Testo e foto di: Andrea Lanfri
Quando il viaggio più bello è quello che ti insegna a rallentare
Se c’è una cosa a cui sono abituato, è muovermi veloce. Negli ultimi anni la mia vita è stata fatta di traversate estreme, montagne altissime, creste affilate, spedizioni in luoghi remoti, deserti, ultra trail e avventure dove ogni giornata era una sfida contro il tempo, la fatica e i propri limiti.
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Eppure, proprio da lì è nata questa nuova avventura. A maggio avrei dovuto essere impegnato in un progetto completamente diverso: una traversata in bicicletta con la salita delle dieci montagne più alte lungo il percorso. Tutto era pronto, ma alcuni permessi necessari non sono arrivati in tempo e il progetto è stato rimandato. Per qualcuno sarebbe stata una delusione. Per me, invece, si è trasformata in un’opportunità.
Da anni avevo un piccolo sogno nel cassetto: partire semplicemente a piedi insieme alla mia compagna Natacia e ad Arya, il nostro instancabile Border Collie. Niente record, niente cronometri, niente obiettivi prestazionali. Solo il piacere di camminare.

In quattro e quattr’otto abbiamo preparato gli zaini e scelto la destinazione: la **Via degli Dei**, il celebre cammino che collega Bologna a Firenze attraversando l’Appennino Tosco-Emiliano per circa 130 chilometri, seguendo in parte l’antica Flaminia Militare romana. Il nome deriva proprio dai monti che si incontrano lungo il percorso: Monte Adone, Monzuno (Monte Giove), Monte Venere e Monte Luario.
La cosa curiosa? Era un’avventura praticamente dietro casa. Io vivo in un piccolo paese tra Lucca e Pisa e, come spesso accade, mi sono reso conto che a volte si cercano esperienze straordinarie dall’altra parte del mondo senza conoscere davvero ciò che abbiamo vicino.
Qualche anno fa, per il mio compleanno, mi avevano regalato la guida del cammino e due credenziali ufficiali. Erano rimaste lì, in attesa del momento giusto. Ora quel momento era finalmente arrivato.

Via degli Dei: da Bologna si parte verso l’Appennino
La nostra avventura è iniziata in treno. Da Lucca verso Bologna, con cambio a Prato. Già il viaggio aveva un sapore diverso dal solito. Nessuna corsa verso un aeroporto, nessun trasferimento complicato. Solo noi tre, gli zaini e tanta voglia di partire.
Come sempre, non sono riuscito a rinunciare all’autonomia. Nello zaino c’era praticamente tutto: tenda, fornello, cibo, attrezzatura per affrontare qualsiasi situazione. Un’impostazione che mi porto dietro dalle spedizioni più impegnative ma che, questa volta, avrebbe avuto un significato diverso.
Arrivati a Bologna ci siamo diretti verso Piazza Maggiore, punto di partenza ufficiale della Via degli Dei. Primo timbro sulla credenziale, qualche foto di rito e poi via, tra i portici infiniti della città e le prime salite che conducono verso le colline bolognesi.
Il meteo prometteva di essere il quarto compagno di viaggio. Le previsioni parlavano di giornate splendide alternate a pioggia intensa. Ma non era un problema. Eravamo attrezzati e soprattutto motivati. In fondo, il bello di un cammino è accettare ciò che arriva.

Camminare sulla Via degli Dei senza fretta
Per chi è abituato alle grandi montagne, la Via degli Dei può sembrare un percorso semplice. Eppure, proprio qui ho trovato qualcosa che spesso nelle spedizioni più estreme manca.
La lentezza. Le nostre giornate non erano scandite da tabelle o orari rigidi. Certo, avevamo un’idea generale delle tappe, ma non ci interessava davvero dove saremmo arrivati a fine giornata. Se un luogo ci piaceva, ci fermavamo. Se un bosco ci invitava a restare qualche ora in più, lo facevamo.
Abbiamo trascorso tre notti nel bosco e altre in campeggio. Ci fermavamo a pranzo accendendo il fornello per preparare un tè o un caffè. A volte, invece, ci concedevamo il lusso di cucinare un piatto di pasta immersi nella natura. D’altronde nello zaino avevo portato tutto il necessario e bisognava pur alleggerirlo.
Questa è stata la vera essenza del viaggio: vivere il momento.

