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Enrico Mosetti: sci ripido sulle Alpi Giulie

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enrico mosetti

Enrico Mosetti Interview: sci ripido a Sella Nevea e sulle Alpi Giulie

Intervista di: Luca Minigher
Dal #1 2021 di 4outdoor magazine

Enrico Mosetti, meglio conosciuto come “Mose” è una Guida Alpina friulana classe 1989. Chi nasce sulle sponde goriziane dell’Isonzo, si porta le Giulie nel sangue e nell’anima. È qui che Enrico, già da bambino mette ai piedi per la prima volta gli sci e capisce che questa non sarà solo una passione, ma una grande storia d’amore in continua evoluzione, dalle grandi classiche verso il richiamo, irresistibile, del ripido.

Ciao Enrico come è nata la tua passione per lo sci?

Ciao a tutti, ho messo per la prima volta gli sci a Valbruna, un piccolo paesino in provincia di Udine vicino a Tarvisio. Lo svezzamento che mi ha fatto capire che lo sci ripido è la mia più grande passione l’ho avuto a 17 anni. Durante la festa del Patrono di Gorizia ero a casa da scuola ed ho sciato “l’Huda Palica” (tradotto significa bastone cattivo), una discesa di circa 40° situata al confine tra Austria e Slovenia. Mi sono avventurato da solo in questa mia “prima” discesa e l’emozione che ho provato mi ha fatto capire quanto eccitante sia lo sci ripido. Da lì in poi ho iniziato a sciare sempre più canali fino a quando a 23 anni ho provato e passato la selezione per diventare Guida Alpina. Nell’inverno del 2013 mi sono trasferito a Sella Nevea.

enrico mosetti

Raccontaci qualcosa di Sella Nevea

Sella Nevea è un piccolo paesino nel comune di Chiusaforte, tra le Alpi Giulie in Friuli Venezia Giulia, al confine con la Slovenia. È situato tra la catena dello Jof Fuart del Montasio a nord e la catena del Kanin a sud. Il paese è a quota 1.080 m mentre gli impianti arrivano a 1.800 m ed ha la particolarità di essere molto nevoso. Gli anni in cui ha nevicato “poco” a marzo si trovavano ancora 4 metri di neve.

Sella nevea è la patria del freeride per il Friuli Venezia Giulia, cosa la rende cosi speciale?

Come dicevamo, a Sella Nevea nevica sempre tantissimo. Questo grazie alla vicinanza con il mare ed i venti che conciliano con le nevicate. È un piccolo ma grande paradiso per lo sci ripido e freeride.  I venti umidi producono una neve che si appiccica molto e la rende ottimale per essere sciata anche giorni dopo la sua caduta.

Hai qualche consiglio per chi volesse sciare a Sella Nevea quest’anno?

Quest’anno le condizioni sono incredibili. Tantissima neve e a incrementare le magnifiche condizioni sono stati i venti arrivati da sud che hanno permesso la creazione di un manto nevoso stabile, con pochissimo rischio di valanghe. Rispetto a posti più continentali, qui le condizioni sono sempre più sicure.  I classici canali da poter sciare solamente con l’ausilio degli impianti sono “il foro” del monte forato, una classica e bellissima discesa di facile/media difficoltà. La discesa che butta a sud verso gli impianti Sloveni (Krnica), che presenta molte varianti per tutti i livelli. Poi “livanl lunk (traduzione: slavina lunga)” una discesa di 1000 m partendo dall’arrivo della cabina e con arrivo a base degli impianti. Per i più volenterosi e attrezzati di “pelli” si apre un altro grande capitolo: con una o tre ore di pellata si presentano tantissime discese. La classica è la “Ursic” che presenta tante varianti e con polvere presente anche in aprile. Poi troviamo “Ombra”, un classico terreno carsico pieno di gobboni, insomma un divertente snowpark naturale. “Sart” una discesa che parte da 1.800 metri a sud, in Valresia, e con 1 km di discesa a 30°. “Discesa del Kanin” che presenta una discreta difficoltà e la necessità di eseguire delle doppie durante il percorso.  Sempre attrezzati di pelli, partendo dal lato meridionale di Sella e con arrivo al Montasio, si possono trovare più di 30 gite molto divertenti. Al momento in quota (sul Kanin) si trovano già più di 5 metri di neve.

