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Cima Presanella, ritorno in alta quota

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Dove si trovi esattamente la Presanella non lo sapevo, che sia la cima più alta del Trentino nemmeno ma che ci saremmo divertiti da matti lo avevo intuito, per questo ho deciso di tornare in alta quota con questo come obiettivo.

Il tratto di sentiero prima del primo nevaio – Foto: Marco Melloni

Press trip di alpinismo se ne fanno davvero pochi: un target troppo specifico, troppe responsabilità, incertezza nel portare a casa il risultato. Tutti validissimi motivi, ma che gran peccato.

 

La fine del lockdown però riserva anche delle piacevoli sorprese e così, in occasione del lancio del nuovo scarpone Aequilibrium di La Sportiva, l’azienda di Ziano di Fiemme ha organizzato un bell’incontro per testare il prodotto… e i polmoni dei partecipanti.

 

Il campo base è allestito al Rifugio G. Segantini in Val d’Amola, 2.373 m., raggiungibile dopo una mezzora di tornanti di una strada realizzata dall’Enel, e 45 minuti a piedi dalla Malga Vallina d’Amola, 2.020 m.

 

Il Rifugio G. Segantini – Foto: Marco Melloni

 

Testiamo lo scarpone La Sportiva Aequilibrium

Le caratteristiche dello scarpone ce le hanno spiegate nel Flagship Store La Sportiva di Arco di Trento ma è nei 45 minuti fino al rifugio che cominciamo a fare conoscenza con il prodotto, su un sentiero tipico delle alpi e con uno zaino bello pesante sulle spalle.

La giornata è ancora lunga e arrivati al rifugio abbiamo tutto il tempo per mollare lo zaino e proseguire un’oretta in direzione dei laghi Nero e Cornisello, una magnifica e famosa balconata da cui ammirare le Dolomiti di Brenta.

 

Il lago Nero e il gruppo del Brenta all’orizzonte – Foto: Marco Melloni

 

Secondo giorno: dal Rifugio Segantini alla cima

La mattina successiva la sveglia suona piuttosto presto, le 4.00 del mattino, e dopo una bella colazione siamo tutti sulla terrazza del Segantini a veder sorgere il sole.

Alle 5.00 siamo già in cammino ma contrariamente alle aspettative le temperature cominciano già a salire. Capiamo subito che sarà una giornata lunga e faticosa.

 

Foto: Marco Melloni

 

Superiamo dislivello su una pendenza abbastanza costante e un classico sentiero di erba e roccia, che qui è un magnifico granito.

Ad eccezione di qualche piccola pausa ci fermiamo dopo aver incontrato la prima neve per fare il cambio di assetto.

Indossiamo gli imbraghi, le longe per la ferrata, il casco e i ramponi, poi riprendiamo a camminare fino all’attacco della ferrata stessa.

 

Foto: Marco Melloni

 

C’è un bel bastione di roccia a separarci dal versante opposto ma la nostra cordata composta da tre persone (che è la prima del gruppo) si fa strada senza difficoltà, tra facile arrampicata, cavi e fittoni.

Raggiunta la cima della cresta scendiamo in ombra sul nevaio opposto.

Siamo poco oltre la metà del percorso, il sole caldissimo si alterna all’aria fredda tipica dei 3.000 m.

Indubbiamente io sono il più lento del gruppo, ogni 20 minuti chiedo ad Alessandro Beber (la nostra Guida n.d.r.) di fare una pausa pere riprendere fiato.

 

Il tratto di ferrata per raggiungere cresta – Foto: Marco Melloni

 

Dopo 300 m circa di nevaio riprendiamo ad arrampicare, poi è di nuovo nevaio fino al bivacco.

Vediamo la cima e i più mattinieri che cominciano già a scendere. Saranno ancora 250 m di dislivello, ancora di roccia e poi ancora di neve.

Sicuramente due lockdown non hanno fatto bene alla mia forma fisica, sono sfinito e solo gli incoraggiamenti di Alex mi inducono a non mollare.

 

La Guida Alpina Alessandro Beber, dopo aver superato la cresta – Foto: Marco Melloni

 

Presanella: siamo in cima a 3.558 m

Un passo alla volta mi ripeto, un passo alla volta, ancora una piccola pausa e superiamo gli ultimi metri.

Cado in ginocchio, dopo 4.40 ore, siamo in vetta! Non ricordavo fosse così bella la sensazione di avercela fatta, le strette di mano, lo sguardo che spazia sulle cime sottostanti e sul ghiacciaio dell’Adamello.

Siamo la prima cordata del gruppo ad essere arrivati quassù, aspettiamo gli altri mentre mangiamo un panino.

Una mezz’ora, poi per primi, cominciamo a scendere per quello che sarà un lungo, lungo rientro fino al Rifugio e poi fino al parcheggio.

 

Siamo in vetta

 

La Sportiva Aequilibrium, la mia opinione

Come è andato il test delle Aequilibrium? Sinteticamente posso dire che l’unica cosa che non mi faceva male una volta rientrato sono stati i piedi: nessuna vescica, nessun fastidio (una sensazione condivisa con tutti i partecipanti). Si ha la sensazione di camminare davvero con una scarpa da approach, tanto è leggera e camminabile. Al tempo stesso però è ben strutturata, regge bene il peso in arrampicata e non si deforma con i ramponi. Il grip della suola è eccezionale, non ho mai perso aderenza e vi assicuro che di passaggi in cui avrebbe potuto succedere ce ne sono stati parecchi.

 

Cosa posso aggiungere:

al ritorno, mentre pranzavamo al rifugio, nessuno se le è tolte.

Direi che la cosa parla da sé.

 

Leggi l’intervista a chi ha progettato gli Aequilibrium

Foto: Marco Melloni

 

 

 

 

 

 

 

 

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