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Time To Climb: una palestra d’arrampicata sostenuta dagli iscritti

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A seguito dell’ultimo DPCM che forza le chiusure delle palestre, piccole realtà locali come la palestra d’arrampicata Time To Climb si trovano in grandi difficoltà. Gli iscritti hanno lanciato una raccolta fondi per sostenere la loro “seconda casa”.

La chiusura delle palestre d’arrampicata

Come in molti temevano, in seguito all’ultimo DPCM, tra le attività che hanno dovuto subire uno stop forzato, ci sono nuovamente le palestre, comprese quelle di arrampicata. Certo, nulla vieta la possibilità di spostare la propria attività all’aperto, ma per chi pratica questo sport la palestra non è un luogo qualsiasi. Non si tratta infatti di uno spazio asettico che ci viene dato in prestito per qualche ora alla settimana, ma di una seconda casa in cui poter conoscere e sfidare sé stessi, creare connessioni con altri, risolvere assieme dilemmi in parete e stappare una birra per festeggiare traguardi che sembravano lontani.

We are Time To Climb

Ad Ostia, nella periferia romana, quella seconda casa si chiama Time to Climb e si trova in Viale dei Romagnoli, 245. Qualcuno la scambia per un grande magazzino lì accanto, entra convinto di essere nel posto sbagliato e alla fine si ritrova in quello giusto, piccolo ma accogliente, senza nemmeno saperlo. Dalle 17 alle 22, dal lunedì al sabato, è impossibile non vederci dentro alle prese con blocchi, vie o partite a biliardino per sghisare un po’ le braccia. E anche quando la pandemia è arrivata, i gestori e noi frequentatori abbiamo fatto di tutto per mantenere quei pochi metri quadrati uno spazio sicuro per tutti, seguendo i protocolli richiesti dalla Regione Lazio.

Cosa si può fare?

Ma questa pandemia non la controlla nessuno e adattarsi è diventata la nuova parola chiave. Per questo motivo, la nostra seconda casa, come quella di molti altri, si è fermata, ma non chi la frequenta. Se non possiamo infatti varcarne la soglia, armati di magnesite liquida e mascherine, noi iscritti abbiamo deciso di supportarla con una raccolta fondi. Se non possiamo abbracciarci, batterci il pugno e incitarci sotto la parete all’ennesimo tentativo, abbiamo deciso di stringerci virtualmente ancora una volta attorno a questo genere di spazi per proteggerli, per non lasciarli soli, non volendo seguire l’esempio di organi statali solitamente assenti. Il nostro auspicio è che questo tipo di supporto venga replicato in Italia da tutti gli amanti dello sport, in modo tale da passare questa nuova attesa non con i denti stretti, ma insieme, solo in modo diverso.

Perché non si tratta solo di casa, ma anche di famiglia.

La raccolta fondi è stata organizzata da Samuel Algherini e si trova a questo link: https://gf.me/u/y6bdqu

Per raggiungere via social la palestra, c’è un profilo Instagram – e una pagina Facebook.

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Eva è nata e cresciuta a Roma, dove ha studiato giurisprudenza per capire che è una persona migliore quando non indossa un tailleur. Ha lasciato la grande città per lasciare che il vento le scompigliasse i capelli sulle montagne delle Alpi e presto ha scoperto che la sua passione per l’outdoor e scrivere di questa, poteva diventare un lavoro. Caporedattrice di 4outdoor, collabora con diverse realtà del settore outdoor. Quando ha finito di lavorare, apre la porta della baita in cui vive per sciare, correre, scalare o per andare a fare altre gratificanti attività come tirare il bastone al suo cane, andare a funghi o entrambe le cose insieme.

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