“Up in the air”, freeride con lo Zeppelin

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Intervista di: EOFT – European Outdoor Film Tour

Traduzione: Marco Melloni

Foto: Mirja Geh – Red Bull Content Pool

 

Zeppelin. Chiunque conosca questo nome lo associa alle imponenti aeronavi che durante la grande guerra solcavano i cieli dell’Inghilterra, terrorizzando con il loro carico di bombe.

Ideati in Germania, a Friedrichshafen, dal conte Ferdinand Von Zeppelin nel 1900, si diffusero nei primi del secolo per uso civile e poi militare, finendo, dopo il primo conflitto mondiale, per sparire quasi completamente. Resta attivo a Friedrichshafen un hangar con due Zeppelin, utilizzati a scopo turistico ed è qui che Stefan Ager e Andreas Gumpenberger vedendoli, hanno avuto un’idea originale: perché non usarne uno per farsi trasportare sulla cima di una montagna e poi scenderla con sci e snowboard?

Durante un giro turistico con lo Zeppelin nessuno chiede di sbarcare dopo la sola andata, ma questo non è successo a Stefan Ager, Andreas Gumpenberger e Fabian Lentsch.

I tre freerider hanno deliberatamente prenotato un viaggio di sola andata a bordo del famoso dirigibile. Destinazione: la cima di una montagna austriaca.

Già quattro anni prima, per il progetto cinematografico “Heimschnee” Stefan e Andreas si erano calati in doppia da una mongolfiera, non pensavano che farlo da un dirigibile sarebbe stato ancora più complicato.

 

Siete stati scaricati dallo Zeppelin sulla cima del Kleiner Valkastiel in Austria, come mai avete scelto questa montagna?

A.G. – E’ stato difficoltoso trovare la montagna giusta. Volevamo che fosse la più alta e spettacolare possibile ma l’equipaggio dello Zeppelin ha ristretto le opzioni a causa della distanza e dell’altezza a cui potevano volare. Abbiamo quindi esaminato le possibilità vicine a Friedrichshafen: un luogo non troppo alto, raggiungibile senza ostacoli, dove non ci fossero persone e impianti di risalita.

La prima montagna individuata era in un parco naturale, quindi avremmo avuto bisogno di numerosi permessi, quindi abbiamo optato per Kleiner Valkastiel a 2.179 m, la soluzione migliore.

Quanto tempo avete impiegato per prepararvi?

A.G. – Ci abbiamo messo due anni. Molti non credevano ci sarebbe voluto tanto tempo ma c’era tutto il coordinamento con l’autorità aeronautica che doveva avvenire in anticipo.

 

Autorità aeronautica? Sembra una cosa seria!

S.A. – La società proprietaria del dirigibile lo ha riallestito secondo le nostre specifiche installando un dispositivo da discesa in corda doppia. Aprire il portello sopra una montagna e lanciare le corde è come aprire la porta di un Boeing 747 durante il volo. Non è certo una procedura standard, perciò deve essere approvato dall’autorità aeronautica.

A.G. – La società proprietaria del dirigibile ha presentato alle autorità un documento di 30 pagine in cui l’intera operazione era pianificata fine nell’ultimo dettaglio. L’ultimo giorno, un funzionario in giacca e cravatta, con un blocco per appunti, è arrivato in aeroporto e abbiamo dovuto sostenere una prova di discesa in corda doppia. Dopo aver dimostrato di avere le carte in regola ha dato il via libera all’operazione.

 

Come ci si sente a decollare con uno Zeppelin?

A.G. – Si allontana da terra più velocemente di quanto si possa pensare e raggiunge una velocità fra i 100 e 120 Km/h. Abbiamo quindi impiegato poco tempo a raggiungere la montagna.

E’ rumorosa la cabina di pilotaggio?

S.A. – Niente affatto. Si sente il ronzio dei motori ma non è come in elicottero dove si deve per forza usare l’auricolare e il microfono.

 

Con Oliver Jäger and Fritz Günther avevate due piloti alla guida. Cos’hanno detto del vostro progetto?

S.A. – Che per noi sarebbe stato il miglior volo di sempre.

 

Avevano dei dubbi?

S.A. – la preoccupazione era che le corde si impigliassero da qualche parte, fra le rocce, o qualcosa del genere. Ecco perché era presente una terza persona munita di coltello, pronta a tagliare le corde se fosse successo qualcosa. Abbiamo risparmiato peso per poter portare il dirigibile alla sua massima quota ma i due piloti volevano far salire una persona in  più per sicurezza. Alla fine tutto ciò che ha fatto è stato consegnarci i nostri zaini.

Quindi avete aperto il portello e vi siete calati?

A.G. – Al momento buono lo abbiamo fatto, è stato puro divertimento, dovevamo solo calarci per 60 m in corda doppia.

 

Pare però che per i piloti non sia stato così facile?

S.A. – Per loro il difficile era tenere fermo lo Zeppelin per 15 minuti. Avevamo il vento alle spalle e avrebbe potuto trasformare l’aeromobile in una bandiera, così i piloti cercavano di tenere il naso al vento, per essere meno vulnerabili.

 

Nello scenario peggiore cosa sarebbe potuto succedere?

S.A. – Se lo Zeppelin si fosse mosso di 10, 15 metri in avanti mentre stavamo per sganciarci, facilmente avremmo potuto trovarci dalla parte sbagliata della montagna e cadere da una cornice.

A.G. – Siamo stati i primi due a sganciarci e quando è successo, il dirigibile, trovandosi più leggero ha subito preso quota, mentre Fabian era ancora attaccato. Poi si è riabbassato e anche lui è stato in grado di liberarsi dalla corda.

 

Fino a che quota siete saliti al massimo?

S.A. – Poco più di 2.000 m. Sarebbe stato possibile salire più in alto ma poi lo Zeppelin avrebbe avuto difficoltà ad atterrare a Friedrichshafen.

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Eva è nata e cresciuta a Roma, dove ha studiato giurisprudenza per capire che è una persona migliore quando non indossa un tailleur. Ha lasciato la grande città per lasciare che il vento le scompigliasse i capelli sulle montagne delle Alpi e presto ha scoperto che la sua passione per l’outdoor e scrivere di questa, poteva diventare un lavoro. Caporedattrice di 4outdoor, collabora con diverse realtà del settore outdoor. Quando ha finito di lavorare, apre la porta della baita in cui vive per sciare, correre, scalare o per andare a fare altre gratificanti attività come tirare il bastone al suo cane, andare a funghi o entrambe le cose insieme.

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