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Chamonix Monte Bianco, quando l’alpinismo chiama

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Restando in ambito francese potremmo dire che Le Mans sta alle corse automobilistiche come Chamonix sta all’alpinismo. Ci sono località che fanno scorrere l’adrenalina anche al solo nominarle e quella nelle alpi francesi è proprio una di queste. Mi trovavo in Sicilia quando ho ricevuto la chiamata alle armi, il programma non c’era ancora ma solo a sentire nominare Chamonix mi è venuto un brivido che mi ha abbassato la temperatura corporea.

 

Alpinismo con gli atleti The North Face

Con il passare dei giorni il programma ha preso forma, ora conoscevamo sia il dove che il quando che il perché e quest’ultimo dettaglio rendeva l’attesa ancora più eccitante. Avremmo dovuto passare due giorni in alta quota per testare le innovazioni che The North Face aveva in programma di lanciare di lì a qualche giorno. Che sfiga, vero?

Il nome in codice era AMK, acronimo di Advanced Mountain Kit, e il non ricordare bene di averlo già visto in presentazione un anno prima in fiera, faceva maledire la mia poca memoria. Non restava che aspettare… Settembre è l’ultimo periodo buono per avventurarsi oltre i 3.000 m, a patto di non essere Hervé Barmasse o David Goettler che in questa stagione forse patiscono anche un po’ il caldo. Ma… si, guarda caso saremmo stati accompagnati proprio da Hervé e David, i due atleti The North Face che hanno partecipato in prima persona allo sviluppo di AMK.

Ph: Marco Melloni

Arrivati in Hotel a Chamonix troviamo ad attenderci responsabili dell’azienda, atleti, dealer e altri giornalisti, e nelle nostre camere un bel po’ di attrezzatura fiammante, tutto ciò che indosseremo nei due giorni successivi. Non è la prima volta che ho l’occasione di testare quanto di meglio l’industria dell’articolo sportivo abbia da proporre in quel momento ma la cosa che ogni volta mi stupisce è che le aziende dell’outdoor trovano sempre il modo di spingere l’evoluzione un po’ più in là. Ogni anno le attrezzature sono più leggere, funzionali e protettive e ciò naturalmente si riflette in prestazioni e comfort sempre migliori.

Con uno squadrone di circa 20 persone saliamo con le funivie dell’Aiguille du Midi dritti verso il cielo, abbiamo già indossato gli imbraghi, casco picca e ramponi attendono assieme al resto dell’attrezzatura nei nostri zaini. Arrivati a 3.840 m, mentre i motori delle macchine fotografiche catturano le immagini del meraviglioso panorama offerto dalle aeree terrazze della funivia, le Guide Alpine che ci accompagneranno danno un’ultima occhiata al meteo e decidono come ci divideremo sulle vie del Bianco. Appuntamento per tutti nel pomeriggio, sul versante italiano, Rifugio Torino alla Punta Helbronner.

 

Aiuguille d’Entrèves

Sono in cordata con Dario, fotografo della prestigiosa testata Desnivel e Sandy la nostra Guida Alpina poco più che ventenne. La nostra destinazione è il versante italiano, che raggiungeremo con la cabinovia, e poi l’Aiguille d’Entrèves. La giornata spettacolare che era, comincia a cedere il passo a qualche nuvola, mentre risaliamo il ghiacciaio che porta all’attacco della via. Sono indeciso se lanciare il drone e fare qualche ripresa, temo per la sua incolumità ma diavolo, non l’ho certo portato solo per fare peso nello zaino.

Ph: Marco Melloni

Una volta raggiunto l’attacco della via togliamo i ramponi e cambiamo l’assetto della cordata, distanze ridotte, si comincia ad arrampicare. Una decina di anni fa mi ero prefissato di fare una via sul bianco ogni primavera e l’Aiguille d’Entrève rientrava nei miei desideri, purtroppo non riuscii mai a farla, o meglio, per fortuna, così questa volta sarebbe stata una vera prima. La via che porta in vetta e che ridiscende, percorre tutto il filo di cresta e, credetemi, in certi punti è davvero affilata ed aerea. Le difficoltà non sono elevate e il granito, scuro da questo lato del Bianco, è estremamente ruvido e dispetto delle apparenze, solido.

