Ci sono eventi che, prima di essere raccontati, vanno metabolizzati; l’ennesima race experience di Paolo Dellavesa alla 25k del La Thuile Trail di fine luglio con ASICS è stata diversa, più intensa ed emozionale che mai. Una gara tra i sentieri di La Thuile, con tappa obbligata al ristoro del rifugio Deffeyes, in un continuo susseguirsi di scenari magnifici al cospetto del ghiacciaio del Rutor e del Monte Bianco.

Un racconto vero
In molti crediamo erroneamente che gli atleti di livello come il nostro Paolo Dellavesa, una volta inserita la modalità “gara”, siano unicamente concentrati sulla prestazione cronometrica, risparmiando ogni minima distrazione superflua. Per Paolo non è così, pur essendo un atleta dall’indole estremamente combattiva e tenace, in gara riesce sempre a ritagliare pochi frame di memoria fotografica lungo il percorso, che lui stesso considera fondamentali e irrinunciabili. Il racconto di questa gara è l’esempio più autentico che gli atleti, elite o amatori indifferentemente, possono avere una doppia anima anche nelle gare più estreme, trasformando la prestazione agonisitica in ricordo indelebile, laddove le emozioni disegnano i contorni di immagini che rimangono eterne.

Anima sana in corpore sano, ovvero…ASICS
“Quale luogo migliore, se non l’alta montagna, riesce a conciliare mente e corpo, ristabilendo il giusto equilibrio tra salute fisica e benessere mentale? È qui che ASICS, acronimo di Anima sana in corpore sano, entra in gioco con la prestigiosa sponsorizzazione al La Thuile Trail organizzata tra boschi e prati della località omonima valdostana il 26 luglio. Gara, guarda caso, ai piedi della montagna più imponente d’Europa, il Monte Bianco.

Valori condivisi
Valori simili e condivisi, quelli tra il brand giapponese e la gara valdostana. La Thuile è un paese che non arriva a 800 abitanti, ma che da sempre ha ben compreso e saputo valorizzare la propria unicità. La grande fortuna offerta dalla natura va innaffiata giorno dopo giorno e la località valdostana ha sempre saputo farlo con costanza e impegno, per dodici mesi all’anno. Con il medesimo spiritio le azioni di valorizzazione del territorio sono state molteplici, spaziando dallo sci alpino, al trekking e alla mountain bike. Ad oggi La Thuile annovera strutture ed eventi di calibro internazionale. Il mondiale di sci alpino femminile e la coppa del mondo UCI di mountain bike sono sono gli esempi più eclatanti dall’altissimo spessore sportivo, grazie alla grande intraprendenza del paese intero e dei suoi abitanti.

La Thuile Trail, sempre meglio, anno dopo anno!
Con la stesse voglia di fare bene e crescere, gli organizzatori del La Thuile Trail confermano da anni una crescita costante per numero di partecipanti e sismpatizzanti lungo il percoroso. Una fama che la gara valdostana si conquista ad ogni edizione direttamente sul campo, grazie alla collaborazione di tutti. L’edizione 2025 a cui ho partecipato ha sfiorato complessivamente il muro dei mille iscritti su tre distanze. 42K e 70K, per correre sul filo di cresta di fronte al monte Bianco. Oppure la più accessibile ma per nulla banale 25K, la più partecipata. Proprio quella dove compare il mio nome nella lista iscritti. Una gara che ho vissuto con grande emozione, non risparmiando a me stesso nemmeno un grammo di fatica, ma senza dimenticare la bellezza incredibile dei luoghi che ho raggiundo di corsa, in un perfetto mix di gambe e cuore.

La bellezza del paesaggio
In un calendario trail sempre più fitto, in cui gli organizzatori cercano di promuovere al meglio territorio e peculiarità naturalistiche locali, il La Thuile Trail ha sicuramente dalla propria parte la naturale bellezza che i percorsi di gara permettono di raggiungere. Qui a La Thuile si corre per quella e ovviamente per la sfida ai propri limiti e per un motivo ancor più nobile, quello di ricordare Edoardo Camardella.

Ciao Edo!
Il ricordo di Edo è ancora vivido, anche per chi non lo ha conosciuto di persona, ma ne ha sentito solo parlare. Scomparso nel 2018 in un tragico incidente sugli sci a punta Helbronner, proprio sotto al monte Bianco, per il La Thuile Trail era un punto di riferimento imprescindibile. Un ragazzo locale che amava la montagna. Uno di noi e che gli organizzattori di oggi, i suoi grandi amici di sempre, amano ricordarlo celebrandolo nel paese che li ha visti crescere.
Starting line, si parte
Ed è con questi presupposti che in un batter d’occhio mi vedo catapultato sulla linea di partenza. Gli attimi che precedono il via sono indescrivibili, impossibile abituarsi, l’emozione del conto alla rovescia non cambierà mai, anche dopo anni di gare. L’atleta che sono è maturato nel tempo, ma il ragazzo degli inizi è sempre lo stesso, si emoziona e ogni gara è un ricordo bellissimo che conservo nel cuore.

