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Burundi…emozione gravel a 360°

di - 14/05/2026

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Burundi…un altro viaggio con Dino Bonelli, per vivere l’Africa in ogni sua più ruvida screpolatura, comportandosi come i local che vanno a piedi o in bicicletta. Dino e l’amico Roberto Cravero, entrambi runner e ciclisti, hannno preso al balzo un’occasione quasi irripetibile. Si sono mescolati con la gente del posto, di giorno in bici e la sera di corsa.

Testo: Dino Bonelli – Foto: Dino Bonelli, Roberto Cravero e fotografi occasionali

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Ghiotta fu l’occasione…

“L’occasione ce la fornisce il primo Campionato Mondiale di Ciclismo su Strada assegnato in terra d’Africa. Precisamente a Kigali, capitale del Ruanda, l’ultima settimana di settembre 2025. Ghiotta opportunità per visitare un Paese e vedere una rassegna iridata di uno degli sport che amiamo di più. Ma arrivare direttamente nell’ammodernata Kigali ci sembra un po’ riduttivo, quindi optiamo per fare un largo giro d’avvicinamento.”

burundi - bonelli

Atterrati

“Atterriamo a Bujumbura, la città principale del Burundi, nazione confinante con il Ruanda. In sella alle nostre bici, in alcuni giorni, raggiungiamo la rassegna iridata. Le bici sono gravel, ovviamente, perché l’Africa stessa è gravel. Viaggiare via terra, lenti, a contatto diretto con la popolazione, ci fa vedere e vivere spaccati di una quotidianità povera, dura, a tratti commovente, ma comunque integra e apparentemente spensierata. La cosa che più ci rimarrà impressa del Burundi sarà proprio la bellezza della gente. Sempre gioviale, sempre pronta a salutare e ad aiutare qualora si avesse bisogno, anche solo di un’indicazione stradale o di un posto dove andare a mangiare. Qui si parla principalmente Swahili e qualcuno mastica anche un po’ di francese, ma fuori dalle cittadine siamo costretti a farci capire gesticolando. Gesti e sorrisi, sia nostri sia loro, che ben presto diventano una lingua universale che unisce e dà risultati insperati.”

BAM, biciclette di bambù!

Per essere completamente autonomi, sulle nostre biciclette BAM con telaio in bambù, particolare tecnico naturale che ben si adatta al Continente Nero, agganciamo una serie di borse da viaggio TAAC. In queste stipiamo l’abbigliamento casual con cui abbiamo viaggiato in aereo. Un completo da running con tanto di scarpe, perché a sere alterne si esce a correre.

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Il beauty con un po’ di farmaci per l’occorrenza, il box con i vari cavi per ricaricare telefono, orologio, ciclo computer e macchina fotografica, qualche ricambio per le parti meccaniche delle biciclette e una buona dose di integratori alimentari, scrupolosamente testati prima della partenza, della Cetilar Nutrition. Per esperienze passate, sappiamo che il cibo nell’Africa rurale potrebbe essere un problema, e pedalare a stomaco vuoto, o senza il giusto carico energetico, sarebbe deleterio. Ma anche per le corse serali post pedalata, una barretta o un gel e i sali da mettere nella borraccia risulteranno indispensabili.

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La Sportiva Helios III, le comprimibili

Per compattare bene l’occorrente, in modo che stia tutto nelle borse, come scarpe da corsa optiamo per le leggerissime e comprimibili La Sportiva Helios III, che nascono come calzature tecniche per distanze brevi, e noi non correremo mai oltre i 10-12 km. Correre, che in passato sia per me sia per Roby voleva dire allenarsi duramente per poi mettersi alla prova con gli altri nelle gare di trail running, ora significa principalmente star bene. Quando corriamo stiamo bene, magari soffriamo anche un pochino, sintomo imprescindibile ma utile, e siamo felici. In certi contesti poi, come in questo, le gambe sono solo l’estensione operativa della mente, che indomita e mai sazia vuole sempre andare a curiosare in giro. In queste serate africane, infatti, con gli arti inferiori appesantiti da ore e ore di spinte sui pedali, ma con la voglia di esplorare a farla ancora da padrone, ci sentiamo ancora più liberi di scegliere il ritmo da tenere, le soste da fare e le distanze da percorrere. Così correre diventa un’attraente routine, un magnifico stato mentale, un’accattivante stile di vita, piacere allo stato puro.

