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Alpinismo: storia degli 8000 invernali

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Il 16 gennaio è stata scritta la storia dell’alpinismo invernale sugli 8000, con la salita dell’ultima vetta inviolata in inverno – il K2 – a opera di Nirmal “Nims” Purja e del suo team composto da alpinisti nepalesi. Un obiettivo che si erano prefissati in molti, non solo quest’anno.

Ma quando è iniziata la rincorsa alle prime salite invernali delle vette che in questa stagione diventano sempre più insidiose? vediamolo insieme.

Everest: la prima invernale

Il primo 8000 ad essere stato salito in inverno è stato il più alto di tutti: l’Everest. 41 anni fa, il 17 febbraio 1980, la cordata composta dai due alpinisti polacchi Krzysztof Wielicki e Leszek Cichy ha raggiunto la vetta del mondo nella stagione più rigida dell’anno. Se vi interessa sapere di più su questa impresa e della loro storia, potete leggere “La mia scelta” di Wielicki, pubblicata nel 2019.

alpinismo 8000

Altre salite degli anni ’80

Gli anni ’80 saranno degli anni d’oro per le salite degli 8000 in inverno. Dopo il primo, ne verranno saliti altri 5. Il 12 gennaio 1984 viene salito il Manaslu, sempre da due alpinisti polacchi: Maciej Berbeka e Maciej Pawlikowski. A dir la verità gli anni ’80 in generale solo dominati da alpinisti di questa nazionalità. Dopo il Manaslu è stato il momento del Dhaulagiri, salito da Andrzej Czok e Jerzy Kukuczka il 21 gennaio 1985. Qualche settimana dopo, il 12 febbraio, è stato invece salito il Cho Oyu ad opera di Maciej Berbeka e Maciej Pawlikowski, indovinate un po’? Polacchi.

L’11 gennaio 1986, Krzysztof Wielicki (che 6 anni prima era stato il primo a salire un 8000 in inverno) insieme Jerzy Kukuczka raggiunge la cima del Kangchenjunga, che con i suoi 8586m è la terza montagna più alta del globo. Il 3 febbraio 1987 lo stessoJ erzy Kukuczka insieme ad Artur Hajzer salirà l’Annapurna.

L’alpinismo sugli 8000 dell’elitè polacca degli anni ’80 si conclude il 31 dicembre 1988, con la stessa persona da cui è tutto iniziato: Krzysztof Wielicki. Questi si trovava insieme a Andrzej Zawada e Leszek Cichy, che però dal campo 3 non se la sono sentita di tentare la vetta del Lhotse. Wielicki raggiungerà la vetta da solo, senza supplemento di ossigeno e indossando un corpetto che gli sosteneva la colonna vertebrale, che aveva danneggiato in un incidente sul Bhagirathi II.

Gli anni 2000

Negli anni ’90, la corsa alle invernali degli 8000 ha un brusco arresto. Arresto che viene interrotto da Simone Moro, che sarà protagonista di varie salite invernali in questo periodo. La prima sarà la salita del Shisha Pangma, il 14 gennaio 2005 in cordata con il polacco Piotr Morawski. Simone Moro è il primo non polacco a salire un 8000 in inverno.

È interessante notare che l’11 dicembre 2004 (nonstante le condizioni estreme, in autunno) la stessa cima era stata salita in solitaria e in condizioni praticamente invernali, da Jean-Christophe Lafaille. Questa impresa gli è valsa una candidatura al Piolet d’Or lo stesso anno.

alpinismo 8000

Come dicevamo, Simone Moro sarà protagonista di altre prime salite invernali: dopo il Shisha Pangma, il 9 febbraio 2009 insieme al collega Denis Urubko salirà il Makalu. Sempre in compagnia di Urubko e dell’americano Cory Richards il 2 febbraio 2011, Moro salirà il Gasherbrum II. Questa salita ha rappresentato la prima salita invernale di un 8000 in Karakorum.

A marzo del 2012 e del 2013, tornano alla ribalta i polacchi, che conquistano il Gasherbrum I (Adam Bielecki e Janusz Gołąb)e il Broad Peak (Maciej Berbeka, Adam Bielecki, Tomasz Kowalski, Artur Małek). In fase di discesa sono stati dati per dispersi Berbeka e Kowalski.

Alpinismo: le ultime grandi sfide degli 8000

Le ultime sfide in inverno sugli 8000 sono state il Nanga Parbat e il K2.

alpinismo 8000

Il Nanga Parbat ha rappresentato negli ultimi anni la croce e la delizia degli alpinisti da 8000. È stato salito per la prima volta il 26 febbraio 2016 da Simone Moro, Muhammad Ali Sadpara e Alex Txikon. Tamara Lunger si è fermata a 70 metri dalla vetta. La prima donna a salire questa montagna in inverno è stata la francese Élisabeth Revol insieme al compagno di cordata Tomasz Mackiewicz, compiendo la salita da una via nuova e non da una classica. Durante la discesa hanno avuto delle difficoltà e Tomasz è andato disperso. La Revol è stata soccorsa.

Sul Nanga Parbat hanno inoltre perso la vita in inverno gli alpinisti Daniele Nardi e Tom Ballard, mentre tentavano la salita invernale dall’ “impossibile” Sperone Mummery.

Il K2, come sapete, è stato invece salito per la prima volta solo qualche giorno fa ad opera di un gruppo di 10 alpinisti, tutti nepalesi: Nirmal Purja, Mingma Gyalje Sherpa, Kili Pemba Sherpa, Dawa Tenjin Sherpa, Mingma David Sherpa, Mingma Tenzi Sherpa, Gelje Sherpa, Pem Chiiri Sherpa, Dawa Temba Sherpa e Sona Sherpa.

nirmal k2

Lo stesso giorno ha perso la vita l’alpinista spagnolo Sergi Mingote, scendendo da campo 1 al campo base avanzato.

 

 

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Eva è nata e cresciuta a Roma, dove ha studiato giurisprudenza per capire che è una persona migliore quando non indossa un tailleur. Ha lasciato la grande città per lasciare che il vento le scompigliasse i capelli sulle montagne delle Alpi e presto ha scoperto che la sua passione per l’outdoor e scrivere di questa, poteva diventare un lavoro. Caporedattrice di 4outdoor, collabora con diverse realtà del settore outdoor. Quando ha finito di lavorare, apre la porta della baita in cui vive per sciare, correre, scalare o per andare a fare altre gratificanti attività come tirare il bastone al suo cane, andare a funghi o entrambe le cose insieme.

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