrà aiutare con questo, in caso decidessi per esempio di aprire una scuola o un centro. Ci sono moltissime possibilità in RRD ed è per questo che ti dico che la mia mossa è perfetta per il momento, perchè abbiamo entrambi molto da darci. In altri marchi, invece, il brand può supportarti a livello di soldi e basta. Anche per me i soldi sono importanti ma ho, più che altro, bisogno di una prospettiva per il futuro e coinvolgimento a livello personale. Roberto lo puoi chiamare, gli puoi mandare una email, puoi andare a Grosseto e parlargli faccia a faccia. Puoi avere un contatto umano! Non sei solo un numero su un pezzo di carta. C’è molto coinvolgimento a livello personale.

Scusa mi sono dimenticato di chiederti il litraggio delle tue tavole prima?
Ok, Aurelio ora mi ha fatto 2 nuovi prototipi da 74 litri con 5 scasse, potendo così scegliere tra thruster e quad. Come anticipato io uso solo thruster ma se a qualcuno piace la mia tavola ed è fissato con i quad, allora è possibile metterci su 4 pinne anzichè 3. Attualmente le mie tavole non sono in vendita, ma in futuro, si spera, andranno in produzione e saranno disponibili sul mercato.

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Qual è il tuo obiettivo per la stagione PWA 2015?
Ovviamente tutti puntano e dicono di puntare al numero 1 o massimo alla top 3… il mio obiettivo, sinceramente, è che l’interno mondo windsurfistico si ricordi di me, anche dopo la fine della mia carriera.

Eh bhè, sei molto vicino ad entrambi!
Questo è il mio obiettivo primario. Conosco infatti parecchi rider che non sono mai stati campioni mondiali ma di cui la gente si ricorda distintamente per le loro qualità di rider. Mark Angulo, ad esempio non ha mai vinto un titolo ma tutti sanno chi sia e tutti se ne ricorderanno. Io ci sono andato vicino un paio di volte, e penso di avere un buon livello. Mi basterebbe iniziare bene l’anno a Pozo e poi tutto verrebbe quasi automaticamente. Ora ho le vele e le tavole migliori che abbia mai avuto, quindi se qualcosa non dovesse andare non ho più scusanti ed il problema sarei solo io.

Sei contento per il calendario PWA del prossimo anno?
(Lungo sospiro, ndr)… Sicuramente preferirei 3 eventi mure a sinistra e 3 mure a destra. Così facendo sarebbe un risultato vero ed equo. È quello che è però. Ormai siamo stufi di lottare. Non ci sono soldi nell’ambiente, e la situazione è sempre peggio. Se ci fosse la possibilità, io personalmente farei eventi ovunque, anche in Sardegna e nel Mediterraneo. Ci sono posti e condizioni veramente ottimi.

Purtroppo sì. Cosa ne pensi invece dell’AWT? Ti sarebbe piaciuto partecipare magari a Cabo Verde?
Vuoi che ti dica la verità?… Il problema, secondo me, è che il PWA organizza eventi in cui sia i rider che l’organizzazione stessa riesce a guadagnarci su. A malapena si riesce a fare il tutto con il misero montepremi di 35.000 Euro… AWT fa eventi con massimo di 10.000. Il fatto che un campione mondiale vinca 6.000 euro a gara per il essere il massimo rappresentante di uno sport estremo è veramente triste. In surf da onda, il primo ne vince dai 50 ai 150.000 ad evento… Almeno 30.000 al vincitore! L’AWT, ok, organizza un evento a Cabo Verde ma non è molto interessante per me. Ci potrei andare settimana prossima se voglio e fare surfate in condizioni da panico con John. Io non vado ad un evento, a lavorare, con la sola consolazione di aver surfato ottime condizioni ma non rientrando delle spese sostenute… Questo è il mio lavoro. E quando il montepremi totale è di 10.000 euro, mi dispiace, ma per me non ne vale la pena. Se voglio andare nei posti strafighi, ci vado con i miei amici, per produrre articoli e travel stories per le riviste.
Rispetto tutta la gente che lavora dietro all’AWT, Goya primo tra tutti, però, essendo rider di PWA, noi non possiamo ed io non voglio assolutamente partecipare ad un evento in cui non ci sono soldi. Come fai poi a risultare credibile quanto chiedi un maggiore sforzo anche al PWA per il montepremi ed ai tuoi sponsor?!?
Ora, infatti, non ci sarà mai più un evento di PWA a Cabo Verde. Il costo di 100.000 euro tra organizzazione e montepremi risulterà ormai esorbitante rispetto ai 10.000 dell’AWT.
Loro hanno il loro tour, noi abbiamo il nostro. Tutti i rider sono i benvenuti e noi siamo pronti a dargli i soldi ed il riconoscimento che si meritano per essere tra i migliori rider al mondo.
A volte perdo veramente la testa quando sostengono che il loro tour sia il migliore. Se fossi Thomas mi arrabbierei. Pensi che Thomas sia Campione del mondo di un Tour che non è il migliore al mondo?!? È campione del mondo e si merita di esserlo perchè fa paura in qualsiasi condizioni lo metti. A Paternoster l’altro giorno faceva surfate allucinanti, a Big Bay a saltare con vento forte e side on, doppi e numeri come niente. È campione del mondo punto e basta.

