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I bambini e la corsa in natura

La natura può essere una grande maestra di vita per i nostri figli. Scopriamo i suggerimenti di Mountain Connection per accompagnare i bambini nella corsa in natura.

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Sport all’aria aperta e benessere, i suggerimenti di Mountain Connection per accompagnare i bambini nella corsa in natura. In collaborazione con CMP.

I benefici della corsa all’aria aperta

I benefici delle attività all’aria aperta sono innumerevoli, sia per gli adulti sia per i giovani sportivi. Per i più piccoli, è anche una scuola di vita della quale non si dovrebbe mai fare a meno. I ritmi della società moderna si riflettono sull’esistenza dei nostri figli, nonché sugli allenamenti settimanali di sport che già svolgono. La natura, invece, ha altri tempi, fornisce altri stimoli, è imprevedibile, non aspetta e non ha fretta. Proprio per questo motivo non si possono introdurre i bambini alle discipline indoor e outdoor nello stesso modo.

 

L’importanza del primo approccio 

Lo spirito con cui si approccia un allenamento di corsa in pista o su strada è molto differente rispetto a quando si pratica un’attività immersi nella natura. Penso che saper apprezzare le sensazioni e il benessere che ne derivano sia il vero valore da trasmettere ai più piccoli, piuttosto che pensare alle prestazioni.

 

Monitor e Sport

Al giorno d’oggi la sedentarietà ha preso il sopravvento e i bambini sono più attratti dai monitor che dallo sport, a maggior ragione se la disciplina in questione è individuale, poco “divertente”.

 

Gestiamo la fatica

Inizialmente, soprattutto in tenera età, uno degli aspetti più difficili da gestire è la fatica. Per evitare che il bambino associ le prime uscite a una sorta di tortura, sarà necessario iniziare per gradi seguendo i suoi tempi. I piccoli sono creature guidate dall’istinto e dalla curiosità, e sono proprio questi gli aspetti che vanno coltivati, ma non sempre è facile. Bisogna sapersi immedesimare in loro, essere pronti a fare sempre un po’ meno per far sì che non siano mai troppo stanchi. Magari lasciando qualcosa in sospeso che faccia venir loro la voglia di tornare. Al contrario, alcuni hanno bisogno di essere spronati: è importante da parte del genitore o della figura sportiva trovare l’equilibrio giusto motivando il bambino senza insistere troppo. Non bisogna porsi nessun tipo di obiettivo. Il figlio di un genitore sportivo probabilmente crescerà già in un determinato ambiente, e sarà più motivato a seguirne le orme: siamo noi i primi esempi per i nostri figli.

 

Bambini o atleti?

Durante questa fase, non bisogna considerare i figli come degli atleti, tutto deve essere divertimento. In questo modo le capacità fisiche, intellettive e psicologiche cresceranno parallelamente, e i bambini impareranno a muoversi sempre con maggior sicurezza, velocità e minor fatica.

 

Sport e Madre natura

L’obiettivo delle prime uscite dovrebbe essere l’attenzione alle sensazioni. Differenti tipi di terreno, il vento sulla pelle, la bellezza dei panorami, i profumi del bosco. Ci si ferma spesso, guardandosi intorno si impara a conoscere ciò che ci circonda, prestando attenzione a molte cose. L’esatto opposto di ciò che accade davanti a uno schermo: questa stimolazione dei sensi ha un importante impatto positivo sul sistema fisiologico.

 

Movimento è la parola d’ordine!

I bambini si sentono sempre dire di non correre, qui invece la parola d’ordine è: “Movimento!”. Le passeggiate o escursioni nella natura sono meno regolamentate che altri sport. Qui si può saltare nelle pozzanghere, arrampicarsi sugli alberi, balzare da un sasso all’altro, giocare con le pigne, fare brevi corse su diversi terreni e pendenze… una libertà che nella vita odierna non c’è, e che è propria di questi ambienti. 

