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Kiplagat, poker senza sorrisi

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Alla fine ha vinto il vento: alla eDreams Mitja Maratò di Barcellona la kenyana Florence Kiplagat ha sì conquistato la sua quarta vittoria consecutiva nella gara del circuito Iaaf Silver Label, ma non ha potuto attaccare il record mondiale che la connazionale Peres Jepchirchir gli ha sottratto venerdì. Sin da prima del via si era capito che le condizioni climatiche non erano ideali per il tentativo. Il kenyano Dickson Kipchumba e lo spagnolo Marc Roig hanno fatto il loro dovere di pacemaker passando ai 5 km in 15’47” con la Kiplagat che a quel punto aveva già un vantaggio di 37” su un quartetto formato da Sara Hall (Usa), Kuma Dibaba (Eth), Fionnuala McCormack (Irl) e Jessica Augusto (Por). Mentre la Kiplagat volava indisturbata verso la vittoria, la lotta si sviluppava per le piazze d’onore, con Dibaba e Hall davanti ai 10 km con 11” sulla Augusto. La statunitense accusava però la fatica venendo superata dalla lusitana, così la Kiplagat andava a vincere in un “comodo” 1h08’15”, la Dibaba coglieva la seconda piazza in 1h09’49”, la Augusto era terza in 1h10’36”. Dietro intanto era autrice di una buona prova, soprattutto nella seconda parte, Anna Incerti che andava a chiudere settima in 1h12’12”, miglior prestazione italiana dell’anno.

Il pokeri vittorioso della Kiplagat (foto organizzatori)

Podio tutto kenyano nella prova maschile: nella prima metà gara ha provato a seguire il ritmo l’etiope Zewdi Million Yehualashet, ma poi la vittoria è diventata una faccenda nazionale che al 15° km non riguardava più il due volte iridato di maratona Abel Kirui, rimasto staccato. A giocarsi la vittoria sono rimasti Meshak Koech, Joel Kimurer e Leonard Langat e proprio quest’ultimo, il meno accreditato alla vigilia, accelerava nel finale per andare a conquistare il successo in 1h00’52”, con Koech a 2” e Kimurer a 8”. Per Kirui quarta piazza in 1h01’30”. Primo italiano Paolo Natali, 30° in 1h09’58”.

RECORD A SORPRESA A HONG KONG

Record della manifestazione abbattuto alla Standard Chartered Hong Kong Marathon, grazie all’etiope Melaku Belachew autore di un notevole progresso cronometrico. La gara è andata avanti senza sussulti fino ad oltre metà gara quando davanti c’erano ancora 16 uomini. Il passaggio alla mezza era stato di 1h06’03” che non faceva presagire il primato, ma a quel punto hanno preso l’iniziativa i kenyani Stephen Chemlany, argento ai Giochi del Commonwealth e James Barmasai. Il loro vantaggio era di 14” ai 25 km, poi Barmasai ha perso terreno mentre il connazionale ha insistito transitando in 1h33’13” ai 30 km con 19” di vantaggio sul gruppo. A 7 km dalla conclusione la sua fuga è finita e la lotta nel gruppo ha visto emergere Belachew e il kenyano Julius Keter, incapace però di ricucire il gap scavatosi dopo il 40° km con l’etiope che volava verso la vittoria e il record di 2h10’31” con 3” su Keter, anche lui sotto il precedente primato. Terza posizione per l’altro etiope Adugna Takele in 2h11’32”.

Belachew, nome a sorpresa vincitore a Hong Kong (foto organizzatori)

La gara femminile ha avuto uno sviluppo simile a quella maschile con un gruppo di 11 donne davanti a metà gara in 1h18’09”. La selezione è iniziata dopo il 30° km con tre etiopi a contendersi la vittoria Gulume Tollesa, Bethelem Moges e Aberu Mekuria. Nel finale le energie maggiori erano appannaggio della Tollesa, già prima nel 2015 a Francoforte, che fermava i cronometri sul tempo di 2h33’39” con la Mekuria a 4” e la Moges a 9”. Da notare che la Top 10 è interamente composta da atlete etiopi.