La Maratona è sempre più femminile, lo dicono i dati, lo confermano le foto. La New York City Marathon ha visto quasi il 46% di arrivate, e in Italia il numero cresce: i dati del 2024 (fonte Tuttosport) dicono che il 21% dei finisher di una maratona italiana è donna. Di 5 arrivati, una è una donna. Cresciamo, ma siamo ancora lontani da ciò che succede all’estero quindi… da qui la riflessione: perché solo 1 su 5?
Foto: Boston Marathon 1967 | © Boston Herald (kathrineswitzer.com)
Correre oltre il pensiero
Il pensiero però va oltre ai numeri: perché ci sembra più “strano” che una donna corra una maratona rispetto a un uomo? Corro da tanti anni e corro preferibilmente maratone, e quante volte durante una maratona il tifo è stato più per me che per i ragazzi che mi stavano a fianco? Tanto che loro stessi in più occasioni mi hanno detto: “Sto vicino a te perché quando passi hai più tifo”. Perché nel 2025 fa ancora specie che una donna corra e alleni una distanza così?
1967 – Boston Marathon – Pettorale 261
Torniamo al 1967, quando Kathrine Switzer, in foto con lo storico pettorale 261, partecipò – e concluse – la Boston Marathon. Le immagini di quel giorno sono celeberrime, sono il simbolo della volontà delle donne di opporsi al pensiero comune: una ragazza in tuta che corre libera e un uomo che la afferra da dietro, ma lei non si ferma, un inno al girl power.
…Bobbi Gibbs
Fino ad allora nessuna donna aveva tagliato il traguardo di una maratona, benché l’anno prima Roberta “Bobbi” Gibb avesse in realtà corso (sempre la Boston Marathon), ma senza iscrizione ufficiale. La sua richiesta fu respinta dal comitato organizzatore in quanto “La corsa è aperta ai soli concorrenti maschi e inoltre le donne non sono fisicamente in grado di correre una maratona”. Da quel giorno sono passati quasi 60 anni. Nel 1971 la maratona di New York per prima ha ammesso le maratonete, eppure ancora oggi applaudiamo di più una donna, perché ci sembra più eclatante una donna che corre per 42 km. Perché? Cultura, pregiudizio, storia, abitudine?
Le magliette…
Nel 2025 tra le grandi maratone solo Roma ha avuto una maglia ricordo con taglio femminile. Sintomatico di un pensiero comune e di una percentuale di presenze femminili comunque bassa, che non giustificherebbe maglie ricordo dedicate…
Le vera differenza
La verità, la sola verità che conta, è che biologicamente una donna non è meno portata nella corsa di endurance rispetto a un uomo, anzi, alcune teorie la vogliono più resistente. Il fatto che proprio in maratona i risultati femminili stiano progredendo molto velocemente ne è la conferma.
L’aspetto sociale
Il problema quindi è culturale: sono i filtri sociali che rendono la maratona in Italia una disciplina prevalentemente maschile? Oppure è uno sfasamento tra età media dei maratoneti e tempo a disposizione che nella donna coincide con la maternità? O ancora un senso di inadeguatezza del genere femminile rispetto a una prova così impegnativa? Nelle distanze più corte infatti le donne talvolta superano il 50% delle presenze.
Kathrine Switzer, un simbolo
“L’immagine di Kathrine Switzer ancora oggi è un simbolo. Una ragazza che desidera semplicemente correre, strattonata da un giudice di gara che non era maschilista, ma solo figlio del suo tempo. Nel 2025 il tempo però è cambiato, quindi per tutte noi è ora di correre.”