Ph: Marco Melloni

Sono il terzo di cordata e approfitto di ogni micro-pausa per scattare fotografie con la reflex che, povera lei, riceve in continuazione colpi sulla roccia. Sul percorso incontriamo una lama di roccia che si protende letteralmente sulla Val Veny, 1.000 m più in basso, Sandy ne raggiunge per prima l’aerea estremità per poi cedere il posto a noi che a turno ci scattiamo un’epica fotografia.

Da qui la via scende di qualche metro per poi salire decisa verso la vetta a 3.604 m. Superata la cima facciamo una piccola pausa e dal terrazzino su cui siamo ne approfitto per far decollare ancora una volta il drone. Il ronzio delle eliche e il tintinnio dei moschettoni delle altre cordate ci tengono compagnia in questo luogo fuori dal tempo. Percorriamo tutto il tratto di cresta che in discesa conduce al ghiacciaio, poi re-indossati i ramponi, lo percorriamo fino al Rifugio Torino, ricompattandoci con il gruppo.

Ph: Marco Melloni

Sulla terrazza del rifugio l’atmosfera è euforica, con il passare delle ore le varie cordate del gruppone rientrano, anche David Goettler che con una giornalista ha fatto il Dente del Gigante; mentre beviamo una birra o forse tre ci raccontiamo le avventure appena concluse, scattandoci poi una foto di gruppo con la cima del Bianco in sottofondo.

 

Una notte al Rifugio Torino

La sera passa fra i racconti di Hervé, una partita a briscola con le carte bergamasche, polenta e vino rosso. Sandy aveva deciso di caricare il gallo prima dell’alba per farci ammirare i primi raggi del sole sul ghiacciaio ed infatti alle 6,30 stiamo già attraversando la Mer de Glace, che in circa 6 Km riporta all’Aiguille du Midi.

 

Il ghiacciaio della Mer de Glace

Nella parte più bassa del ghiacciaio si aprono enormi crepacci ma anche se non ci è permesso avvicinarci più di tanto, non possiamo fare a meno di notare che in alcuni di essi il fondo si perde nel buio delle decine di metri.

Dopo essere risaliti per circa un Km, passando il Gros Rognon ci dirigiamo verso sinistra, il nostro obiettivo è la punta Lachenal 3.613 m e la traversata est nord-est.

Ci fermiamo per una pausa e una ricognizione col drone sul colle che guarda la est del Tacul, il sole è alto nel cielo delle 11.00 circa e i seracchi a poche centinaia di metri da noi, brillano sotto i suoi raggi.

Ph: Marco Melloni

La punta Lachenal e il suo Traverso

Aggiriamo la prima cima dal lato ovest, dove la vista si apre sul canale sottostante, poi Sandy ci cala sul pendio di neve sottostante, prima di calarsi in doppia raggiungendoci.

Ph: Marco Melloni

La via prosegue con un traverso su neve per raggiungere una seconda parete di roccia. Chiaramente Sandy va da prima ed effettua tre tiri mettendo un paio di friends di protezione, prima di allestire una sosta e darci il via. Vado da secondo, anche qui non ci sono difficoltà particolari ma è una bella arrampicata, resa un po’ più difficoltosa dal fatto che non togliamo i ramponi. Raggiungo la cima e aspetto che Dario faccia altrettanto, poi ci scattiamo qualche foto di vetta, un brevissimo video, e cominciamo la rapida discesa portandoci in fretta fuori dal tiro dai seracchi del Tacul, poi attraversando il ghiacciaio sotto i Cosmique, per risalire infine la cresta dell’Aiguille du Midi.

Ph: Marco Melloni

Siamo in giro da quasi 6 ore, mi sento tanto provato quanto in estasi, e sono talmente affamato che mangio due panini durante la discesa con le due funivie verso Chamonix.

Il terzo giorno si conclude in hotel, con la diretta di David Goettler alla Speaker Series di The North Face, e la presentazione dell’AMK.

Già ma che cos’è poi questo Advanced Mountain Kit?

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