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Burundi, la semplicità di chi ha poco

Il Burundi, conosciuto solo per essere il Paese più povero al mondo, ha comunque una rete di strade discretamente belle e asfaltate, ma la carenza estrema di benzina, peraltro quindi molto cara, fa sì che in giro di mezzi a motore ce ne siano pochissimi. Qui la gente del posto cammina di continuo anche per parecchi chilometri, o pedala o spinge una bici su cui carica di tutto: dalle folcloristiche banane a pile di mattoni, dalle casse delle immancabili birre ai pesantissimi sacchi di carbone, poi ovviamente animali e persone. Noi però, appena possibile, molliamo l’asfalto e ci perdiamo per le tantissime strade sterrate color rosso ocra che si allungano nel nulla. Strade talvolta larghissime, altre volte ridotte a semplici cammini. Ci immergiamo anima e corpo in quell’Africa agricola che sovente non ha mai visto un “Mzungu”, termine Swahili per definire l’uomo bianco.

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La popolazione ci accoglie curiosa

Al nostro lento passaggio, uomini e donne smettono di fare quello che stanno facendo e ci inchiodano gli occhi addosso. Se ci fermiamo per valutare un bivio, mangiare una barretta o fare una foto, si forma subito un capannello di persone che talvolta arriva a essere una vera e propria folla. Se passiamo davanti a un istituto scolastico, i bambini, logicamente curiosi di vedere un Mzungu, ci inseguono chiassosi e gioiosi, anche per diversi chilometri, procurandosi un’ottima scusa per marinare la scuola. Stessa cosa la sera quando, abbandonata la bici nell’hotel di turno e cambiatici d’abito, usciamo a correre. Siamo il bersaglio dei loro sguardi, dei loro saluti, della loro curiosità.

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Una vita semplice

Se ci fermiamo in un mercato o a un semplice banco di frutta, anche solo per dare un’occhiata, diventiamo un motivo d’interesse condito da una frastornata perplessità, comunque il primo cliente da servire. Anche per correre scegliamo solo strade sterrate o sentieri immersi tra coltivazioni di vario genere e bananeti dalle grosse foglie sfilacciate, d’altra parte siamo trail runner e il ghiaino sotto le suole, piuttosto che l’irregolarità del calpestio, sono da sempre il nostro terreno prediletto.

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La corsa serale

Ogni sera lo stesso logico copione iniziale: gambe impastate con muscoli che sembrano non volerne sapere di sincronizzarsi fra loro e mettersi in moto, e corsa sgraziata. Poi, con il passare dei chilometri, il solito magnifico adattamento del corpo umano e le gambe che tornano a girare discretamente bene, anche se l’elasticità che vorremmo avere non si concretizza se non per qualche piccola sporadica accelerata qua e là. Non corriamo tutte le sere, ma cerchiamo di farlo soprattutto quando la tappa in bicicletta non è stata troppo lunga o dura, il che ci porta a correre più o meno a sere alterne.

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Gishora, il Santuario dei tamburi

A Gishora, a pochi chilometri a nord di Gitega, capitale politico-amministrativa del Burundi, andiamo a visitare il Santuario dei tamburi. Questi, ci era già stato detto, sono i migliori percussionisti di un Paese dove, per tradizione, il tamburo è considerato uno strumento sacro e tutti gli uomini imparano a suonarlo fin da piccoli. Una strepitosa esibizione corale di una quarantina di percussionisti, che inoltre danzano e saltano come grilli, conferma la veridicità di questa fama. Gli stessi musicisti, poi, si fermeranno perplessi ad accarezzare e visionare le nostre bici in bambù, convinti che le abbiamo fatte noi, con le nostre mani, usando le tante canne che infestano l’intera zona. Un po’ per la solita incomprensione linguistica e un po’ perché la cosa ci fa sorridere, glielo lasciamo credere, ritagliandoci così anche noi una piccola porzione di gloria artistica. Poi di nuovo in sella verso nord, verso Kigali. Ma il Burundi e il Ruanda, benché confinanti, non hanno valichi di frontiera aperti per i continui dissidi tra i due governi, quindi la nostra avventura deve deviare verso est, verso una piccola fetta di Tanzania, che attraverseremo in due giorni. Da lì le nostre pedalate, sempre ben condite da corse serali, continueranno per il Ruanda, ma di questa seconda parte del viaggio parleremo sul prossimo numero.

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Daniele Milano: spirito di montagna, anima sportiva. Nato in Valle d’Aosta, cresce tra natura e movimento: prima lo sci, poi l’atletica. Negli anni ’90 scopre lo snowboard e ne diventa voce e protagonista, tra riviste e snowpark. Oggi vive tra Milano e le sue montagne, maestro di snowboard e telemark, cuore editoriale di 4running magazine. Racconta il trail e il gesto sportivo come espressione di equilibrio. “La corsa è il mio benessere interiore per stare meglio con gli altri.”