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Ice swimming: la nuova frontiera dell’estremo

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Siete amanti delle sfide?
Ogni volta che terminate un’impresa state già pensando alla successiva, ovviamente alzando l’asticella?

Bene, allora leggete attentamente qui e… iniziate a prepararvi per la vostra nuova, estrema e ghiacciata avventura.

Il 20 marzo del 2015 si è svolto a Murmansk, in Russia, il primo Campionato Mondiale di Ice Swimming, nuoto ghiacciato.
Il “nuoto ghiacciato” è definito come una disciplina natatoria che si svolge in acque di una temperatura di 5° C o inferiori. Anche se l’immersione in acque ghiacciate è tradizionale in paesi come la Russia e la Finlandia, gli eventi di lunga distanza sono nuovi, un mondo lontano dai colbacchi e da grappa e vodka.

ice swimming Foto: Shamil Tanna

La gara si è svolta su distanza di un chilometro in una vasca da 25 metri, all’aperto, mentre fuori il paesaggio era completamente bianco e ghiacciato.

Niente muta, solo costume, occhialini e cuffia.

La disciplina, seppur veramente estrema, è cresciuta e sta continuando a crescere: 50 sono stati i nuotatori arrivati a Murmansk da tutto il mondo, compreso Argentina, Australia e, addirittura, Zimbawe.

Patrick Corcoran, un manager di una concessionaria automobilistica di Dublino e nuotatore del ghiaccio per quasi un anno afferma:

“Un chilometro di nuoto ghiacciato è l’Everest del nuoto. Non si tratta di essere veloce, si tratta di avere forza ed energia mentale. Un nuotatore olimpico non sarebbe durato un secondo in questa acqua. La vostra mente grida costantemente ‘Fuori di qui!’ Ti senti come Shackleton in una spedizione. Poi arriva il recupero – il  nuoto è solo il 35 per cento dello sforzo totale; il 65 per cento viene dopo. Devi combattere per tornare nel mondo. E’ veramente estremo.”

Foto: Shamil Tanna Foto: Shamil Tanna

Eh sì, perché oltre a nuotare per 1 chilometro in una piscina ghiacciata, gli atleti, una volta terminata l’impresa, devono affondare il recupero e combattere l’altissimo rischio di ipotermia.
Una volta fuori dalla vasca i nuotatori hanno le estremità totalmente congelate: non sono in grado di vestirsi da soli e anche la capacità di articolazione linguistica è alterata.
Per “tornare nel mondo” solitamente il tempo impiegato va dai 20 minuti alle 3 ore, in base al tempo trascorso in acqua e all’esperienza degli atleti.

“La gara non è terminata fino a quando la ripresa è finita”, dice il concorrente sudafricano Ram Barkai, fondatore della International Ice Swim Association (IISA). “Se si spinge troppo, sarà il ghiaccio a vincere. La gente chiede perché spingiamocosì in là i limiti, ma non capiscono che abbiamo programmato ogni dettaglio. Prendiamo precauzioni di sicurezza. Nessuno di noi ha un desiderio di morte.” 

Foto: Shamil Tanna Foto: Shamil Tanna

Se la sfida vi ha accattivato… sul sito della IISA ci sono tutte le prossime gare e su Red Bulletin potrete leggere l’intero servizio e lasciarvi affascinare dalle splendide immagini fotografiche.