Daniela Billi racconta la sua esperienza alla New York City Marathon 2025, corsa a 66 anni, come regalo da parte figlio Lorenzo Lotti, noto running coach italiano. Un viaggio emotivo, tecnico e familiare che culmina con il traguardo sotto le 4 ore. Un tributo alla corsa, alla dedizione e al legame madre-figlio.

Un regalo che vale una vita
La mia New York City Marathon non è stata la decima maratona, come avevo immaginato. È stata la nona. Ma non importa. Perché questa gara è stata molto di più. Un regalo inaspettato, emozionante, indimenticabile! Un dono di mio figlio Lorenzo per il mio 66° compleanno. Dentro una busta bianca, anonima, c’era scritto: “Parteciperai alla Maratona di New York 2025 insieme a me”. Ho pianto. Di gioia, di stupore, di gratitudine. e da qui è partito tutto…

Allenarsi con Lorenzo Lotti, mio figlio!
Da quel giorno, maggio 2025, è iniziato il mio percorso. Io, che vengo dalla vecchia scuola, ho seguito per la prima volta un programma moderno, preciso, calibrato. Lorenzo, che ha iniziato tardi ma è diventato un coach stimato, mi ha guidata con pazienza e rigore. Allenamenti scaricati sul Garmin, tabelle adattate ai miei progressi, lunghi completati con fatica ma anche soddisfazione. Non ho saltato nemmeno una seduta.

L’arrivo a New York
Siamo arrivati il 30 ottobre, dopo un viaggio complicato dal maltempo. Ma appena ho messo piede nella Grande Mela, ho sentito che qualcosa stava cambiando. Ero già stata lì nel 2016, da spettatrice. Stavolta ero protagonista. Ero elettrizzata.

Central Park, il primo passo
Venerdì mattina, sgambatina con Lorenzo a Central Park. Usciti dall’hotel, ci siamo immersi in un fiume di runner. Molti conoscevano Lorenzo, ci fermavano per un selfie, una parola. Io osservavo, respiravo, vivevo. Ogni istante diventava memoria.

Shake Out Run con Sempredicorsa
Sabato mattina, la Shake Out Run organizzata da Sempredicorsa con Dario ed Emanuele. Oltre 150 runner, entusiasmo alle stelle. Un momento di condivisione autentica.
Race day: 4 del mattino
Sveglia alle 4, colazione, metropolitana, Ferry Boat. L’alba su New York, la Statua della Libertà che ci osserva. Arrivo a Staten Island, freddo pungente, ma cielo limpido. Caffè bollente, bagel, berrettini. Con Giuliano, atleta seguito da Lorenzo, ci scaldiamo. Mancano due ore. Sono pronta.
Lo sparo, si parte
L’inno americano, lo sparo. Sul POnte di Verrazzano mi sento trascinata da un’onda festosa. Guardo spesso il Garmin, per non esagerare. Do il cinque ai bambini, mi sposto sul lato per sentire meglio il tifo. Mi chiamano per nome. Mi incitano. È tutto meraviglioso…questa è New York!
Gli ultimi chilometri
Scambio parole con altri italiani, seguo le istruzioni di Lorenzo. Gli ultimi 10 km sono duri, ma le gambe tengono. Entro a Central Park. Saliscendi, ma mi sembra tutto in discesa. Il pubblico che incita altre migliaia di corridori è incredibile. Capisco che ce l’ho fatta. Il mio obiettivo segreto era di scendere sotto le 4 ore.

3h58’46”
Taglio il traguardo. Non riesco a descrivere la felicità. Vedo Lorenzo, mi viene incontro. Ci abbracciamo fortissimo. È il nostro momento e non lo dimenticherò mai.

Grazie New York, grazie Lorenzo
Ho corso con giovani e meno giovani. A 66 anni ho concluso la maratona con una media di 5’35” al km. Stanca, ma non distrutta. La corsa coinvolge corpo, mente, relazioni. E la motivazione, anche questa volta, mi ha portato lontano. Un enorme ringraziamento va a mio filgio Lorenzo che ha saputo trasformare con la sua passione un regalo di compleanno in qualcosa di molto più grande. Da parte mia posso solo dire che ogni maratoneta dovrebbe correre New York almeno una volta nella vita. Lorenzo mi ha permesso di raggiungere un altro sogno nel cassetto, si è dedicato a me, facendomi vivere qualcosa che va molto oltre la corsa. Non lo dimenticherò mai.





