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Tengkangpoche: una cordata italiana in vetta

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I 5 in vetta al Tengkangpoche. Foto arch. Cazzanelli

Due cordate, 5 soci, il Tengkangpoche (Himalaya, Nepal) e una spedizione dal sapore esplorativo che porta con se tutta la voglia di ripartenza dopo due anni di stop. I protagonisti sono François Cazzanelli, Francesco Ratti, Leonardo Gheza, Emrik Favre e Jerome Perruquet.

 

Lo scorso autunno sono partiti alla volta del Nepal con i permessi per il Tengkangpoche e una montagna vicina. Sul primo ci hanno fatto un pensiero, guardando all’allora inviolato pilastro nord. Dopo le prime puntate esplorative si sono resi conto che il progetto non sarebbe stato gratificante per il loro stile. “Arrivati sotto ci siamo resi conto che avrebbe richiesto molto tempo e che la scalata avrebbe necessitato di molto artificiale, uno stile che sarebbe andato in contrasto con la nostra filosofia” spiega l’atleta Millet Francesco Ratti. Di qui sarebbero poi passati, rimanendo una settimana in parete e facendo largo uso di artificiale, Tom Livingstone e Matt Glenn.

Lungo la cresta del Tengkangpoche. Foto arch. Cazzanelli

 

Rinunciato quindi a quello che era l’obiettivo primario gli alpinisti hanno ricalcolato le loro opportunità e, passato un momento di forte maltempo con fitte nevicate fino al campo base, si sono messi in moto. Il risultato della spedizione sono due nuove vie che parallele solcano la parete nord del Kondge Ri per poi proseguire come un’unica linea lungo la cresta del Tengkangpoche e di qui fino in vetta, a 6490 metri.

 

In rosso il percorso seguito dagli alpinisti. Foto arch. Cazzanelli

 

Divisi in due cordate hanno aperto Settebello (Fracesco Ratti, Emrik Favre e Jerome Perruquet) e Santarai (François Cazzanelli e Leonardo Gheza. Due vie gemelle per stile, difficoltà e lunghezza che si concludono sulla cresta della montagna. Da qui, insieme si sono mossi lungo la complessa e articolata cresta che in due giorni li ha portati fin sulla vetta del Tengkangpoche.

“L’ultima parte è stata veramente difficile” commenta ancora Ratti, ricordando gli ultimi difficili momenti della scalata prima di giungere in cima, dove la gioia è esplosa. Qualche momento di riposo, le foto di rito e poi giù lungo la via normale fino a fare rientro alla sicurezza del campo base con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di grande.

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