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Sci in Cile, tra passato e futuro

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sci in cile

Sci in Cile, tra passato e futuro con Hector Silva Peralta: da 4outdoor magazine #6

Hector è un alpinista cileno che ha vissuto per svariati anni in Italia. Per una serie di coincidenze abbiamo scoperto di avere molti amici in comune, così, prima del volo che lo riporterà a casa e incontro all’estate, ci siamo trovati a sciare insieme qui nelle Alpi e a parlare della situazione dello sci in Cile; di come si è sviluppato, dei suoi limiti, e di cosa si potrà fare in futuro per diventare indipendenti dal Nord America per tutto quello che riguarda gli sport outdoor.

 

Lo sci in Cile: uno sport per privilegiati

Lo sci, in Cile, è sempre stato un sport per ricchi. Il divario sociale di chi può permettersi di imparare a sciare e chi no è molto più grande che in Europa, e per questo i resort e tutto quello che gira intorno al business è sempre stato in mano agli americani. Normalmente ai cileni restano le occupazioni come impiantisti, operatori dei gatti, ski patrol.

Insomma: tutto ciò che si può fare restando nell’ombra. L’inverno scorso invece, a causa del Covid, gli americani sono rimasti nell’emisfero Nord, permettendo ai cileni di riappropriarsi dell’industria dello sci.

È assurdo che un paese con così tante montagne (circa l’80% del territorio nazionale), e così tante persone che vivono fra esse, non faccia qualcosa per rendere questo sport, non dico alla portata di tutti, ma quantomeno più accessibile.

Adesso, rispetto agli anni 80-90, la situazione sta lentamente cambiando: i negozi iniziano a importare materiale a prezzi più abbordabili (fino a poco tempo fa in Cile si trovava solo attrezzatura vecchia di qualche anno al doppio o al triplo del costo in Europa), e chi non può permettersi lo skipass (che costa come nelle Alpi, se non di più) sta iniziando a praticare scialpinismo, con ARTVA dell’anteguerra e zero conoscenza sul tema valanghe. A questo proposito Hector, insieme ad altri professionisti di valanghe, ha creato l’associazione Chile Avalanchas, che sta cercando di cambiare la situazione, mettendo le basi per un futuro di informazione, accessibilità e professionalizzazione. Ma questo lo vedremo più avanti.

sci in cile

Un senso di appartenenza verso un mondo lontano

Hector ha iniziato a sciare quando aveva 2 anni. Un’eccezione rispetto a quello che normalmente succede ai ragazzi come lui. Ha potuto iniziare a sciare perché il padre lavorava in miniera, e vicino a questa c’erano degli impianti di sci, costruiti per consentire un minimo di svago agli abitanti di questi paesi isolati, abitati solamente da famiglie di minatori. Lo sci e le miniere sono sempre state strettamente connesse in Cile. Quando il padre andava a lavorare, Hector insieme alle sue sorelle e la madre prendevano il bus, il cui biglietto costava l’equivalente di 1 euro, e che li portava agli impianti. Sciavano tutto il giorno, poi l’autobus li riportava in paese. Nel 1987 una grossa valanga ha ucciso un gattista e l’impianto è stato chiuso e venduto. I piloni, le seggiovie, il gatto, sono stati trasportati a Portillo. Bambini come era Hector suo tempo, sono cresciuti scoprendo lo sci in un modo assurdo: gli capitava di incontrare Glen Plake, Shane McConkey, Alberto Tomba sulle piste e di inseguirli a tutta velocità fino a scoppiare. Volevano appartenere a un mondo che in realtà era più lontano di quanto sembrasse. Lo sci era, per loro, qualcosa al tempo stesso di intimo e irraggiungibile.

sci in cile

Il modello canadese

Una volta tornato dall’Italia e aver ripreso contatto con la neve lavorando come ski patrol a Portillo, Hector è andato in Canada per professionalizzarsi. In Cile, fino ad oggi, non ci sono corsi per professionisti della montagna. In Canada, Hector ha scoperto un sistema che vorrebbe portare nel suo paese; un sistema basato sulla condivisione di informazioni.

Differentemente rispetto all’Italia, dove qualora si provochi un distacco che procura lesioni a terzi si va sul penale, in Canada il fatto di non venire perseguiti in caso di evento valanghivo porta a condividere i propri errori. Ed è proprio dalla valutazione di questi errori che si può crescere. In Canada, i professionisti e non cooperano per creare una rete di scambio di informazioni, tramite piattaforma online. Durante un’uscita, la guida o un altro professionista di montagna fa le sue indagini sul manto nevoso e quando rientra le carica sul portale. Questo processo viene seguito in tutte le uscite, in modo che la rete si riempia di informazioni e qualora tu ne avessi bisogno, possa farti facilmente un panorama della situazione e ricostruire tutto quello che è successo nell’arco della stagione. Questo sistema di condivisione, funziona solo se gli errori non vengono puniti.

