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Intervista Bruno Compagnet, l’ultimo freerider

di - 08/01/2024

Bruno Compagnet - Scarpa - Intervista

Bruno Compagnet, sulla cresta dell’onda da almeno 20 anni, incarna alla perfezione l’archetipo del freerider. E’ un piacere ospitarlo nuovamente sulle nostre pagine dopo tanti anni.

Quando ancora questo magazine si chiamava 4skiers ci incontrammo di persona alla prima o seconda edizione del King Of Dolomites di San Martino di Castrozza; io ero nella giuria e Bruno era parte di un team in gara.

Nelle sue BIO sul web si dice che sia originario di un villaggio nei pressi di Saint Lary sui Pirenei, figlio di una maestra di sci e di un pastore, che a seconda delle stagioni ami surfare la neve o le onde, concedendosi qualche giro in bicicletta fra un’attività e l’altra.

Ha vissuto in Dolomiti, a Chamonix e viaggiato parecchio alla ricerca di quella linea perfetta che dalla cima di una montagna, attraversa il corpo fino a far vibrare l’anima.

Uno stile autentico, con gli sci ai piedi o meno, ha permesso a Bruno di percorrere con disinvoltura la storia del freeride, restandone un personaggio chiave e credibile, capace di innovare e ispirare anche le nuove generazioni.

L’intervista a Bruno Compagnet

Ciao Bruno, furono tua mamma e il resort di Saint Lary a trasmetterti la capacità e la passione per lo sci?

Ciao, sì, per quanto riguarda mia madre, al di là del fatto che mi ha dato la vita, mi ha insegnato molte cose, trasmettendomi il gusto per la lettura, i viaggi e una certa forma di libertà di pensiero e amore per l’avventura.

Per quanto riguarda la località di Saint Lary, da bambino ho trascorso lì degli inverni meravigliosi, imparando a sciare in condizioni a volte difficili, ma sviluppando una passione divorante per la neve e gli sport da tavola. Detto questo, all’età di vent’anni sono partito alla scoperta delle Alpi con solo un paio di sci… E guardando indietro penso che sia stata una delle migliori decisioni che abbia preso nella mia vita.

Bruno Compagnet - Scarpa - Intervista
Bruno Compagnet. Foto: layla kerley, Etna

Nelle definizioni di Free-rider o Free-tourer in cui ti si potrebbe incasellare, la parola Free sembra descrivere al meglio la tua natura, eppure agli albori della tua carriera fosti il primo europeo a partecipare ad un’importante competizione di freeride in Alaska e successivamente all’Xtreme Verbier. Come potè il tuo spirito libero sottostare ai vincoli di una competizione e cosa ti insegnò quell’esperienza?

Vengo dai Pirenei, una catena montuosa nel sud della Francia dove lo sci resta uno sport minore rispetto al rugby, e nessuno mi conosceva. Per trovare degli “sponsor” dovevo mettermi alla prova nelle competizioni… era il passaggio obbligato. All’epoca non esistevano i freerider come oggi. Nessun atleta era pagato per produrre contenuti. Chiedere soldi o un contratto ad un brand ed essere pagati per sciare era un fenomeno completamente nuovo che veniva dagli Stati Uniti, dove i video VHS supportati dall’industria dello sci avevano contribuito a innescare il movimento del freeride in tutto il mondo.

Questo mi insegnò accettare alcuni vincoli per poter vivere liberamente la mia passione. La competizione faceva parte del gioco. In compenso ho potuto sviluppare la mia passione e oggi continuo a sciare con lo stesso entusiasmo.

Bruno Compagnet - Scarpa - Intervista
Bruno Compagnet. Foto: layla kerley, Etna

C’è un posto dove non hai ancora sciato e non vorresti assolutamente perderti, e con chi vorresti condividere quel viaggio?

Sarà sicuramente una destinazione lontana e complicata da raggiungere… quindi qualcosa come: Mongolia o Lago Baikal in Siberia… Un ritorno nei Balcani… Attualmente sto cercando un posto lontano dal mondo (intendo dalla massa dei praticanti) per stare da solo nella natura e in montagna, con tutto ciò che questo comporta di buono e di restrittivo, è un valore aggiunto alla nostra pratica dello sci. Siamo stati invitati da amici a partecipare ad un viaggio in Kashmir con Layla, la mia compagna, che è fotografa e sciatrice e che ha condiviso la mia vita per molte stagioni.

Bruno Compagnet - Scarpa - Intervista
Bruno Compagnet. Foto: layla kerley, Etna

Le foto per il lancio del nuovo Scarpa Maestrale sono state scattate in parte in Norvegia e in parte sull’Etna, due luoghi molto doversi. Avevi mai sciato su un vulcano e su un’isola del mediterraneo? Dicci qualcosa di questa esperienza.

Le foto di questa campagna riflettono molto bene la realtà dei nostri inverni alla ricerca della neve… ma anche il modo in cui lavoriamo con Layla.

Ad esempio, siamo stati in Norvegia a febbraio, una stagione piuttosto tranquilla per lo sci alpinismo in questi paesi nordici. Ciò ci ha permesso di sciare su nevi fredde di qualità eccezionale sotto il silenzio delle notti del nord…

Tornando in una Chamonix piuttosto secca e senza neve, Layla ha cercato su internet la successiva bassa pressione e ci siamo resi conto che una storica tempesta di neve aveva appena colpito la Sicilia, villaggi e strade interrotti, una situazione eccezionale… ho contattato un amico: italiano Claudio Lanzafame che ci ha confermato le condizioni dantesche. Abbiamo caricato la macchina, e con il nostro amico François-Regis la mattina dopo eravamo sulla nave per Messina. Accolti dallo splendido tempo e dalle rovine di Taormina che siamo andati a visitare dopo una lunga notte insonne sulle autostrade italiane, abbiamo contemplato il cono immacolato e imponente dell’Etna. Dal Circolo Polare Artico alla Sicilia in meno di 24 ore…

La tua aria Freak tradisce un’attenzione accurata non solo per lo stile con cui scii o vesti ma anche per l’attrezzatura di cui ti doti, caratterizzata da una tecnicità che va ben oltre l’immagine.

