DoppiaW Ultra è tornata a Tirano con un’ottava edizione che, al netto delle facili etichette, segna un passaggio di scala: non solo per i numeri, ma per la capacità di usare l’evento come leva concreta di valorizzazione della media Valtellina…


…e a noi piace così!
La nostra impostazione editoriale oramai la conoscete, degli eventi che seguiamo, al di là delle’enorme apprezzamento per le performance degli atleti e di tutti i partecipanti, ci piace sempre riuscire a mettere il naso e gli occhi un po’ più a fondo. Una curiosità che ci contraddsitingue e che, nell’esposizione storytelling ci trova sempre più coinvolti. Anche quest’anno la DoppiaW Ultra è riuscita a preservare l’integrità della propria la anima. Il territorio, sempre molto attento a questo genere di eventi, ha partecipato attivamente. Grazie non solo ad impegno e resilienza di organizzatori, partner e volontari, ma di tutta la popolazione. Chi vive queste valli, non è geloso, non vuole nascondere. E capisce bene il valore turistico e il peso di manifestazioni itineranti, a seconda delle distanze, come la DoppiaW. Ed è stato, ovviamente, un successo.

Piazza Marinoni, è lei la vera regina!
Far partire una gara dalla piazza centrale di paesi o città ospitanti oramai è diventata una piacevole consuetudine, sia per gare su strada che di trail running. Ma trasformare Piazza Marinoni in hub di partenza e arrivo assolutamente coinvolgente è stata vera magia.

24 paesi – 1115 runner
Oltre 1100 atleti, provenienti da ben 24 paesi è già di per se un successo, con sold out su tutte le distanze. A questo si è aggiunta la parte senza pettoralei più bella, quella dei tifosi, disseminati lungo tutto il percorso e per tutto l’arco della manifestazione.

Dati estremamente confortanti
Nella severa legge dei numeri, DoppiaW può ritenersi decisamente soddisfatta. I dati finali raccontanto di una gara in continua crescita e di un territorio che ha deciso di investire sulla propria immagine attraverso un format trail strutturato e identificativo. Proporre più distanze con alternative di percorso permette di esplorare e conoscere le peculiarità del territorio in modo diverso. Chi corre qui, accantonate per un attimo le velleità cronometriche, ritrova un ambinete sicuramente molto coinvolgente e un paesaggio che non si dimentica facilmente.

La 110k, fascino di una gara tecnica
La nuova 100 km, con quasi 7.000 metri di dislivello positivo, è il cuore tecnico dell’edizione 2026. Il disegno del percorso dice molto della filosofia DoppiaW: non una linea qualsiasi in montagna, ma una selezione ragionata di luoghi identitari.

Un percorso che dichiara identità
Nell’analisi ragionata della scelta del percorso, gli organizzatori hanno cercato di unire punti strategici come il Monte Padrio, Guspessa e Lovero nella prima parte. Per molti nomi nuovi, per altri sinonimo di alcuni dei passaggi intermedi più storici del tracciato, che hanno costruito la reputazione della gara valtellinese negli anni.

Dal vecchio al nuovo, il passo è breve…
Ma i nomi non finiscono certo con la prima parte di gara, ritrovando poi il passaggio al Rifugio Schiazzera, la cresta di confine, San Romerio, la Valgrosina con laghi e rifugio, la selvaggia Val Piana. Una media Valtellina che si fa bella e si mostra con orgoglio per spingersi sempre un po’ più in là. Un mix vincente di località e sentieri coinvolti, di novità e continuità, che restituisce una lettura precisa del territorio, senza trasformarlo in semplice scenografia. Come dire? Un percorso che ha sempre qualcosa da raccontare, anche se 100k sono tanti da percorrere…

Nava e Bassi battono il caldo e gli avversari
Il caldo intenso ha reso la prova ancora più selettiva, con 185 atleti al via e un tempo finale di 13h41’23” per i vincitori, il local Daniele Nava e il bergamasco Nicola Bassi, che hanno scelto di chiudere ex aequo dopo una gara corsa spalla a spalla. Alle loro spalle, terzo posto per Marco Biondi, penalizzato da un errore di percorso in zona San Romerio.

Lisa Borzani, un’altra splendida vittoria
In campo femminile, dominio netto di Lisa Borzani, prima in 17h56’49”, davanti a Patrizia Passeri ed Elisa Lazzarini.

