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Un bellissimo giro del mondo…

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Un fine settimana ricco come pochi altri per il calendario su strada internazionale si è aperto con i botti della Sportisimo Prague Half Marathon, prova Iaaf Gold Label che ha aperto anche il famoso circuito RunCzech gestito dallo staff guidato dal campano Carlo Capalbo. Per gran parte della gara si è sognato il nuovo record mondiale femminile per merito della kenyana Violah Jepchumba, inattesa a questi livelli. Fino al 15° km la Jepchumba è rimasta a pochissimi secondi dalla tabella di marcia tenuta da Florence Kiplagat a Barcellona,poi nel finale un legittimo cedimento, ma non tale da pregiudicarne la prestazione finale, 1h05’51” che le vale la terza posizione all time e la prima quest’anno. Un tempo che fa impallidire la pur grande prestazione dell’etiope Worknesh Degefa, vincitrice della RomaOstia e precedente primatista stagionale pur scesa a 1h06’14”, nuovo primato nazionale. Terza Gladys Japkemoi Yator, con il suo PB di 1h08’39”.

Violah Jepchumba, per lei un tempo clamoroso a Praga (foto organizzatori) Violah Jepchumba, per lei un tempo clamoroso a Praga (foto organizzatori)

Di livello inferiore la prova maschile dove pure il campione uscente Daniel Wanjiru (Ken) si è riconfermato con 59’20”, suo nuovo personale a dispetto di una caduta occorsagli al 7° km. Alle sue spalle il connazionale Barselius Kipyego, suo compagno di fuga fino al 18° km, in 59’30”, terzo l’etiope Adugna Takele in 59’40”. La gara ha fatto registrare ottimi tempi anche da parte degli atleti locali con Jiri Homolac sceso a 1h03’50” e Eva Vrabcova, nazionale di sci di fondo, a 1h11’06”.

NIENTE OLIMPIADI PER LA QUAGLIA

La domenica era incentrata in chiave italiana sul tentativo di limite olimpico di Emma Quaglia, impegnata alla Schneider Electric Paris Marathon, prova Gold nella quale la genovese sin dalle prime battute ha faticato a trovare il ritmo soffrendo visibilmente a un fianco. Passata alla mezza con un tempo superiore a 1h15’, l’azzurra ha voluto tenacemente rimanere in gara chiudendo nona in 2h35’52”, lontana dal limite richiesto delle 2h30’. La giornata parigina è stata all’insegna del Kenya con Cyprian Kotut, il fratello di Martin Lel, che ha colto il suo più grande successo in carriera al termine di una gara molto combattuta nella quale un gruppo di una quindicina di uomini è transitato alla mezza in 1h02’47” largamente in corsa per scendere sotto il limite della gara detenuto dal campione etiope Kenenisa Bekele in 2h05’03”. Al 30° km, venuti meno i pacemaker, ancora in 9 erano davanti, con 7 kenyani e 2 etiopi.

Lo strattone forte arrivava al 38° km da uno di questi ultimi, Gebretsadik Abraha, su quale presto rientrava Kotut. Anche i connazionali Stephen Chemlamy e Laban Korir superavano l’etiope, ma ormai per la vittoria non c’era nulla da fare con Kotut primo in 2h07’11” (evidente il rallentamento nella seconda parte di gara, con 18” su Korir e 26” su Chemlamy. Delusione per francesi tutti lontani dal minimo olimpico, il migliore è stato Timothée Bommier, 13° in 2h15’38”.

Cyprian Kotut in ginocchio dopo l'arrivo parigino (foto organizzatori) Cyprian Kotut in ginocchio dopo l’arrivo parigino (foto organizzatori)

Nella gara femminile, detto della Quaglia, è tornata a svettare in campo internazionale Visiline Jepkesho che due anni fa si era fatta conoscere aggiudicandosi le prove di Milano e Lisbona. Passata in 1h12’32” alla mezza insieme ad altre 5 atlete tra cui la detentrice del trofeo Meseret Mengistu (Eth), la kenyana ha attaccato al 30° km portentosi dietro l’etiope Gulume Chala, staccata un paio di km dopo per andare a vincere in 2h25’53” con 21” sulla stessa Chala e 2’19” sull’altra etiope Dinknesh Tefera.

