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Cervino, un sogno dalla forma perfetta

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Era ormai da un po’ di tempo che chiedevo al mio Guidos se fossi pronta o meno ad affrontare la “montagna dalla forma perfetta”, e lui, con non troppa ironia rispondeva: “quando riuscirai a fare due trazioni di fila, ti porto”.

 

Alpinisti protagonisti

Mi presento: sono Camilla Sebastiani, un’instancabile sognatrice, un pozzo di energia con un cuore 100% montagnino. E il “Guidos” di cui parlo, è Edoardo, il mio fidanzato, Aspirante Guida Alpina. Ma bando alle ciance, dove eramo rimasti?

Arriviamo a fine agosto e di trazioni riesco a farne a malapena mezza. Ma da buon capricorno ho la testa dura, e se mi metto in testa qualcosa, devo raggiungerla ad ogni costo. E così, dal momento che l’allenamento fisico, dato da un inverno #neverstoptrainig con le pelli ed una primavera passata a correre, era dalla nostra parte, dopo un’occhiata alla meteo, decidevamo di #avventurarcitutti su Mr. Cervino. l’indomani!

@camilla sebastiani

L’avventura ha inizio

Partiamo in mattinata da Bardoland, dove viviamo, in direzione Cervinia e, dopo aver usufruito dell’unico aiuto disponibile (gli ovetti che da Cervinia portano a Plan Maison), ci mettiamo in marcia verso l’Oriondé. Passato quest’ultimo, risaliamo con passo deciso fino al Colle del Leone dove, prendiamo fiato, beviamo un sorso d’acqua e ci cambiamo. Caschetto, imbrago ed occhiale sono gli ingredienti per una risalita no stop fino alla famosa Capanna Carrel.

Lasciato alle nostre spalle il nevaio, giungiamo alla placca Seiler, oltre la quale iniziano le corde fisse e dove comincio a chiamare a rapporto tutta la muscolatura disponibile degli arti superiori.

In meno di 4 ore arriviamo a destinazione, sistemiamo materiale e abiti bagnati e finalmente ci sediamo, gustando un ottimo aperitivo a base di tome della valle e grissini home made. Verso le 18.30 la fame cattiva s’impadronisce di noi e così attacchiamo il super Jetboil e prepariamo una zuppa di verdure e cereali. Mai mangiato una zuppa così saporita!

@camilla sebastiani

Con la pancia piena scambiamo due parole con le altre cordate e usciamo un paio di minuti per goderci un tramonto spettacolare. Il cielo si è tinto di rosa, l’aria è frizzante. Se chiudo gli occhi mi sembra quasi di volare sopra le vette che ho davanti.

@camilla sebastiani

L’attacco alla vetta

Al calare del sole rientriamo e andiamo nella nostra suite, sperando di riuscire a riposare un po’. Ore 3.40: “Edo, sei sveglio? Andiamo a fare colazione?”-“Pronto! Andiamo”. Tea caldo, qualche wafer e verso le 5.00 diamo inizio all’avventura vera e propria.

Si parte subito con la mitica “corda della sveglia” (il nome dice tante cose, o ti svegli o ti svegli) la quale facilita la risalita di una bella parete verticale che termina con un tetto alquanto simpatico. Le prime luci dell’alba cominciano ad illuminare la roccia e finalmente possiamo spegnere la frontale. Affrontiamo tutta la salita con i ramponi ai piedi, in quanto, nella notte, una bufera ha depositato a terra un paio di cm di neve.

Passato il “Linceul”, ci troviamo ai piedi della “Grande Corde”, una lunga catena, bella ghiacciata ovviamente, dove Edo mi aiuta, facendomi praticamente da ascensore.

@camilla sebastiani

Tra canaponi e catene raggiungiamo il filo di cresta che conduce al Pic Tyndall, dove finalmente, beviamo un po’ d’acqua e reintegriamo le forze con cioccolato e noccioline. Successivamente questa sferzata di energie, al mio Guidos parte l’agonismo e cominciamo a “correre”: il desiderio di arrivare in vetta comincia a farsi sentire ardentemente.

Passiamo velocemente l’Enjambée, il Col Félicité e l’ennesimo canapone che sostituisce la Scala Jordan (eterno!) e.. giungiamo finalmente in vetta!

La felicità che proviamo quassù è qualcosa di indescrivibile, gli occhi mi si riempiono di lacrime e il cuore mi rimbomba nel petto. Un’emozione che solo la montagna, a mio avviso, riesce a darti.

Sembra di essere sul tetto del mondo, mi pare di scorgere in lontananza ogni cima di mia conoscenza. Così, come una bambina, comincio a chiedere a Edo: “Ma quello è il Bianco? E quello è il Rosa? E quella invece che punta è?”. L’euforia sembra non avere fine. Dopo aver fatto le 4, e dico 4, foto di rito con la croce di vetta (Edo non ama particolarmente fare foto), iniziamo la lunga discesa.

@camilla sebastiani

Seguiamo con estrema dedizione una guida del Cervino davvero straordinaria, che ci suggerisce dove passare per poterci calare più velocemente. Siamo talmente felici e parliamo così tanto, che l’eterna discesa, mi vola. In men che non si dica, arriviamo nuovamente alla Carrel, la superiamo e ci precipitiamo a reintegrare i liquidi persi con un paio di birre a Cervinia.

@camilla sebastiani

Un meraviglioso bilancio

Descrivere le emozioni che ti lascia un’avventura di questo tipo è difficile. Sei a tu per tu con la montagna, sei esile ed indifeso ai suoi occhi. Qui non hai bisogno di oggetti futili. Qui sei semplicemente la persona che sei con i valori che ti porti dentro. Ed è una sensazione bellissima.

E poi beh, condividere tutta questa meraviglia con la persona che ami, è tutto. Credo che nel mio vocabolario la parola felicità racchiuda tutto questo.

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