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Correre sulla neve con Michele Graglia

Dino Bonelli ha fatto due chiacchiere con Michele Graglia, ultrarunner che vanta di aver vito la Yukon Artic Ultra e la Badwater in California. 

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michele graglia

Dino Bonelli ha incontrato Michele Graglia, l’ultra runner capace di vincere, la Yukon Artic Ultra in Canada, l’ultra più fredda con 160 km a -40° e quella più calda, la Badwater in California, 217 km a +53°) del pianeta. L’ha incontrato nella parte alta di Prato Nevoso, la dinamica stazione sciistica del cuneese a due passi dalla Liguria. Scopriamo sotto l’intervista.

 

Dopo mesi di bicicletta, arriva la neve!

Michele, 39enne di Taggia, Imperia, famoso anche per il suo trascorso da fotomodello ben raccontato dalla penna di Folco Terzani nel libro “Ultra”, è solito venire in questa zona del Basso Piemonte sia per allenarsi di corsa, sia per sciare. Dopo un infortunio estivo al tendine d’Achille dove si è allenato in bicicletta, ha ricominciato a correre, sulla neve che, come dice lui, è molto allenante e poco traumatica.

 

Michele Graglia, tra neve compressa e neve polverosa

Il suo allenamento odierno è stato su stradine di neve compressa, prima su quella battuta dal gatto delle nevi a favore di piste di sci secondarie che raggiungono i rifugi di quota, e poi su tracce di quella compattata dal passaggio in fila di sci alpinisti, ciaspolatori e semplici camminatori. 

 

LaSportiva Cyklon Cross GTX

Ai piedi di Michele Graglia, la nuova La Sportiva Cyklon Cross GTX, alta, impermeabile, e con un ottimo battistrada che assicura efficace grip in ogni condizione. La spinta su questo tipo di neve che, nonostante sia compressa, non è molto dura e fa sprofondare leggermente la punta del piede, è faticosa e fa lavorare molto il polpaccio, un po’ come correre sulla sabbia. In salita e sui traversi, quindi, l’ex fotomodello corre nell’agio della neve compattata. 

 

michele graglia 2

 

Freeride di Michele Graglia con le LaSportiva Cyklon Cross GTX ai piedi

In discesa, per cambiare il tipo di andatura e appoggio, o semplicemente per puro divertimento, Michele si butta in neve fresca, quella alta e non battuta. Una sorta di freeride, per rubare il termine ad altri sport, che oltre a uno spasso è anche molto allenante. Nella neve alta, infatti, sebbene in discesa, bisogna alzare molto la gamba, facendo intervenire ulteriormente addominali e cosce. Non vedendo dove si appoggia il piede, poi, si fa un ottimo lavoro di propriocettività per piedi e caviglie, e nel cercare di non perdere l’equilibrio si sollecita e allena l’intero core.

 

Da Prato Nevoso alla Groenlandia

Sono anni che Michele si allena sulla e nella neve, ma questa volta ha un motivo in più per faticare nel bianco: a maggio infatti andrà in Groenlandia, prima come tecnico relatore a un camp organizzato con BHS.travel. Poi per attraversare l’intera isola glaciale in autosufficienza. Ma non è tutto, in autunno è in programma una grossa avventura in terra Antartica, e lì sapersi adattare alle condizioni e correre sulla neve, in tutte le sue variabili, diventerà veramente vitale.

Testo e foto: Dino Bonelli

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