Un montante al mento…
La prima salita a tutta velocità è un vero montante. Mi passano in tanti ma il cuore batte già al massimo. Bene, devo fare il mio ritmo perché sono comunque 25 di gara, mica bruscolini. Difficoltà, respirazione affannosa e gesto impacciato. È proprio una di quelle giornate dove l’agonismo non ne vuole sapere di correre con me. Vedo sfumare posizioni e la promessa di stare sotto alle tre ore. Corro-cammino con quella tranquillità rassegnata di dover mettere in secondo piano la prestazione pura, godendomi appieno ciò che il paesaggio maestoso mi sta regalando. Ogni inversione in salita rappresenta una sorpresa e uno scorcio inedito da rendere mio. Sarebbe quasi una mancanza di rispetto fare il contrario. E così, un gel dopo l’altro, esco dal bosco, arrivando in uno dei punti più attesi della gara…

La balconata
Si chiama così proprio perché, in effetti, si corre in costa con un panorama che accorcia ancora un po’ il poco fiato che rimane dopo aver fatto quasi 1000 metri di dislivello positivo. Qui la salita diventa più dolce e amica. Mi consente di correre con più tranquillità, senza per forza sentire il cuore in fondo alla gola, ma a quel ritmo in cui ti senti comunque forte e vai via liscio, senza pensieri.

Gambe e cuore che vibrano all’unisono
Mi succede mentre corro, a volte, di sentire improvvisamente i nodi che si sciolgono. Le gambe che si sollevano, alleggerite e quasi anestetizzate dalla fatica. Fiato, cuore e gambe vibrano all’unisono con i pensieri. E così, quasi senza capire come mai, ma forse non voglio neanche chiedermelo, cambio passo. Le curve veloci e il sentiero impeccabile mi donano un ritmo ritrovato, mi diverto un sacco e scopro di avere ancora una marcia da ingranare. Torno sotto a quel folto gruppetto che mi aveva staccato ad inizio gara, felice e un po’ dubbioso che non stessi esagerando. Resisto poco però, perché mi accorgo che stavano frenando quel fiume di emozioni che danzavano insieme a me ad ogni curva. Poco prima di uno strappo micidiale in salita, decido definitivamente di cambiare marcia e passarli per tornare a premere sull’acceleratore. Risalgo la corrente e rimonto. Recupero morale e posizioni.
Il giro di boa al Deffeyes
Poco dopo eccomi al Rifugio Deffeyes, che è anche il punto più alto della gara con i suoi 2500 metri. Punto di partenza per le escursioni sul ghiacciaio del Rutor e cime annesse. Per l’occasione allestito come ristoro solido e liquido per i corridori. Varrebbe la pena fermarsi anche solo per ammirare tutta quella bellezza, ma per oggi decido che l’acqua della mia flask basterà, non posso fermarmi, voglio correre a più non posso.

Tra corde fisse e brecciolino insidioso
E corro forte fino a pochi metri dopo il rifugio, quando a darmi il benevenuto, frenando la mia azione di corsa, trovo alcuni passaggi su roccia, attrezzati con corde fisse, che mi fanno per un attimo tornare sulla terra, sono pur sempre sotto ad un ghiacciaio in pantaloncini e maglietta! Qui la morena ha lasciato quella sabbiolina insidiosa, tanto morbida quanto scivolosa che si alterna a pietraie. Ambiente affascinante ma non semplice da gestire.

GEL-TRABUCO 13 di ASICS
Ai piedi la mia GEL-TRABUCO 13 di ASICS sta facendo un lavoro straordinario, facendomi scoprire anche un feeling corsaiolo che non pensavo le appartenesse. Negli appoggi insisidiosi tra le rocce in discesa le GEL-TRABUCO 13 di ASICS trovano pane per i loro denti e ne sono molto soddisfatto. Poco dopo, sbuco sull’ultimo laghetto e scopro di essere vicino a dei ragazzi che conosco, ma solo perché hanno più punti ITRA di me, gente di cui normalmente leggo i nomi nelle posizioni alte di classifica. Wow!
La discesa
La discesa inizia tecnica ed è resa insidiosa dal fango delle piogge dei giorni precedenti. La mia corsa perde un briciolo di brillantezza, pago un po’ l’entusiasmo ed il ritmo eccessivo ma rimango agganciato al gruppetto. Solo di testa.
Asfalto, il mio pane!
E proprio quando stavo per lasciarli andare eccoci sull’asfalto. Quella leggera pendenza negativa mi allenta nuovamente la fatica. È il mio pane e da buon abitante di pianura devo farla rendere. Le GEL-TRABUCO 13 sono piuttosto ammortizzate e rendono la corsa molto fluida, dandomi quello slancio in più che mi servirà sino alla linea del traguardo. E così, quasi con sfrontatezza, supero i miei compagni e taglio il traguardo. e stampo un bel 2h59’15 come tempo finale.

Sub 3h e spirito leggero
“2h59’15, sono riuscito a stare sotto alle 3 ore, anche dopo la crisi iniziale. Ma dai! Sono anche nella top ten. E chi l’avrebbe mai detto. Questa manciata di minuti al cospetto di cime così maestose, mi ha ribadito ancora una volta il concetto chiave. Senza leggerezza di spirito non si può ambire ad avere un corpo atletico e sano e l’acronimo di ASICS, Anima sana in corpore sano, si dimostra realistico come mai prima. Proprio la serenità ritrovata, vacillante ad inizio gara, mi ha permesso di sostenere un passo che, fino a poco prima, ritenevo lontano dalle mie possibilità. Proprio come, morale della favola, le sensazioni che Asics cerca di trasmettere a chi condivide spazi di sport nella popria vita.

Il premio più bello
Infine, il prato all’arrivo allestito a festa. L’affetto dei miei cari e i sorrisi amici di persone che conosco da tempo o solo da poche ore. Sono loro il premio più bello. Insieme alla birra, sia chiaro! Quindi non mi resta che dire GRAZIE alla Valle d’Aosta, regione in cui amo correre e a ASICS, con cui ho portato a termine questa fantastica esperienza. Per il resto…ci vediamo sulla prossima starting line!
