Puglia by UTMB, ovvero…partecipare alla mia prima Ultra non è stato solo un traguardo sportivo, ma un viaggio emotivo che ha intrecciato chilometri, introspezione e condivisione. La CUT50 di Puglia by UTMB è diventata l’occasione perfetta per vivere tutto questo insieme alle due persone più importanti della mia vita: mia moglie e mio figlio. Una gara, certo, ma soprattutto un’esperienza che ha unito sport, scoperta e famiglia.


Un volo verso l’ignoto
Quando non hai mai superato i 42 chilometri, tutto ciò che va oltre ha un sapore speciale. Lo senti ancora prima di partire: un misto di timore e curiosità. È proprio con questo spirito che ho deciso di affrontare la CUT50, nel weekend della prima edizione di Puglia by UTMB, una tre giorni che ha portato il trail running nel cuore di una regione sorprendente.

Fiat Panda, sempre con noi!
Il viaggio inizia con un volo Milano–Bari e una “Pandina” a noleggio che ci accompagna fino a Castellaneta Marina. Lì, il mare del Golfo di Taranto ci fa da colonna sonora alla vigilia della gara. Una race experience organizzata nei dettagli da mia moglie, con il supporto impeccabile del comitato organizzatore. Non una semplice trasferta, ma l’inizio di un’avventura condivisa.

La Basilicata che non ti aspetti
Sabato mattina ritiro il pettorale, quel rito che segna l’ingresso ufficiale nella gara. Poi via verso Matera, prima tappa del nostro viaggio. Non per seguire la 100 miglia — partita la sera prima sotto un diluvio epico — ma per immergerci nei Sassi, un patrimonio di pietra e storia che lascia senza parole.
Camminare tra quelle grotte abitate fin dal Paleolitico, trasformate nei secoli in case e chiese, è come entrare in un tempo sospeso. La resilienza di chi ha vissuto qui riecheggia in quella dei corridori che affrontano la notte sotto la pioggia. Matera è un luogo che ti rimane addosso.

La vigilia: tra onde e pensieri
La sera rientriamo a Castellaneta Marina. Un piatto di pasta, una passeggiata sul lungomare e poi in camera a controllare il materiale. La routine pre-gara è sempre la stessa, rassicurante. Prima di dormire ripasso mentalmente i gesti del mattino, quelli che mi permettono di uscire dall’hotel senza stress.

La sveglia che non vorresti mai sentire
Alle 3:45 suona la sveglia. Colazione improvvisata in bagno per non svegliare nessuno, poi il transfer delle 5 verso Castellaneta. La gara parte alle 8, ho tutto il tempo per prepararmi. L’aria è fresca, il cielo finalmente asciutto. Si respira attesa.

Dentro le gravine
Alle 8:30 tocca alla mia wave. Dopo pochi chilometri entro nella prima gravina, un canyon naturale scavato dall’acqua nelle Murge. Pareti verticali, discese tecniche, salite che ti costringono a guardarti dentro. Il terreno è reso insidioso dalla pioggia dei giorni precedenti, ma è impossibile non rimanere affascinati da questo paesaggio selvaggio.

Tra fatica e stupore
Le gravine sono un continuo saliscendi, un alternarsi di fatica e meraviglia. Ogni salita è un dialogo con te stesso, ogni discesa un tuffo nel cuore della terra. Poi si riemerge nei campi dell’entroterra pugliese, dove il respiro torna regolare e la mente si apre.

La crisi, il messaggio, la rinascita
Fino al 30° chilometro tutto fila liscio. Poi arriva la crisi, quella che prima o poi bussa alla porta di ogni trail runner. Non è devastante, ma si fa sentire. E proprio in quel momento vibra il telefono: “Papi, siamo arrivati al secondo ristoro ma eri appena passato…”.

L’innesco della miccia…
Basta questo per riaccendere tutto. Lo richiamo e ci diamo appuntamento al ristoro del 40°. Quando li vedo, mia moglie e mio figlio, capisco che questo è il vero senso della gara. Mio figlio corre con me per qualche metro, mi prende i bastoni. È un’immagine che conserverò per sempre.
Un finale epico
Gli ultimi chilometri sono un romanzo. Quattro chilometri e mezzo sulla spiaggia, in contropendenza, sotto un diluvio che rende tutto più intenso. Taglio il traguardo in 6h58, un sub-7 che mi riempie di orgoglio. Non ho solo finito una gara: ho vissuto un’esperienza totale.

Trulli, borghi e un abbraccio finale
Mentre corro, mia moglie e mio figlio visitano Alberobello, con i suoi trulli patrimonio UNESCO. Quando ci ritroviamo in hotel, ognuno porta con sé un pezzo di Puglia diverso, ma tutti siamo attraversati dalla stessa emozione. È il bello di un viaggio che unisce sport, cultura e famiglia.
Cosa mi porto a casa
Il Puglia by UTMB non è stato solo un evento sportivo. È stato un ponte tra regioni, culture, atleti italiani e stranieri. Una Puglia lontana dagli stereotipi estivi, fatta di gravine, borghi, trulli e Sassi. Un territorio che si è rivelato perfetto per correre e per viaggiare, capace di trasformare una gara in un’esperienza di comunità.

Oltre la corsa
È questo che amo del trail running: la capacità di raccontare un territorio, di valorizzarlo, di creare connessioni. Per me, per la mia famiglia, per chi è venuto da lontano, Puglia by UTMB è stato tutto questo. Un intreccio di resilienza, scoperta e condivisione. Buona la Puglia. Buona la prima!







