Scoprendo il Worn Wear Tour di Patagonia

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Una bellissima casetta in legno che gira per le strade del nord Italia. Una stufetta con un bollitore, una macchina da cucito e tre volenterosi “eroi”. 3 parole: Repair, Reuse, Recycle. Ma cosa c’è dietro le quinte del Worn Wear Tour di Patagonia?

Siamo entrati in quell’accogliente casetta da strada e abbiamo chiesto ai suoi abitanti di raccontarci qualcosa del tour invernale che ha girato le più importanti località sciistiche italiane.

 

Siamo a Livigno, tappa conclusiva del tour che è passato per Bormio, Corvara, Cortina e Sestriere, dove sono stati riparati molti capi tecnici (e non) sia di Patagonia che di qualsiasi altro brand. Con noi a chiaccherare c’è Damiano, Enviro and Marketing coordinator per Patagonia Italia. Nel frattempo Fred, guidatore e sarto ci offre una tazza di tè caldo e Raffaella che è come sempre china alla macchina da cucito a ridare vita a capi usurati.

Il Worn Wear Tour nasce in America nel 2013 per insegnare alle persone ad utilizzare i capi che hanno più a lungo possibile. Facile a dirsi, ma negli anni in cui regna il consumismo e l’idea dell’ “usa e getta“, non c’è niente di scontato.

Riparare è un atto radicale: suona un po’ forte ma in fondo è così. Bastano un kit di cucito e qualche indicazione.

Come singoli consumatori una, una delle cose più responsabili che possiamo fare per tutelare il pianeta è prolungare la vita delle cose che già utilizziamo. Il semplice gesto di far durare più a lungo i capi che indossiamo, avendone cura e riparandoli quando necessario, evitando così di generare emissione di CO2, la produzione di scarti e di rifiuti e il consumo di acqua associati ai cicli produttivi del settore tessile. (Rose Marcario, Patagonia CEO)

Dietro al tour non ci sono solo riparazioni (peraltro, gratuite!) ma si vuole diffondere l’idea che un capo può essere davvero per tutta la vita. Ci vuole più responsabilità: acquistare meno, ma meglio.

E: Cosa vi dice la gente riguardo al vostro lavoro?

D: La gente si stupisce che le riparazioni sono gratis e che Patagonia ripara anche capi di altri marchi oltre che del proprio. Questo non nuoce assolutamente al brand anzi, lo rafforza e rende l’intera iniziativa più forte e il messaggio più potente.

E: Chi viene a portare i capi a riparare? Persone che lo fanno solo perchè è gratis o gente che crede nel messaggio?

D: ci sono sia persone che ci credono veramente sia persone che lo fanno solo perchè non vogliono spendere. La gente si affeziona spesso ai propri pile e fleece.

L’eroina silenziosa del tour, sempre china sulla sua macchina da cucito è Raffaella, la sarta italiana. Le chiediamo di raccontarci di qualche capo che le ha dato particolarmente soddisfazione.

R: Ero al Milano Montagna Festival e durante quell’evento lavoravamo veramente fino a tardi. Quando stavamo per chiudere i battenti, ormai al buio, è arrivato un ragazzo con una giacca ridotta completamente resa a brandelli dal cane. Mancavano dei pezzi ed era tardissimo ma sono riuscita a ricostruire i pezzi e a ridare vita al capo.

Un’altra volta un ragazzo è arrivato con dei pantaloni irreparabili e lì abbiamo deciso di affrontare la situazione con il riciclo. Dall’unica parte di tessuto utilizzabile abbiamo progettato insieme una boule per l’acqua calda.

Personalemente vedo il ripare come il ridare vita in un certo senso. A volte basta veramente pochissimo e spesso grazie ad un problema o un difetto il capo diventa ancora più bello e certamente unico.

Prossimo appuntamento?potrete far riparare i vostri capi e conoscere queste fantastiche persone ad Arco, durante gli Adventure Awards Days.

IF IT’S BROKE, FIX IT!

 

 

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