Preferisci mure a destra o mure a sinistra?
Assolutamente uguale per me.

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Per le gare invece?
Per me è ancora di più indifferente e non mi cambia nulla partecipare ad un evento mure a sinistra o a destra. La stessa cosa vale per Thomas Traversa, Victor Fernandez, Brawzinho e Robby Swift. Per i primi 6 al mondo la direzione del vento è indifferente. Siamo nati ed ormai viviamo in un ambiente dove se non sai dare il meglio e surfare in entrambe le mure, non sei neanche sponsorizzato. Fine.
Questa è la nostra mentalità. Prima per avere qualche vela, albero etc. bisognava allenarsi molto a fare goyter e wave 360, taka, pushloop… Ora basta mettersi a 90, scrivere uno status su Facebook o farsi i selfie con la bocca a duckface… e ti danno il doppio. Avrai anche più materiale ma non il mio rispetto. L’apparenza sta passando troppo in primo piano e si finisce per essere tutti bravi a parole e foto e poi fare figuracce quando si entra in acqua e c’è effettivamente da tirar fuori le palle. Sempre a far foto di ogni singola cosa…

Effettivamente sempre più rider postano sempre più selfies e sempre meno in acqua…
Sì, però penso che la gente debba essere abbastanza intelligente da capire che ci sono i professionisti e gli amatori e poi gli sfigati che fanno di tutto per apparire come tali… Non è che solo perchè hai un adesivo sulla vela, sei un professionista.
Anzi, più adesivi hai, meno sei professionale e professionista!
Io sono di un’altra scuola. A me hanno insegnato che per arrivare ad una sponsorizzazione, prima impari tutte le manovre ed esci in alcuni dei posti più aggressivi e brutali al mondo, poi, forse vieni sponsorizzato. Io ho iniziato che non c’era Facebook. Internet era usato pochissimo. Solo riviste stampate. E per andare sulle riviste, guarda un po’, dovevi essere uno dei migliori. È anche per questo che i primi 6 rider nel PWA sono così importanti. Io potrei andare domani in Giappone, senza esserci mai stato e andare discretamente. Brawnzinho e tutti gli altri si fanno veramente il mazzo per riuscire a dare il meglio su entrambe le mure. Gli scorsi anni, per sei anni, il tour è stato orribile. C’erano solo Pozo, Tenerife, Sylt e Danimarca. A mio avviso, questo ha anche svalutato lo sport. Però… questo era quello che potevamo fare. Forse ho anche divagato adesso.

Dopo il Sudafrica dove andrai?
Torno a casa, per provare anche un po’ i miei nuovi custom e dare del feedback ad Aurelio in modo da andare avanti. Il primo evento è in luglio in ogni caso, quindi ho moltissimo tempo a disposizione. È anche vero che ci sono molte cose da fare e vorrei anche provare un altro paio di soluzioni. In aprile poi mi sposerò anche!

Congratulazioni!
Eh… Grazie… Ho due figli, però lo facciamo più che altro per burocrazia. Non credo nella chiesa e in queste cerimonie. Credo in Dio ma non nella chiesa e nel clero. Faremo un piccolo ricevimento a Tenerife con le nostre famiglie.
Per quanto riguarda i viaggi non so bene, magari andrò a Gran Canaria a trovare John per surfare un po’ e provare le tavole e le vele.
Verso maggio poi chiederò a Roberto se vuole fare qualche viaggetto/iniziativa promozionale in Italia. Io mi sento molto legato all’Italia ed ho dei parenti a Firenze, quindi mi piacerebbe fare qualcosa in zona.

Grazie per il tempo concessoci!
Grazie a voi, piacere mio.

INTERVISTA DI 4Windsurf FOTO Matteo Righetti, Dave White