Schurter, la prima firma sulla Cape Epic

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Va in archivio un’edizione spettacolare dell’Absa Cape Epic che caldo e umidità hanno trasformato in una prova a eliminazione, ma nella quale le sorti della corsa sono rimaste in bilico fin quasi alla sua conclusione. Quella che è considerata la più grande corsa a tappe del calendario internazionale ha finito per premiare due corridori poco avvezzi alle Marathon e alle stesse gare a tappe, la coppia della Scott-Sram formata dall’olimpionico Nino Schurter e dall’altro svizzero Matthias Stirnemann. Schurter completa così un palmarés da leggenda, nel quale sono presenti tutti i titoli di cross country e ora questa perla e chissà che non decida di mettersi alla prova anche nelle Marathon con obiettivo la maglia iridata.

Schurter e Stirnemann alla conquista della maglia di leader (foto organizzatori)

La vittoria della coppia elvetica è stata soprattutto una vittoria di gestione e strategia: nelle prime tappe infatti protagonisti erano altri, il duo della Cannondale con il tedesco Fumic e il brasiliano Avancini e poi la coppia favorita della vigilia con considerazione delle vittorie passate e dell’esperienza accumulata, il duo Specialized formato dallo svizzero Sauser e dal ceko Kuhlavy. Nelle prime tre giornate i due Scott hanno badato a rodare il motore e non perdere di vista i più forti, nella terza tappa c’è stato l’anticipo della svolta quando Schurter è giunto primo al traguardo ma senza Stirnemann vicino, superato quest’ultimo da Sauser e Kuhlavy risultati così vincitori di tappa. Un’esperienza che invece di abbattere i due svizzeri è servita a cesellare la loro unione. Dal giorno dopo è partita l’offensiva nella quale i due hanno divorato minuti su minuti agli avversari, anche grazie all’eccezionale lavoro della coppia di supporto formata dall’altro svizzero Andri Frischknecht (figlio del grande Thomas che nel frattempo volava verso la vittoria nelle coppie miste con l’olimpionica svedese Jenny Rissveds) e dall’olandese Van Der Heijden, grande talento un po’ scomparso nelle ultime due stagioni. Nella sesta tappa con la temutissima salita di Groenlandberg i due elvetici assestavano il colpo definitivo, andando a conquistare la vittoria finale con oltre 8 minuti sul duo Specialized mentre terzi chiudevano a sorpresa Nicola Rohrbach (Sui) e Daniel Geismayr (Ger), squadra B della Centurion Vaude bravissimi a mantenere una costanza di rendimento per tutta la settimana.

Capitolo italiani: un’edizione davvero sfortunata per il team Trek Selle San Marco, che pure era partito bene con il terzo posto nel prologo di Samuele Porro e del russo Alexey Medvedev. Col passare delle tappe vere, però, si è visto che la gamba non era quella dello scorso anno da parte dei nostri, fino alla sfortunata caduta di Porro a metà settimana costatagli una microfrattura a una mano e il conseguente ritiro. Damiano Ferraro e Fabian Rabensteiner, partiti come supporto, sono andati in crescendo, fino a conquistare la seconda piazza nella frazione finale, finendo però lontani in classifica. Eccezionale fino all’ultima tappa il rendimento del colombiano Leonardo Paez, virtualmente sul podio insieme al sudafricano Max Knox, ma tutto era vanificato nell’ultima frazione che li vedeva scivolare giù dal medagliere.

Porro e Medvedev protagonisti nel prologo (foto organizzatori)

Nella prova femminile dominio assoluto di due grandi marpione della corsa sudafricana come la svizzera Esther Suss e la svedese Jennie Stenerhag, con più di 35 minuti sulla sudafricana Mariske Strauss e la britannica Annie Last, bronzo all’ex olimpionica tedesca Sabine Spitz e alla sudafricana Robyn De Groot a più di un’ora di distacco. Da sottolineare nella prova Master la vittoria dell’australiano Cadel Evans, tornato per l’occasione al suo primo amore, la Mtb dopo una lunga e gloriosa carriera su strada, ottenuta insieme a un altro protagonista del professionismo del nuovo millennio, l’americano George Hincapie.

Tutti i vincitori delle varie categorie (foto organizzatori)