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Kenneth McArthur e la beffa del 1912

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Questa è la storia di una grande beffa, che ha per protagonisti due sudafricani e riguarda i Giochi Olimpici di Stoccolma 1912. Oltre un secolo fa, quindi, e le testimonianze sono corrose dal tempo e confuse, bisogna fare un’opera di ricostruzione togliendo il superfluo per raccontare la storia di Kenneth McArthur, autore di una delle più grandi sorprese della storia olimpica della maratona.

foto: Archivio CIO foto: Archivio CIO

Fa molto caldo, a Stoccolma il 14 luglio 1912: è vero che siamo in Scandinavia, in un Paese tradizionalmente freddo, ma quando è estate il sole picchia, e forte. Ne fa le spese il portoghese Francisco Lazaro, che crolla al 30° km per fatica e disidratazione, senza più riprendere conoscenza, attirando sul Cio le critiche dei medici svedesi che accusano gli organizzatori di aver messo una gara così dura nel periodo più caldo della giornata. Davanti intanto, nella prima metà di gara, si è assistito alla fuga del finlandese Tatu Kolehmainen, che infligge distacchi pesanti agli avversari. Troppo pesanti, significa che sta spendendo troppo del suo risicato serbatoio di energie e infatti viene raggiunto dai due sudafricani Christian Gitsham e Kenneth McArthur.

Quest’ultimo è un naturalizzato nordirlandese, che ha iniziato a fare atletica solo dopo i vent’anni quando si è trasferito a Potchefstroom entrando nella polizia locale. Ha cominciato a correre la maratona 4 anni prima, ne ha corse 5 e non è mai stato battuto, tanto che il capo del comitato olimpico sudafricano era pronto a scommettere sulla sua vittoria. I due sono davanti a tutti, è chiaro che se non interverranno improvvisi cedimenti si giocheranno la vittoria alla fine. Ma non c’è acredine fra i due, sono compagni di squadra, hanno condiviso la trasferta insieme, l’hanno quasi costruita insieme da quando giungendo primo e secondo si sono qualificati per la trasferta svedese. Già, se non interverranno cedimenti: fa caldo, tanto e il rischio di disidratazione è altissimo. In tutti i ristori i due si sono fermati insieme, così Gitsham si ferma al ristoro per bere aspettando il collega, come d’accordo. Solo che il collega non si ferma, tira dritto davanti a un esterrefatto Gitsham, che riprende a correre quando ormai il rivale è andato via.

foto: Archivio CIO foto: Archivio CIO

McArthur taglia il traguardo esausto ma felice per aver conquistato il più grande trofeo possibile per un maratoneta, Gitsham arriva 58 secondi dopo, talmente stanco che non riesce neanche a lamentarsi per lo sgarbo subìto. Ma la storia è impietosa e alla fine tutti ricordano solo McArthur, il vincitore, colui che in 2h36’54” (sulla distanza di 40,2 km) ha iscritto il suo nome nell’albo d’oro.

Il destino però presenta sempre il conto: l’anno successivo il poliziotto sudafricano avrebbe potuto raccogliere, in termini economici, i frutti della sua vittoria olimpica, ma un infortunio a un piede gli costa la fine prematura della sua carriera. Nel 1931 torna con sua moglie conosciuta in Sudafrica a Dervock, la sua città natia, ma il cuore resterà sempre legato alla città che l’ha portato alla gloria imperitura e dopo la sua morte a 79 anni i suoi trofei verranno donati dalla sua vedova al museo della città.

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foto: Archivio CIO foto: Archivio CIO

Kennedy Kane McArthur è nato il 10 febbraio 1881 a Dervock, nell’Ulster, la porzione britannica dell’Irlanda. Mostra sin da ragazzo una grande propensione per la corsa ma la sua carriera sportiva nasce solo dopo il suo trasferimento in Sudafrica, nel 1901, e soprattutto dopo l’entrata nella polizia locale nel 1906. McArthur comincia a collezionare titoli nel cross e nel mezzofondo veloce nella regione del Transvaal, ma nel 1908 sperimenta per la prima volta la maratona vincendo davanti a Charles Hefferon, che sette mesi prima aveva vinto l’argento ai Giochi Olimpici. Successivamente McArthur corre altre 4 maratone sudafricane, vincendole tutte e qualificandosi per i Giochi Olimpici di Stoccolma, dove si aggiudica la medaglia d’oro. Nel 1913 un incidente a un piede in allenamento gli cosa la fine prematura della carriera. Morirà nella sua città natale il 13 giugno del 1960.