DAEGU, SOLUZIONI IN VOLATA

Due vittorie allo sprint alla Daegu Marathon, gara Silver sullo stesso percorso dei Mondiali 2011. I kenyani sono tornati al successo dopo due anni di vittorie etiopi con James Kwambai tornato a primeggiare in Sud Corea dove già per tre volte fra il 2011 e il 2013 aveva vinto a Seoul. Una volata lunga gli ha permesso di primeggiare in 2h10’46” sul connazionale John Langat, staccato di 3”, mentre terzo è giunto il marocchino Abdellah Tagharrafet in 2h11’34”. Ancora più spettacolare la prova femminile dove la favorita kenyana Caroline Kilel ha trovato una strenua resistenza in Ines Melchior, elemento di punta del movimento peruviano sempre più all’avanguardia in Sudamerica e non solo. La volata finale ha favorito la più esperta Kilel (vittorie a Boston e Francoforte nel suo palmarès) in 2h27’39” con la Melchior sconfitta per un solo secondo. Terzo posto per l’etiope Shewarge Alene in 2h32’40”.

James Kwambai, pronostico confermato a Daegu (foto organizzatori) James Kwambai, pronostico confermato a Daegu (foto organizzatori)

UN ALTRO ATLETA SOTTO L’ORA

Iaaf Road Label a parte,la giornata ha offerto tante altre classiche a cominciare dalla Berlin Half Marathon, vinta dal kenyano Richard Mengich tornato da un brutto infortunio per aggiungersi al folto gruppo di atleti capaci di scendere sotto l’ora. 59’58” il tempo finale con l’eritreo Simon Tesfay a 1’02” e il connazionale Emmanuel Ngatuny a 2’09”, quarto il tedesco Arne Gabius, il miglior europeo in maratona lo scorso anno, in 1h02’45”. Gara femminile andata alla kenyana Elizeba Cherono che nella seconda parte di gara ha recuperato oltre mezzo minuto all’ex connazionale ora naturalizzata francese Susan Jeptoo per chiudere in un ottimo 1h10’43” con 6” sulla stessa Jeptoo e 58” sulla polacca Agnieszka Mierzejewska.

Richard Mengich sotto l'ora a Berlino (foto organizzatori) Richard Mengich sotto l’ora a Berlino (foto organizzatori)

A proposito di tempi, bella prova del nostro Yassine Rachik andato in Olanda per partecipare alla Brussum Parelloop, una delle principali prove mondiali sui 10 km, chiusa al sesto posto in 29’20”. Davanti tutti kenyani, con vittoria per Wilfred Kimeli in 28’02” davanti ad Alfred Kipserem Cherop a 40” e a Nicodemus Kimutai a 44”. Tripletta kenyana anche fra le donne con Edith Chelimo prima in 31’07” su Myanne Wanjiru (32’15”) e Caroline Jepkosgei (33’16”.

Non fa più parte del calendario Iaaf Road Label,ma continua a essere un riferimento per tutto il Sudamerica la Maraton de Santiago del Cile, andata al kenyano Victor Kipchirchir in 2h11’01” davanti ai connazionali Luka Rotich a 43” e Stephen Tum a 3’10”. Podio africano anche in campo femminile con la kenyana Olga Jerono Kimaiyo prima in 2h35’24” su Mestawet Tadesse a 2’16” e Jemila Wortesa a 4’30”, entrambe etiopi.

Torniamo alle mezze maratone: a Madrid 1h02’41” del kenyano Morris Munene Gachaga con 13” sul connazionale John Lotiang, 1h12’39” dell’altra kenyana Polline Wanjiku per avere ragione dell’etiope Rehima Jewar Setto a 2’14”; a Varsavia altre doppiette kenyane con Daniel Muindi primo in 1h02’14” su Justus Kiptoo (1h02’21”), mentre fra le donne Parendis Lekapana in 1h10’41” la spunta  su Alice Mogire (1h13’15”) mentre a 7” si rivede la lituana Rasa Drazdauskaite. La Washington Cherry Blossom sulle 10 miglia premia il neo Usa Samuel Chelanga in 48’26” in volata sull’ex connazionale kenyano Silas Kipruto, battuto di 1”, terzo l’altro americano Martin Hehir a 3”, fra le donne successo della kenyana Veronica Nyaruai alla miglior prestazione mondiale stagionale in 53’12” con 8” sull’etiope Buze Diriba e 1’49” sull’americana Maegan Krifchin. A Carslbad, sempre negli Usa, la Carslbad 5000 premia il giovane ugandese Joshua Cheptegei in 13’24” davanti per 5” al kenyano Wilson Too e per 14” all’etiope Debeli Gezmu, quarto il pluricampione iridato americano Bernard Lagat che in 13’38” ha stabilitola miglior prestazione mondiale M40. Gara donne alla due volte olimpionica etiope Meseret Defar, in 15’02” con la kenyana Caroline Kipkirui a 9” e l’olandese Susan Kuijken a 26”.

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