W60, percorso inedito
La W60, completamente ridisegnata, ha portato 202 atleti su un tracciato che ricalca la prima parte della 100 fino alla cresta, per poi scendere in maniera diretta verso Tirano. Gara dal tipico carattere alpino, ma con tempi e impegno più gestibili. Michelangelo Crippa ha imposto il proprio ritmo chiudendo in 7h47’30”, seguito da Raffaele Anselmi e Carlo Martinelli. In campo femminile, successo della local Sara Pini in 9h26’48”, davanti ad Anna Grignaschi e Luisa Gasparini. Anche in questo caso, la combinazione tra profilo tecnico e accessibilità contribuisce a rendere l’evento appetibile a un pubblico ampio, senza snaturare il contesto montano.
W35, la distanza che avvicina il pubblico
La W35 ha confermato la capacità di DoppiaW di lavorare su più livelli di partecipazione. Partenza dal centro di Tirano, lunga ascesa verso Schiazzera, cresta di confine, rientro in valle. Sicuramentre un format più compatto che è riuscito a concentrare in 35 km circa gli elementi chiave dell’identità delle distanze maggiori. I 325 partenti sono stati la conferma che la distanza è gestibile e piace sempre di più. Nel rapporto non estremo tra distanza e dislivello la W35 ha la sua qualità vincente, perfetta per avvicinarsi al mondo DoppiaW, con le gambe e lo sguardo già su distanze più lunghe. Vittoria maschile per Alessandro Giannini in 4h12’05”, con Carlo Cortesi e Christian Modena a completare il podio; in campo femminile, successo dell’azzurra di trail Alice Testini in 4h42’25”, davanti a Francesca Ceresa e Umberta Magno.
W15, fuori dalla città…ma non troppo
La W15, infine, è la misura più evidente del rapporto tra evento e città. Oltre 400 partecipanti su un tracciato disegnato sui sentieri intorno a Tirano, tempi più brevi, accessibilità maggiore, ma sempre con l’idea di far percepire il territorio come spazio vivo, praticabile, non confinato alla sola dimensione turistica. Il bergamasco Marco Zanga ha chiuso in 1h12’37”, seguito da Luca Polidori e Pietro Mosconi; in campo femminile, vittoria di Lara Pizzatti Casaccia su Miriam Bonelli ed Elisa Colturi. Anche la W15, pur avendo dalla propria parte “solo” 15 chilometri di percorrenza, è riuscita a coinvolgere oltre 400 partecipanti: Curiosità, volgia di mettersi in gioco, bisogno di evedere? La risposta non è c erta, ma sicuramten una distanza come questa ha trovato la propria dimensione trail, grazie ai sentieri offroad che Tirano e dintorini sa offrire. Provare per credere… In questo caso, e forse ancora di più che sulle distanze maggiori, la più corta del DoppiaW si è trasformata in vero strumento di coinvolgimento, di avvicinamento, di costruzione di abitudine alla frequentazione dei sentieri ed esplorazione.
La parola al direttivo
Il quadro complessivo, però, si legge davvero “a bocce ferme”, come sottolinea il direttivo. Christian Bellesini parla senza giri di parole di un’edizione dura da gestire: nuova sede, nuovi percorsi, oltre 200 volontari impegnati, giornate infinite. È la parte meno visibile dell’evento, ma è quella che definisce la sua solidità. Una macchina organizzativa che regge l’urto di un format in crescita è un asset per il territorio: significa capacità di progettare, di coordinare, di offrire standard elevati a chi arriva da fuori. I feedback positivi e gli elogi dei concorrenti sono sempre una grande benzina per tutti!
Elena Soltoggio aggiunge un tassello importante: “Questa è la gara che avevo sempre sognato”. Dietro la frase c’è una visione chiara. Tirano ha garantito pubblico lungo tutto l’arco della manifestazione, ha accettato di convivere con una viabilità complessa, in attesa che l’apertura della tangenziale semplifichi le prossime edizioni. L’amministrazione comunale e gli operatori municipali vengono citati esplicitamente per lo sforzo profuso, insieme a chi ha creduto in DoppiaW Ultra fin dall’inizio. È il segno di un modello in cui evento e istituzioni lavorano insieme, non in contrapposizione: la gara porta visibilità, flussi, economia; il territorio offre infrastrutture, servizi, supporto.
DoppiaW, l’altra faccia della medaglia
In questo senso, DoppiaW Ultra è stata ieri più di una “bella ottava edizione”. È un caso concreto di come un evento sportivo possa diventare infrastruttura culturale e territoriale. I numeri di partecipazione, la varietà delle distanze, la cura nella scelta dei percorsi, il coinvolgimento della comunità locale, la capacità di gestire criticità come il caldo estremo o la viabilità: tutto concorre a costruire un’immagine di Valmalenco e di media Valtellina come luogo di trail maturo, organizzato, riconoscibile.

Una gara vera, al servizio del proprio territorio
Raccontare DoppiaW in questa chiave significa uscire dalla retorica della “gara epica” e guardare alla sostanza: un evento che crede nel proprio territorio, promuovendo i suoi sentieri, i suoi rifugi, le sue creste, e restituendolo ai runner come esperienza da portare a casa e farne tesoro.