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Se volessi passare una settimana a Sella Nevea, un consiglio su dove pernottare?

Il paese non offre molte possibilità, mentre all’arrivo della prima cabinovia si trova il rifugio Celso Gilberti. Un luogo magico, comodo come partenza per ogni gita e soprattutto un’accoglienza con i fiocchi. I gestori del rifugio sono un allenatore di sci alpino oltre che appassionato di montagna/freeride (pronto a fornirvi informazioni riguardo la neve) ed Irene che sarà pronta ad accogliervi con una bella birra e dei buonissimi piatti caldi. Sottolineo questo posto perché è ormai un punto di ritrovo per gli alpinisti, freerider, speleologici ed appassionati di montagna che frequentano le Alpi Giulie.

 

Altri bei posti per sciare sulle Alpi Giulie?

Non si sente molto spesso parlare delle Alpi Giulie per il freeride perché non sono molto facili da sciare. Le Alpi Giulie Slovene presentano molti bei canali sciabili, ma le condizioni sono davvero ostiche. Ramponi, piccozza, corda ed un bel bagaglio di esperienza sempre nello zaino. Inoltre, la neve spesso è ghiacciata e difficile da sciare. Da Sella Nevea fino a Vogel, in Slovenia, non ci sono impianti e quindi bisogna armarsi di pelli per scendere e raggiungere canali sciabili. Ci sono anche pochi rifugi e pochi appoggi su cui fare riferimento. Diciamo che è un ambiente un po’ ostile e non adatto a chi non ha troppa esperienza in questo campo.

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Cambiando discorso, quali sono le imprese di cui sei più fiero?

Inizierei con la discesa della Caroline Face, la parete più pericolosa e difficile del Monte Aoraki, il monte più alto della Nuova Zelanda, più comunemente chiamato Monte Cook. Il 27 ottobre del 2017, dopo l’ascensione durata 7 ore e mezza, abbiamo sciato la parete per un totale di 2.000 metri di dislivello.  Un’incredibile giornata, una delle pareti più grandi che abbia affrontato e una delle linee più spettacolari che avrei mai potuto immaginare di sciare! Le condizioni della neve erano davvero ottime. Un’altra impresa a cui sono affezionato risale al 2015 quando sono partito per il Perù. Inizialmente saremmo dovuti essere io ed un fotografo ma il secondo ha avuto un imprevisto qualche giorno prima della partenza, quindi sono partito da solo. Un viaggio durato un mese in cui ho sciato ben 4 montagne: due 5.000 e due 6.000. Uno dei due 5.000 è stata una “prima discesa”. Per quanto riguarda i 6.000, il primo è stato “Atesonraju” dove ho sciato la parete est, ripida 50° e lunga circa 1.000 metri. Il secondo 6.000 è stato “Toclaraju”, li ho sciato la parete ovest e sono stato il secondo, il primo a sciarla è stato un Americano circa 10 anni fa.

Hai mai praticato l’Heliski?

Ho organizzato delle settimane guidate, tramite Heliski Albania, in Albania. Lì è presente un terreno speculare a quello delle Giulie: carsico, tanti archi naturali sciabili, montagne non tanto alte, fondo valle basso e i venti spingono aria gelida che si incontra con quella dell’adriatico producendo tantissima neve. Lo stesso anche in Cossovo, lì si trovano delle discese piene di faggi che non hanno niente da invidiare al Giappone, poi la birra costa 25 centesimi quindi direi che è un piccolo paradiso. La particolarità del Cossovo è che sembra di tornare 50 anni indietro nel tempo, la gente vive di pastorizia, il livello socio culturale è abbastanza basilare e ci sono pochissimi impianti per sciare.

enrico mosetti

Grazie della disponibilità Mose!

Grazie a voi per lo spazio dedicato. Vorrei ringraziare anche i miei sponsor: Ferrino, Black Crows, Patagonia Europa, Tecnica, Ski Trab e Level Gloves che mi supportano in quello che faccio.

 

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