 

Noi siamo la natura

In termini più romantici, si può far capire che durante le uscite i piedi devono diventare un tutt’uno con il terreno. Il respiro deve essere sincronizzato con quello degli alberi, la mente vaga leggera e i problemi che ci sono stati durante il giorno si allontanano. Lo sport all’aperto non è un compito, bensì un privilegio, ed è proprio grazie a queste attività che si gettano le basi per una concreta cultura ambientale, educazione fondamentale dei giorni nostri.

 

Un beneficio motorio

Inoltre, non è indifferente il beneficio motorio che deriva da queste esperienze, con gesti tutti diversi, tutti adattati alla situazione che esiste solo in quell’istante e in quel posto, creando un bagaglio tecnico che il giovane porterà con sé per tutta la vita. 

 

Valutiamo il percorso

Si impara a effettuare una corretta valutazione del pericolo. Nelle palestre certo si corrono dei rischi, ma mai come in ambienti selvaggi, dove la legge della natura la fa ancora da padrona. Terreni aspri, meteo avverso, tratti esposti sono aspetti che bisogna saper gestire: insistere oppure capire quando è meglio tornare indietro. 

 

La stanchezza nei bambini

A livello energetico è importante ricordare che i bambini non hanno la capacità di percepire la stanchezza come un adulto, quindi è utile avere con sé dei dolcini (caramelle, cioccolato) per ricaricare rapidamente le batterie e allo stesso tempo può essere considerata anche una meritata ricompensa. 

 

Iniziamo per gradi

Dopo una prima fase di “avvicinamento”, si potranno aumentare il numero delle uscite, la lunghezza e l’intensità delle stesse, facendo però attenzione a non mettere troppa carne sul fuoco. Inizialmente sarebbe meglio sviluppare nel giovane una buona velocità con un po’ di resistenza, per esempio alternando qualche allungo a tratti camminati su un terreno agevole con facili pendenze. 

 

Lasciamo da parte la fretta

Durante la crescita sportiva non si deve mai aver fretta di raggiungere dei risultati perché, oltre che mentalmente, si rischia di sovraccaricare fisicamente i bambini. A tal proposito, si presta attenzione ad adeguare i giusti carichi per non affaticare il corpo.

Gradualmente i bambini impareranno a “sentire” il corpo: livello di stanchezza, percezione della fatica, stato di forma giornaliero. Impareranno anche a essere più forti a livello psicologico: il podismo, di base, è uno sport individuale e si imparano la tenacia e l’indipendenza, potendo contare solo sulle proprie capacità e, mentre in pista, in palestra o su strada si è comunque sotto lo sguardo di qualcuno, se si corre nel bosco si impara anche a stare da soli, in sintonia con la natura. 

 

Le società sportive

Spesso accade che, soprattutto durante l’adolescenza, si senta il bisogno di relazionarsi con i propri coetanei. Per rispondere a questa necessità può essere preso in considerazione l’inserimento dei figli in una società sportiva affinché vi sia condivisione della fatica, sostegno reciproco, rispetto dell’avversario e possano crescere come persone oltre che come atleti. 

 

Bambini o fenomeni?

Sempre più sovente giungono notizie di bambini che si sono resi protagonisti di prestazioni podistiche straordinarie, dando vita a un acceso dibattito sul reale beneficio di ritmi così frenetici sul loro stato di salute mentale e fisica. Nel nostro caso, l’approccio all’aspetto agonistico sarà automatico se il giovane sportivo lo riterrà di suo interesse e ne sentirà il bisogno; il bosco è il posto ideale dove concentrarsi sul “battito cardiaco” della Terra, per il momento la competizione lasciamola ad altri ambiti.

 

Madre natura, maestra di vita

Se, infine, dopo aver dimostrato l’ambizione necessaria e quel pizzico di follia tipico di chi è solito correre per monti e boschi senza apparente motivo, vorranno diventare degli atleti di queste discipline sarà un’altra storia, ma avranno avuto una maestra e insegnante insostituibile: la Natura.

A cura di Mountainconnection.it  |  in foto: la piccola Delaila De Guio con outfit CMP

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