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I pro e i contro di Nike Breaking2

di - 10/05/2017

L’analisi di quanto successo nella mattina del 6 maggio all’Autodromo di Monza non può prescindere da due considerazioni: la prima riguarda l’iniziativa, che come avevamo detto alla vigilia ha avuto sicuramente un forte impatto mediatico, ma ha dato l’impressione di uno “show” costruito appositamente, che con la maratona aveva a che fare solamente per la distanza da coprire. L’altra riguarda la prestazione di Eliud Kipchoge, sicuramente eccezionale e che non fa altro che rinsaldare la sua figura di maratoneta leader dello sport contemporaneo. Gli aiuti erano previsti e ci sono stati come vedremo in seguito, ma 2h00’25” è un tempo che appartiene alle sue gambe e anche a chi era critico con l’iniziativa dispiace che quella manciata di secondi sia rimasta lì a impedirgli l’impresa dello sgretolamento del muro, che gli sarebbe valsa un ulteriore cospicuo assegno…

L’arrivo di Kipchoge (foto organizzatori)

La Nike, uscita trionfatrice dall’iniziativa con un rilancio d’immagine eccezionale che si ripercuoterà a cascata sulla vendita delle sue scarpe (soprattutto quelle legate all’impresa) aveva lavorato all’iniziativa mettendo in campo tutte le sue forze: tutti hanno parlato dei tre campioni chiamati a correre la maratona, con l’eritreo Zersenay Tadese capace comunque di chiudere in 2h06’51” sotto di 4 minuti al suo primato e con il solo etiope Lelisa Desisa affondato con un tempo superiore alle 2h14’; ma insieme a loro è stata messa in campo una rete di lepri eccezionale, in pratica tutti i migliori fondisti targati Nike sono stati chiamati a contribuire, come gli eritrei Teklemariam Medhin, Nguse Amsolom e Aron Kifle, gli etiopi Dejene Debela, Abayneh Ayele, Tadu Abate Deme, ma anche l’americano Sam Chelangat ,l’australiano Collis Birmingham, il sudafricano Stephen Mokoka, l’olandese Abdi Nageeye e poi una nuvola di kenyani, da Philemon Rono a Gideon Kipketer, tutti raggruppati in gruppi di tre a darsi cambi ogni 4,8 km, ma facendo in modo che fossero sempre 6 gli atleti a “tenere compagnia” ai tre campioni.

Tadese e Lelisa in maglia bianca, Kipchoge in rossa, dietro i battistrada (foto organizzatori)

La prima metà della maratona aveva fatto credere nell’impresa, con 59’53” al passaggio, ma già allora Tadese e Desisa hanno lasciato solo Kipchoge, che d’altronde era da tutti ritenuto l’unico in grado di tentare. Il calo, seppur leggerissimo, c’è stato dal 13° dei 17 giri di 2,4 km in programma: un secondo, due, tre ad accumularsi alla tabella oraria. Fino allo sprint finale, inutile per il muro ma vissuto con le palpitazioni da Kipchoge e da tutti i presenti, anche virtualmente attraverso la diretta streaming, sapendo che il tempo finale sarebbe stato comunque eccezionale: “Ora so quanto valgo e so che con l’allenamento giusto il record si può fare, sarà per la prossima volta”. Il che fa pensare che ci si riproverà.

Si rimetterà mano alle scarpette, le Zoom Vaporfly Elite con piastra di carbonio a cucchiaio per irrigidire il movimento e 21 mm di rialzo in punta (la Iaaf non le ha ancora ammesse in gara) e si penserà anche a qualche altra agevolazione, magari un grande ventilatore puntato sempre alle spalle del corridore per farlo viaggiare costantemente al limite massimo consentito del vento a favore. Resta la sensazione di uno spettacolo comunque lontano dalla passione e dal valore delle gare “vere” ed è risultata un po’ patetica tutta la discussione innescata anche sui social sulla validità o meno del tempo, scatenata dall’iscrizione della gara nel calendario nazionale Fidal, con regolamento apposito che come per ogni gara nazionale ammetteva la presenza di ogni atleta purché tesserato e in regola con i controlli sanitari. Teoricamente quindi anche l’atleta Giuseppe Rossi avrebbe potuto tentare, quantomeno di conseguire il suo primato in condizioni eccezionali… Magari potrebbe essere un’idea per una speciale “caccia al record”…