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Sean Villanueva O’Driscoll. l’arrampicata è un’avventura senza confini | Intervista

di - 13/02/2026

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Un paio di giorni di arrampicata ad Arco di Trento con i ragazzi del team Patagonia, sono stati l’occasione per intervistare uno dei climber più forti e poliedrici del pianeta. Il suo sangue belga/irlandese lo ha spinto oltre i confini della nazione dove è nato e ha passato l’adolescenza, per esplorare le montagne e le pareti più interessanti del pianeta.

Sean Villanueva O’Driscoll, l’intervista

Partiamo da due capolavori, nel 2021 la traversata del Fitz Roy in senso inverso rispetto a quanto fatto da Tommy Caldwell e Alex Honnold (ma in solitaria), e nel 2024 la traversata delle Torres del Paine sempre in solitaria.

Nella maggior parte dei casi condividi le tue avventure con dei compagni di cordata, cosa ti spinge a scalare da solo?

Si, solitamente arrampico con dei partner, quindi decidere di muovermi da solo credo sia legato alla motivazione. Sento una sorta di chiamata, ma può anche essere l’occasione ad influenzare la scelta. Nel 2021 durante la pandemia mi trovavo a El Chalten, ero da solo ed è stato piuttosto naturale decidere di fare quella traversata in quel modo. L’anno scorso invece avevamo appena scalato “Riders on the Storm” (nel massiccio del Paine insieme a Nico Favresse, Siebe Vanhee e Drew Smith – n.d.r.), quando i miei compagni sono rientrati, stavo per rientrare anche io a El Chalten ma ho visto una finestra di bel tempo e ho deciso di provare. Anche la fortissima Silvia Vidal (Alpinista Catalana – n.d.r.) con le sue imprese in solitaria sulle più dure big wall mi è stata di grande ispirazione.

Sean Villanueva O'Driscoll
Photo: Matteo Pavana

E per quanto riguarda la sicurezza? Quanto aumenta il rischio a scalare in solitaria?

Cerco sempre di muovermi nel modo più sicuro possibile ma è chiaro che il rischio aumenta, specialmente in quei luoghi remoti. Se ti infortuni ad una gamba, ad esempio, e sei da solo con 10 ore di avvicinamento, diventa complesso metterti in salvo.

Il primo Piolet d’Or l’hai vinto per The Devil’s Brew in Groenlandia, e nel 2022 il secondo per il Moon Walk Traverse del Fitz Roy. La possibilità di ricevere questi riconoscimenti ha mai influenzato la pianificazione di un progetto?

No. Assolutamente, non ho mai pensato a questo, ma il Piolet d’Or è un grande riconoscimento alle imprese alpinistiche, ed è un grande privilegio riceverlo, perché non viene dato solamente per la performance alpinistica quanto piuttosto per lo stile adottato durante quell’impresa, ed è questo a renderlo importante.

Torniamo alle origini, sei cresciuto in Belgio da padre spagnolo e madre irlandese, come hai iniziato ad arrampicare?

Avevo un amico che arrampicava in palestra, in Belgio, dove l’arrampicata indoor è molto popolare, e dopo tante insistenze mi convinse a provare, avevo 14 anni. Mi piacque ma presto volli mettermi alla prova anche indoor.

Sean Villanueva O'Driscoll
D. Smith – Patagonia

Partecipasti anche a competizioni?

Si, competizioni a livello nazionale.

E alle big wall quando e come ci sei arrivato?

Molto presto, dopo aver iniziato ad arrampicare, conobbi Nico (il grande amico Nicolas Favresse – n.d.r.) e iniziammo ad arrampicare fuori.

Eravate allo stesso livello?

No, Nico era più bravo, è sempre stato davvero talentuoso, è fortissimo.

Siamo stati connessi fin da subito, da questa grande passione, iniziando ad allenarci assieme, arrampicando ogni volta che potevamo, sognando l’avventura e iniziando presto a viaggiare, come nel sud della Francia.

Da cosa nascevano i vostri sogni, cosa vi ispirava?

Guardavamo i magazine, quelle immagini ci facevano sognare, e così un po’ alla volta ci siamo allontanati da casa e abbiamo fatto viaggi e imprese più importanti.

E oggi dove trovi ispirazione?

Non è cambiato molto, basta una foto, o il racconto di un amico, la voglia di una nuova avventura nasce così.

Sean Villanueva O'Driscoll
D. Smith – Patagonia

Palestra indoor, falesie, big wall, alpinismo. Parlando di etica e/o stile, in questi contesti cambiano le regole. Che approccio hai?

La cosa più bella dell’arrampicata è la varietà degli ambienti in cui si può praticare, non penso ci sia un contesto giusto e uno sbagliato, penso solo ad utilizzare uno stile il più possibilmente pulito in relazione a dove mi trovo e cosa sto facendo. Se possibile uso protezioni mobili, perseguendo un’arrampicata più selvaggia ma non per questo rinnego l’arrampicata sportiva, ogni tipo di arrampicata ha la sua ragione di esistere, amo l’arrampicata nel suo complesso.

Ricordo un bellissimo film del 2022 che ti ha visto protagonista assieme al tuo caro amico Nico: “The Dodos” in cui, come spesso è successo ti esibisci suonando il flauto.

Nei vostri zaini trovano sempre spazio gli strumenti musicali, cosa rappresentano quei concerti in parete?

Ancora anni fa Nico era solito portare nello zaino una piccola chitarra, così io presi a portarmi il flauto. Iniziammo così a portare gli strumenti con noi sulle Big Wall. Per noi è la celebrazione della gioia di vivere, ci fa passare il tempo in allegria e non ci fa perdere la motivazione quando il tempo volge al peggio e dobbiamo aspettare. La musica è allenamento, è apprendimento, è creatività. La musica dà energia. E la seconda motivazione è che sulle Big Wall, quando siamo impegnati in qualcosa di difficile e tutto sembra complesso la musica ci consente di sentire il momento, alleggerisce l’atmosfera, l’animo, è una luce nelle tenebre della paura, e tutto diventa possibile.

Sean Villanueva O'Driscoll
Photo: Matteo Pavana

Diplomato in Arti Grafiche, Laureato in Architettura con specializzazione in Design al Politecnico di Milano, un Master in Digital Marketing. Giornalista dal 2005 è direttore di 4Actionmedia dal 2015. Grande appassionato di sport e attività Outdoor, ha all'attivo alcune discese di sci ripido (50°) sul Monte Bianco e Monte Rosa, mezze maratone, alcune vie di alpinismo sulle alpi e surf in Indonesia.