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ArroSKIcini: viaggio con gli sci nel centro-sud Italia

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Dal #2 2021 di 4outdoor magazine ArroSKIcini: viaggio con gli sci nel centro-sud Italia

Di: Shanty Cipolli con Francesco Perrone Capano
E la gentile partecipazione di: Roberto Parisse, Daniele Mancini, Pierluigi “Il Lupo” Parisse
Foto: Joel Vierin, Francesco Perrone Capano
Adattamento: Marco Melloni

Per Francesco le Alpi sono infinitamente più estese degli Appennini, per me no. Scommettiamo?

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La scommessa è uno dei motivi che ha dato il là al progetto ArroSKIcini. Gli altri?

Beh naturalmente il fatto che l’inverno scorso fosse vietato sciare utilizzando gli impianti di risalita e che ogni progetto di sciare oltre confine fosse da scartare sempre a causa della pandemia. Non ultimo, il fatto di voler toccare con mano il cambiamento climatico e i profondi effetti che esso sta operando sulle nostre montagne, da nord a sud.

Basti pensare che il ghiacciaio del Calderone sotto al Gran Sasso, il più meridionale d’Europa, è praticamente scomparso.

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Insomma sembrava proprio l’anno giusto per esplorare, in chiave sportiva, il complesso delle montagne del bel paese e documentare il tutto, esaltando le perle nascoste che i più non conoscono o spesso sottovalutano.

La pandemia che ci ha messi in ginocchio ci ha fatto riscoprire la bellezza della natura e il valore del tempo libero ma ci ha anche dato la grande opportunità di riscoprire le bellezze del nostro paese. Ci siamo riappropriati di passioni e luoghi che, se tutto questo non fosse accaduto, forse non avremmo mai riconquistato.

Abbiamo visitato Roma, la città con più storia del mondo.

Chi la conosce bene sa che salendo in alto ai suoi colli e guardando verso l’orizzonte si vedono le montagne innevate che la circondano.

Girando per la capitale con gli sci in spalla siamo stati presi per matti, a ragione, ma ci pensate che da lì, in poco più di un’ora, ci si può tuffare in acqua o mettere gli sci ai piedi?

Siamo partiti dalla montagna più alta delle alpi per finire a sciare su quella più alta degli appennini, il Corno Grande. Direzione Abruzzo, direzione arrosticini, quelli veri!

L’aquila, dopo il terremoto che la sconvolse è ancora un cantiere a cielo aperto. Il suo centro storico, che è sempre stato il cuore pulsante della città, si è fermato e la riapertura di attività come la bottiglieria e l’ostello Lo Zio hanno riacceso un dialogo interrotto fra gli aquilani e il territorio, un territorio quello ad esempio di Campo Imperatore, dove i ragazzi di qui hanno messo per la prima volta gli sci a i piedi.

Sciisticamente l’Abruzzo ha tanto da offrire, ma lo si deve conoscere, non tanto il suo terreno ma come possono influire i cambiamenti delle condizioni climatiche su di esso. L’Abruzzo prende delle perturbazioni incredibili dal mare, da est, e nel giro di un giorno può cambiare tutto.

E’ un po’ ciò che succede in Patagonia, bisogna essere bravi a leggere il clima e a muoversi di conseguenza cogliendo l’attimo, perché a causa della latitudine la neve trasforma prima che sulle alpi.

L’Abruzzo può essere paragonato un po’ anche al Giappone, perché puoi sciare nelle faggete, ma puoi anche ingaggiarti sul ripido di linee tecniche. Insomma a buon titolo può essere considerato il punto di riferimento per lo sci in centro Italia, una grande palestra dove mettersi alla prova, punto di partenza per poi esplorare tutto il resto.

Era l’aprile del 1982 quando Pierluigi Parisse detto il Lupo, intraprese la prima Direttissima al Corno Grande.

All’ora si usavano sci da più di 2 metri, pesanti da legare allo zaino in salita e poco pratici per sciarci i canali in discesa.

Arrivato in cima aspettò con il compagno che il sole scaldasse un po’ la neve e rendesse il canalino un po’ più agevole ma non scaldò molto e la discesa fu piuttosto impegnativa.

L’ultima tappa ci vede arrivare a Catania, in aereo, con tutte le difficoltà, i tamponi e gli inciampi che il Covid ci ha regalato.

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La Sicilia non è solo mare, cultura e ottimo cibo, è anche montagna, vulcano.

L’Etna è un luogo selvaggio, in continua trasformazione, non solo perché può esserci o meno la neve ma perché le colate di lava ne trasformano improvvisamente i pendii e le valli e là dove prima c’era una radura o un vigneto, subito dopo c’è solo lava, pietra nera.

Un luogo selvaggio dicevo, ma anche antropizzato. Ai piedi dell’Etna ci vivono circa un milione di persone e non ci vivono da ieri ma da migliaia di anni.

E’ evidente quindi che il bilancio, fra ciò che il vulcano toglie e ciò che dà è tutto sommato positivo.

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Un giornalista ci ha definiti “cacciatori nella terra di mezzo”.

E’ vero, siamo andati a caccia di bei paesaggi e belle montagne, abbiamo sciato su linee e neve di ogni tipo e colore. Abbiamo conosciuto persone stupende, che ci hanno accolto come solo nella Magna Grecia sapevano fare.

Tutto ciò ci ha fatto capire ancora di più quanto questo paese sia ricco di umanità e quanto siamo fortunati ad essere italiani.

 

Si ringraziano: Mammut, Elan Unusual, Cébé, Zig, Pow Italia

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