Salomon apre una nuova finestra sulla corsa ibrida presentando la propria interpretazione del gravel running, una pratica che nasce nei territori di confine.
Il limite impercettibile…
Dove l’asfalto termina, lo sterrato comincia e il ritmo cambia senza che il runner debba scegliere una sola identità. L’idea è quella di una corsa libera, istintiva, capace di muoversi tra velocità e esplorazione, senza la necessità di definire un terreno preferito.
Gravel è uno stile di vita
Il gravel running non è una disciplina codificata, ma un modo di vivere la corsa che rifiuta le categorie rigide. È un gesto che appartiene a chi lascia la strada battuta per seguire ciò che trova, senza preoccuparsi di tempi intermedi o segmenti da ottimizzare o scale da salire o da evitare. Una corsa che si adatta alla città, ai margini, ai tratti sterrati che si insinuano tra quartieri e parchi, alle linee che sfumano tra urbano e outdoor.
Tre volti per raccontare una stessa idea di libertà
Per presentare questa sua visione quasi intimistica della corsa urbana, Salomon ha scelto tre profili che interpretano il gravel running attraverso la propria vita e il proprio modo di muoversi.
Guillaume Sanchez, lo chef che corre
Il primo è Guillaume Sanchez, chef stellato e fondatore del ristorante NESO di Parigi. Corre per sottrarsi alla pressione dei ritmi di cucina, senza programmi rigidi e senza cronometro: la velocità è un istinto, non un obiettivo. Il gravel running diventa per lui una parentesi di libertà, un modo per uscire dai confini della città e ritrovare una forma di equilibrio.

Haru, stilista e DJ
Da Tokyo arriva Haru, stilista e DJ, che vive la corsa come un flusso simile alla musica: energia, pause, improvvisazione. Sceglie i percorsi in modo spontaneo, a volte persino giocando alla morra cinese con gli amici, e chiude le uscite nei bagni sento o negli onsen, dove la ritualità del recupero diventa parte dell’esperienza.

Hilary Tsui, l’imprenditrice che non si ferma mai…
La terza voce è Hilary, imprenditrice e figura di riferimento della comunità outdoor cinese. Per lei il gravel running è un atto di esplorazione personale: ogni uscita, su asfalto o sterrato, è un’occasione per staccare dalla routine e per dare spazio alla curiosità. Il percorso conta quanto la destinazione, perché è nel movimento che si costruisce il senso della corsa.

Una proposta che parla alla comunità urbana‑outdoor
Con questa iniziativa Salomon intercetta una tendenza già evidente tra i runner metropolitani: la ricerca di percorsi ibridi, la voglia di uscire dai tracciati prevedibili, la necessità di una corsa che non sia solo performance ma anche scoperta. Il gravel running diventa così un linguaggio comune per chi vive la città ma non vuole rinunciare alla dimensione outdoor, e per chi considera la corsa un gesto creativo prima che competitivo.