Adesso che si sta cercando di creare qualcosa di nuovo in Cile, bisogna decidere che direzione prendere. Hector è dell’idea che sarebbe meglio seguire la strada dell’informazione e della condivisione, che si è provato essere molto più efficiente per ridurre il numero di incidenti e che, in fin dei conti, porta più vantaggi che svantaggi.

 

Sci in Cile: una panoramica sulla situazione

Per capire cosa si intende quando si dice che si sta cercando di creare qualcosa di nuovo, bisogna fare qualche passo indietro per osservare la situazione degli studi nivologici in Cile. Qui, gli unici bollettini valanghe che vengono emessi sono privati, ad esclusivo uso delle miniere e dei resort che li comprano da un forecaster, in genere americano. Lo stesso vale per le compagnie di Heliski, in cui le guide fanno le loro valutazioni dei rischi, e al massimo le condividono a livello informale con le altre compagnie (idealmente in futuro la condivisione sarà, non dico obbligatoria, ma considerata eticamente corretta). Per l’uso pubblico, invece, non c’è niente. A questo scopo è nata l’associazione Chile Avalanchas, in un momento in cui c’è sempre più gente che pratica outdoor e che ha bisogno di accedere a corsi e informazioni. Come dice Hector: “è arrivato il momento di farsene carico, altrimenti il numero di incidenti sarà sempre più alto”.

Dopo la sua prima visita in Canada, in cui ha conosciuto il modello di condivisone, Hector è tornato in Cile per cercare di promuoverlo. È riuscito prima a coinvolgere il resort in cui lavorava come ski patrol, che si è iscritto alla piattaforma, così come anche alcune delle compagnie di Heliski. Pian piano la rete sta crescendo, e un giorno le informazioni che si possono reperire dalla piattaforma contribuiranno alla creazione di un bollettino valanghe pubblico.

Verso uno standard elevato

Oltre ai bollettini pubblici, in Cile, mancano anche i corsi per professionisti. L’associazione è in questo momento in trattative per portare la formazione professionale dagli Stati Uniti. Fin’ora, bisognava andare fuori, come ha fatto Hector ad esempio. Ma come lui stesso sostiene, il suo è un caso eccezionale e ha poco in comune con quello che succede alla maggior parte degli abitanti del Cile. Nel futuro, la situazione sarà diversa: l’associazione vuole definire gli standard di operazioni in valanghe. Ma se si vuole ottenere uno standard elevato, bisogna poter offrire la formazione nel paese. Quando sarà così, tutti ci guadagneranno: se si alza lo standard si alza il livello di professionalità, i report che contribuiranno alla formazione della rete saranno sempre più dettagliati e meno soggettivi. Bisogna fare le cose per bene se le si vuole comunicare; una rete di professionisti ha senso solo se tutti parlano la stessa lingua.

sci in cile

Tuttavia in Cile non mancano solo i corsi di alto livello, ma anche i corsi base. L’associazione Chile Avalanchas si sta impegnando per raggiungere il livello base della popolazione, costituito da quelle persone che non si possono permettere un corso.

Vogliamo puntare al livello più alto, quello dei professionisti, così come a quello base, delle persone che hanno voglia di fare ma non hanno i mezzi”, afferma Hector.

La necessità di costruire le basi per il futuro si sentiva da tempo, e la pandemia, tenendo tutti quanti lontani dalle montagne, ha dato modo all’associazione di partire.

La cosa positiva di dover cominciare tutto da zero è che si può prendere la direzione che più si preferisce. E quella che sta disegnando Hector non sarà la strada più facile, ma è senz’altro la più sostenibile, per un futuro di eccellenza e, soprattutto, di indipendenza.

 

Hector Silva Peralta

Nato nella Valle dell’Aconcagua (Cile), Hector sta seguendo la formazione di guida ACMG- IFMGA in Canada. È membro professionale della Canadian Avalanche Association, e attualmente lavora come guida di Heli-Ski e istruttore di corsi di valanghe per Avalanche Canada. Il focus del suo lavoro è riuscire a creare una coscienza dei rischi delle valanghe nella comunità cilena.

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Eva è nata e cresciuta a Roma, dove ha studiato giurisprudenza per capire che è una persona migliore quando non indossa un tailleur. Ha lasciato la grande città per lasciare che il vento le scompigliasse i capelli sulle montagne delle Alpi e presto ha scoperto che la sua passione per l’outdoor e scrivere di questa, poteva diventare un lavoro. Caporedattrice di 4outdoor, collabora con diverse realtà del settore outdoor. Quando ha finito di lavorare, apre la porta della baita in cui vive per sciare, correre, scalare o per andare a fare altre gratificanti attività come tirare il bastone al suo cane, andare a funghi o entrambe le cose insieme.

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