Interviste di : Giacomo Veduti
Jeff Mercier dimostra che l’esplorazione e la scoperta nell’alpinismo moderno sono ancora possibili. Scegliendo di scalare sul ghiaccio, asseconda il suo desiderio di trovare sempre qualcosa di nuovo, perché questo elemento cambia continuamente in modo rapido e inconfondibile. La linea di salita diventa una forma d’arte, una linea tracciata su una pagina di ghiaccio. “Ephemeral”, film parte della rassegna BANFF Italia 2026, racconta di queste salite tra il Monte Bianco e l’Islanda dove passione, avventura e meraviglie naturali, spingono Jeff a sfidare i propri limiti.
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Le interviste
FRANCESCO VALENTINUZZI, il regista
Ciao Francesco, come è nata l’idea di questo film? L’Islanda è famosa per le condizioni meteo difficili e filmare all’interno di grotte e crepacci ghiacciati non deve essere stato facile. Com’è stato gestire la produzione?
L’idea del film è nata dopo aver scoperto le incredibili foto di Jeff, in un periodo in cui mi stavo approcciando alla montagna come fotografo di sport e avventura. L’Islanda è stata una meta scelta da Jeff, che conosce molto bene il territorio; grazie anche al supporto delle guide Matteo Meucci e Agust Atli, abbiamo lavorato con un gruppo molto affiatato e sapevamo esattamente cosa stavamo cercando. Siamo stati fortunati: solitamente a novembre le condizioni sono instabili, ma abbiamo avuto ben nove giorni di meteo perfetto. Gestire la produzione è stato comunque stressante, poiché bastava un minimo errore per compromettere tutto.

Ci puoi parlare del titolo del film?
Il titolo Ephemeral è stato scelto dal regista Josiah Jones e da Jeff. Riflette l’idea che non sia solo il ghiaccio a essere un elemento effimero, ma anche quella sensazione di leggerezza e felicità che si prova quando si riescono a superare i propri limiti.

Qual è il momento/la cosa che ti ha colpito di più nella realizzazione del film?
Le riprese nella grotta sono state il momento più significativo. Nel film durano solo pochi minuti, ma siamo rimasti nello stesso punto per quasi quattro ore per preparare tutto: il posizionamento delle camere, la sicurezza del team in caso di crolli e la preparazione di Jeff. Quando ha concluso la sua impresa, io e Josiah ci siamo commossi: sapevamo di aver assistito a qualcosa di unico.
JEFF MERCIER, il protagonista
Ciao Jeff, durante le tue esplorazioni hai sicuramente visitato tantissimi luoghi incredibili. Era la prima volta che andavi in Islanda? A quali requisiti dovevano corrispondere i luoghi che hai scelto per scalare, e qual è il posto che ti ha colpito di più?
Da circa dieci anni avevo scoperto i ghiacciai d’Islanda. Ovviamente i ghiacciai contano molto, ma devo ammettere che l’incontro con Matteo mi motiva a tornarci regolarmente, perché mi piace molto passare del tempo con lui.
La prima cosa a cui guardo è la sicurezza. Era quindi necessario che i luoghi scelti non presentassero alcun rischio, né per l’arrampicatore né per l’assicuratore che rimane sul fondo del mulino per tutta la salita. Il secondo punto riguarda l’estetica e le possibilità offerte dal mulino. I colori e le forme create dalla natura sono per me un elemento decisionale molto importante. In Islanda il colore del ghiaccio va dal bianco o blu fino al nero. Apprezzo particolarmente il ghiaccio nero, il cui colore deriva dalle polveri di lava.
Per quanto riguarda le forme, i pilastri e le pance strapiombanti attirano particolarmente la mia attenzione, perché mi piace quando la mia arrampicata è fisica ed esigente.
Nel film mi si vede arrampicare su una lastra di ghiaccio molto sottile: questo richiede una buona valutazione prima di lanciarsi nella salita. Mi piace quando bisogna riflettere prima di agire: è un criterio molto importante nell’alpinismo. Una volta presa la decisione, è sempre complicato tornare indietro.
I mulini profondi sono quelli che mi impressionano di più. Tutto è amplificato: il suono risuona all’infinito, la luce si attenua man mano che si scende, e l’oscurità è sempre più angosciante della luce del giorno.

Puoi dirci di più sul tuo rapporto con il ghiaccio? Quando e come hai scoperto che questo era il tuo elemento?
Ho iniziato davvero l’arrampicata su ghiaccio all’età di 20 anni. Meno di due anni dopo ero diventato completamente dipendente da questo elemento. Già all’epoca il suo carattere effimero mi attirava particolarmente. Il fatto che sia presente solo per poche brevi settimane all’anno mi motiva ancora di più. Le condizioni meteorologiche sono variabili: bisogna farsi trovare pronti nel giorno giusto, perché il giorno dopo il meteo potrebbe aver fatto scomparire il ghiaccio.
Ci sono alcune cascate che salgo ogni anno da oltre vent’anni; non mi stancano, perché le forme sono sempre diverse a seconda dell’apporto d’acqua, delle temperature o del vento: una cascata è sempre differente.
Mi piace anche l’impegno che queste ascensioni richiedono. La nostra sicurezza è legata alla qualità dei punti di protezione che avvitiamo nel ghiaccio. In definitiva, siamo responsabili di ciò che facciamo dall’inizio alla fine: dalla decisione di salire all’itinerario scelto, fino alla qualità e all’affidabilità dei punti di protezione che posizioniamo.
Per tutte queste ragioni, l’arrampicata su ghiaccio mi dà un senso di realizzazione unico di cui non posso fare a meno.

Quando non scali sul ghiaccio, come ti alleni e come cerchi di prepararti fisicamente?
Non mi piace parlare di allenamento: arrampico tutto l’anno, ma prima di tutto per passione. Mi alleno ogni settimana, sia all’aperto sia al chiuso; poi, a partire dal mese di settembre, inizio il dry-tooling per lavorare più specificamente sui muscoli coinvolti nell’arrampicata su ghiaccio. Naturalmente, non appena le condizioni in alta montagna sono buone, pratico l’alpinismo.
Se a 55 anni riesco a mantenere un buon livello è prima di tutto perché sono appassionato di questa attività.
Recentemente ho vinto la competizione organizzata in Québec in occasione del Festi Glace. Sono il decano di questa competizione, ma nonostante ciò è da tre anni che mi impongo al primo posto.
Sei sempre alla ricerca di nuove sfide e nuovi progetti. Hai già un’idea per la tua prossima impresa?
Sono alla ricerca di un mulino estremamente profondo, con una profondità di circa 100 metri. Il mio obiettivo sarà scalarlo in un’unica tirata, senza fermarmi e senza preparazione. È una distanza che non è mai stata percorsa su ghiaccio.








