Un viaggio tra gli imprevisti che ci sorprendono, ci mettono alla prova e, col tempo, diventano le storie che ricordiamo meglio
Ci sono giorni in cui pedalo e tutto fila liscio, come se il sentiero avesse deciso di lasciarmi passare senza opporre resistenza. Eppure, quando la memoria torna indietro, quei momenti perfetti scivolano via come acqua tra le dita.
Restano invece le crepe, gli inciampi, le deviazioni impreviste. Sono loro a brillare, come piccole scintille nella polvere.
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L’imprevisto come bussola
Ricordo il rumore sordo di una caduta, il graffio improvviso di un ramo, la bici che decide di fermarsi quando io vorrei andare avanti. Ricordo il caldo che toglie il fiato, la pioggia che trasforma il terreno in un mosaico scivoloso, il vento che sembra voler spingere indietro ogni mio passo. Nel momento in cui accadono, queste cose sembrano solo fastidi.
Ma col tempo diventano altro: diventano storie, diventano materia viva.
Ogni disavventura è una piccola crepa che lascia entrare la luce. Ti costringe a rallentare, a guardare meglio, a capire dove sei davvero. Ti ricorda che l’avventura non è mai un percorso pulito, ma un intreccio di imprevisti che ti modellano, ti insegnano, ti cambiano. Non cerco il pericolo, non cerco il dolore. Ma accetto quella zona incerta in cui qualcosa sfugge al controllo e ti obbliga a essere presente, sveglio, vulnerabile.
Il baricentro che cambia
A volte è proprio un imprevisto a spostare il baricentro della tua vita: un guasto che ti fa incontrare qualcuno, una caduta che ti costringe a reinventarti, un errore che apre una strada nuova.
Sono momenti che, mentre li vivi, sembrano ostacoli. Poi scopri che erano porte.

L’avventura che ci restituisce noi stessi
E così, quando ripenso alle mie uscite, mi accorgo che non sono le pedalate perfette a raccontare chi sono. Sono le deviazioni, le spine, le risate nervose dopo un imprevisto, il fango sulle ginocchia, il respiro che torna piano piano. Sono le disavventure a ricordarmi perché amo perdermi nei sentieri: perché lì, dove niente è garantito, ritrovo sempre una parte di me che avevo dimenticato.
Forse è per questo che, ogni tanto, dovremmo lasciare spazio all’imprevisto. Non per cercarlo, ma per accoglierlo quando arriva.
Perché è lì, in quel piccolo caos, che l’avventura diventa davvero nostra.
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