La Via degli Dei attraverso l’Appennino Tosco-Emiliano
Tappa dopo tappa abbiamo scoperto un Appennino sorprendente. Il profilo spettacolare del Monte Adone, i boschi che circondano Monzuno, i crinali del Monte Venere, i resti dell’antica strada romana, i sentieri che salgono e scendono tra Emilia e Toscana.
Uno dei luoghi che più mi ha colpito è stato il complesso di Monte Senario, immerso in un magnifico bosco a pochi chilometri da Firenze. Dopo giorni trascorsi tra foreste, piccoli paesi e sentieri, rappresenta quasi un ponte tra la dimensione selvaggia del cammino e il ritorno graduale alla civiltà.
Ma più dei luoghi, a restarmi dentro sono stati gli incontri. La Via degli Dei è un cammino condiviso. Ogni giorno si incrociano persone diverse: chi affronta il suo primo trekking di più giorni, chi viaggia da solo, chi cerca una pausa dalla routine. Si condividono chilometri, racconti, consigli e spesso anche un pezzo di strada. Sono quelle amicizie nate lungo il sentiero che rendono speciale un cammino.

L’arrivo a Firenze
Dopo giorni di passi, boschi e silenzi, Firenze appare quasi all’improvviso. Si arriva con un bagaglio diverso da quello con cui si è partiti. Non perché il cammino sia particolarmente impegnativo dal punto di vista fisico, ma perché riesce a regalare qualcosa di raro: tempo.
Tempo per osservare, per ascoltare, per pensare. Camminare è probabilmente il modo più naturale di viaggiare. I pensieri scorrono con il ritmo dei passi, le emozioni emergono senza fretta e il paesaggio diventa parte dell’esperienza.
La Via degli Dei mi ha ricordato una cosa semplice: non serve andare dall’altra parte del mondo per vivere un’avventura autentica. A volte basta uscire di casa, infilarsi uno zaino sulle spalle e mettersi in cammino.

Informazioni utili
Lunghezza: circa 130 km.
Partenza: Bologna
Arrivo: Firenze
Durata consigliata: da 4 a 6 giorni, ma vale la pena prendersi il tempo necessario e personalizzare le tappe.
Difficoltà: bassa, adatta a chi ha un minimo di allenamento e voglia di camminare.
Periodo migliore: primavera e autunno, quando temperature e colori rendono il percorso ancora più affascinante.
Consiglio personale: non trasformate questo cammino in una gara. Fermatevi a osservare un panorama, fate una pausa in un bosco, condividete un tratto di strada con altri camminatori. È lì che si nasconde la vera anima della Via degli Dei. Lo zaino: può essere molto leggero, si trova tutto sul percorso! Noi abbiamo anche un po’ esagerato con l’autonomia!
E io? Credo che questo sia stato soltanto il primo di una lunga serie. Nei miei programmi annuali ci sarà sicuramente spazio per almeno un cammino ogni anno.
Perché, dopo aver attraversato deserti, scalato montagne e corso per giorni interi, ho scoperto una verità tanto semplice quanto potente: camminare è ancora uno dei modi più belli per sentirsi liberi.
ANDREA LANFRI BIO
Andrea Lanfri è un alpinista, esploratore ed ex atleta paralimpico della Nazionale italiana di atletica leggera. Nel 2015, a soli 29 anni, la sua vita cambia radicalmente quando contrae una grave meningite con sepsi meningococcica: dopo un mese di coma perde entrambe le gambe e sette dita delle mani.
Nonostante una delle prove più dure immaginabili, riesce a trasformare la tragedia in una nuova partenza. In meno di un anno torna allo sport grazie a un paio di protesi in fibra di carbonio acquistate tramite una raccolta fondi e si avvicina all’atletica paralimpica. Diventa il primo atleta italiano con doppia amputazione agli arti inferiori a correre i 100 metri sotto i 12 secondi, conquistando tre record italiani, due bronzi internazionali, un argento europeo e un argento ai Mondiali del 2017. Parallelamente riscopre la sua grande passione per la montagna, l’arrampicata e l’alpinismo. Dal 2018 intraprende una serie di spedizioni in alta quota che lo portano a diventare il primo atleta con pluriamputazioni a raggiungere la vetta del Monte Everest, a 8.849 metri. Nel corso degli anni stabilisce numerosi primati sportivi, tra cui un Guinness World Record per il miglio più veloce corso in alta quota. È inoltre ideatore del progetto From0To0, una sfida estrema che combina bicicletta, corsa e alpinismo in un’unica impresa no-stop: partire dal livello del mare, raggiungere la vetta di una montagna e tornare nuovamente al mare con le proprie forze. La sua storia è oggi un simbolo di resilienza, determinazione e capacità di reinventarsi, dimostrando come anche gli ostacoli più grandi possano trasformarsi in nuove opportunità e traguardi apparentemente impossibili.








