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Allenarsi a digiuno: quando ha senso e quando no!

di - 09/01/2026

corre a digiuno - Enrico Baggio
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Enrico Baggio, nostro biologo nutrizionista di riferimento, ci spiega quando correre a digiuno può essere utile e quando invece rischia di compromettere la qualità dell’allenamento.

Un tema che divide i runner

Allenarsi a digiuno è uno di quei temi che tornano spesso nelle chiacchiere tra runner. C’è chi lo considera un trucco per dimagrire, chi lo usa per comodità e chi lo evita per paura di rimanere senza energie. La verità è che non esiste una risposta unica: esistono situazioni in cui ha senso farlo e altre in cui rischia di diventare un limite.

corre a digiuno - Enrico Baggio

L’intensità come primo discriminante

Il ritmo a cui corriamo determina il tipo di carburante che utilizziamo. A intensità basse o medie, tipiche delle zone Z1 e Z2, il corpo attinge maggiormente ai grassi e uscire a digiuno può funzionare, soprattutto se l’obiettivo è mantenere un passo tranquillo. Quando però l’intensità sale e si entra in Z3 o Z4, il corpo richiede carboidrati immediatamente disponibili. Presentarsi alla partenza senza aver mangiato significa accettare una prestazione inferiore e una minore lucidità.

Durata dell’allenamento: il secondo fattore chiave

Fino a un’ora di corsa si può gestire anche senza introdurre cibo, purché l’intensità non sia troppo elevata. Tra i sessanta e i novanta minuti, soprattutto se il ritmo è sostenuto, una fonte di carboidrati pre-allenamento diventa quasi indispensabile. Oltre i novanta minuti entra in gioco anche la necessità di rifornirsi durante l’attività, testando in allenamento ciò che poi si userà in gara.

corre a digiuno - Enrico Baggio

Il contesto personale fa la differenza

Chi si allena spesso o con volumi importanti ha bisogno di arrivare alla seduta con un livello di energia adeguato. Mangiare prima aiuta a mantenere la concentrazione, a gestire meglio la fatica e a recuperare più velocemente. Per chi corre al mattino presto può bastare fare colazione al rientro, ma solo se l’allenamento non è particolarmente intenso. Per chi si allena in pausa pranzo o nel tardo pomeriggio è importante non ritardare troppo il pasto successivo.

Allenarsi a digiuno per dimagrire: cosa succede davvero

Correre senza aver mangiato può favorire l’utilizzo dei grassi, ma solo se l’intensità rimane bassa e se nel resto della giornata l’apporto di carboidrati è adeguato. Il corpo utilizza i grassi solo quando ha comunque una base di carboidrati disponibile: è il principio secondo cui “i grassi bruciano alla fiamma dei carboidrati”. Ridurre troppo i carboidrati o saltare i pasti rischia di rallentare il metabolismo e peggiorare la qualità degli allenamenti.

corre a digiuno - Enrico Baggio

Il caso delle ultra: l’intestino è un organo di performance

Per chi prepara ultramaratone o ultra trail, il discorso cambia completamente. In queste discipline l’intestino va allenato tanto quanto gambe e testa. Mangiare prima e durante la corsa serve ad abituare l’apparato digerente a lavorare in condizioni di stress, migliorando la capacità di assimilare carboidrati e liquidi quando la gara lo richiede. Evitare il cibo in allenamento significa arrivare impreparati al giorno più importante.

Cosa mangiare prima: semplicità e digeribilità

La scelta dipende dal tempo a disposizione e dalla sensibilità individuale. Un pasto completo è sempre la soluzione migliore, ma quando non è possibile basta una fonte di carboidrati semplice e facilmente digeribile, evitando cibi integrali, grassi o frutta fresca con la buccia che possono creare disturbi gastrointestinali durante la corsa.

Il recupero non va mai trascurato

Alla fine dell’allenamento, che sia stato svolto a digiuno o meno, il recupero passa sempre da un pasto completo che includa proteine e carboidrati. È il modo più efficace per ricostruire le scorte di glicogeno, riparare i tessuti e preparare il corpo alla seduta successiva.

Uno strumento da usare con consapevolezza

Allenarsi a digiuno non è né un dogma né un tabù. È uno strumento utile in alcuni contesti e rischioso in altri. Funziona quando l’intensità è bassa, la durata contenuta e l’obiettivo è stimolare l’utilizzo dei grassi. Diventa limitante quando si cerca qualità, velocità o quando si affrontano volumi importanti. La chiave, come sempre nella corsa, è ascoltare il proprio corpo e adattare la strategia al tipo di allenamento.