A livello di immagine non credo di essere una persona che tiene particolarmente al proprio aspetto ma mi piace l’idea che le persone e le cose mantengano una certa peculiarità, personalità e stile. Questo rimane il grande appeal degli sport da tavola, dove è comunemente accettato che eseguire movimenti difficili e tecnici in pieno relax e facendo credere alle persone che siano facili, costituisce il Santo Graal definitivo dello stile. La pura performance deve cedere il passo a questa falsa apparenza di facilità. In generale, la standardizzazione delle tendenze e delle pratiche mi stanca. Rimango una persona relativamente semplice, credo, e sono piuttosto resistente all’idea di categorizzare e mettere anglicismi sulle pratiche, sia sulla neve che sull’acqua. Rimango soprattutto uno sciatore.

Bruno Compagnet - Scarpa - Intervista
Bruno Compagnet. Foto: layla kerley

Tuoi sponsor furono Norrona, finché con Black Crows iniziaste a produrre anche abbigliamento, e Dalbello prima di approdare in Scarpa.

Parlando proprio di Scarpa, cosa ti portò ad entrare nella Famiglia?

Per quanto riguarda la mia collaborazione con Scarpa, le cose sono accadute naturalmente sulla neve e un incontro casuale durante uno ski test sulle Dolomiti. All’epoca era solo una questione di attrezzatura e man mano che passavo sempre più tempo sulla neve ho scelto davvero la marca che più si adattava a me dal punto di vista tecnico, di comfort e di risposta alle esigenze della mia pratica. Che si sta spostando sempre più verso lo sci alpinismo. Mi piace l’idea della durabilità dei prodotti (scarponi) che uso per tutto l’inverno e potrei conservare per più stagioni.

Bruno Compagnet - Scarpa - Intervista
Bruno Compagnet. Foto: layla kerley

Sono appena usciti i nuovi modelli Maestrale. In cosa si sono evoluti rispetto alla stagione scorsa?

Si sono evoluti molto bene, il che è del tutto normale per un marchio che produce scarponi da montagna e da sci da oltre 70 anni, il know-how c’è. La facilità di calzata, i ganci, il comfort e il calore, ma anche la leggerezza, la rigidità, la tenuta del piede e del tallone in discesa… tutte queste cose e i parametri tecnici mi fanno amare il Maestrale.

E stranamente, una delle cose che mi fa amare di più questo scarpone, è che me ne dimentico mentre sono sulla neve.

In catalogo esistono 2 versioni: Maestrale e Maestrale RS, con quale dei due hai un feeling maggiore e perché?

Esistono due versioni in catalogo corrispondenti a diversi profili ed esigenze dello sciatore, uno sciatore potente e tecnico che si misura molto anche sulle piste andrà verso il Maestrale RS. Uno sciatore che preferisce le lunghe camminate con le pelli, lontano dagli impianti di risalita e dal mondo, sceglierà il classico Maestrale.

Bruno Compagnet - Scarpa - Intervista
Bruno Compagnet. Foto: layla kerley

A chi ti senti di consigliare questi scarponi?

A tutti gli sciatori che praticano intensamente lo sci alpinismo, utilizzando o meno gli impianti di risalita, e che desiderano scarpe tecniche e comode che diano il massimo delle sensazioni in discesa.

Peso: 1.400 g – tg. 27

Compatibilità: alpine touring – TLT

Gli scarponi ideali per gli sci alpinisti di tutti i livelli, sia in fase di salita che di discesa. Il piacere di sciare, su ogni tipo di percorso, è assicurato dal comfort immediato della scarpetta thermoformabile ed enfatizzato dalla forma più comoda. Tecnici e sostenibili: soddisfano alti standard di ecologia grazie alla scelta del materiale Pebax® Rnew prodotto da fonti rinnovabili. Performanti e leggeri: l’inserto in carbonio sullo scafo favorisce un controllo di alto livello e un dinamismo eccellente, oltre a rendere MAESTRALE lo scarpone più leggero sul mercato.

Realizzato in Pebax Rnew® lo scafo è reso unico dalla tecnologia Carbon Core. Questo inserto in carbonio sovra-iniettato garantisce un’immediata trasmissione degli impulsi allo sci, assicurando precisione e controllo anche nelle situazioni di sciata più difficili. Progettato in un’ottica sostenibile, oltre ad essere realizzato in Pebax Rnew®, materiale derivato da fonti rinnovabili, è completamente PVC Free.

Il footbed Ortholite è realizzato in materiali riciclati, inoltre è possibile eseguire la manutenzione in autonomia di tutte le componenti installate con l’utilizzo di attrezzi specifici.

Diplomato in Arti Grafiche, Laureato in Architettura con specializzazione in Design al Politecnico di Milano, un Master in Digital Marketing. Giornalista dal 2005 è direttore di 4Actionmedia dal 2015. Grande appassionato di sport e attività Outdoor, ha all'attivo alcune discese di sci ripido (50°) sul Monte Bianco e Monte Rosa, mezze maratone, alcune vie di alpinismo sulle alpi e surf in Indonesia.