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Alla Marathon du Mont-Blanc essere #tifosi è quasi scontato…

di - 21/07/2026

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Oggi Chamonix non è soltanto il luogo che ospita la Marathon du Mont-Blanc, ma il luogo in cui lo sport è a tutti gli effetti cultura condivisa. E la comunità che vive la corsa in montagna è parte integrante della propria identità. A “Cham” il trail non è solo un evento da guardare, ma un momento da condividere e respirare tutti insieme. Gli abitanti hanno costruito negli anni un rapporto unico con la gara e tutti sanno che a fine giugno arriva la MdMB e tutti devono essere presenti, iperattivi, #tifosi. Ogni abitante infatti non si limita a seguire il passaggio degli atleti, ma partecipa, sostiene, supporta. È questo modo di vivere lo sport che ha trasformato la valle in una delle capitali mondiali del trail running. Una cultura del tifo che nasce da chi ci abita e si estende a chi arriva ogni anno per la gara di giugno, pronto a respirare la stessa atmosfera.

Testo e experience di Thomas LombardoRun Fast Team

Marathon du Mont Blanc

1979: l’inizio di una storia che continua a crescere

Qui a Chamonix l’arrivo della MdMB è l’evento che dal lontano 1979 ha cambiato la percezione della montagna. La Marathon du Mont-Blanc nasce nel 1979, quando Chamonix comincia a trasformarsi da capitale dell’alpinismo a crocevia della corsa in montagna. Da allora la gara cresce, si moltiplica nelle sue distanze e diventa un simbolo: un luogo dove la fatica incontra la bellezza, dove il gesto atletico si intreccia con un paesaggio che non è scenografia ma parte viva della competizione. È una gara che ha insegnato alla valle a vivere la corsa come un’esperienza collettiva, non come una semplice competizione.

Nel cuore della gara con New Balance, la prospettiva di chi non corre

Quando New Balance mi ha invitato a vivere tre giorni alla Marathon du Mont-Blanc, non immaginavo quanto sarebbe stato diverso osservare la gara senza un pettorale. Di solito sono io a sentire la tensione della partenza, a misurare il tempo, a gestire la fatica. Questa volta invece ho lasciato spazio a qualcosa che avevo dimenticato: il piacere di seguire una gara senza pensare al cronometro, senza la pressione del ritmo, senza quella voce interna che scandisce ogni chilometro. Per la prima volta dopo anni, mi sono detto: “Sono un tifoso”.

marathon du Mont Blanc

“Sono un tifoso”, il tifo come parte della gara

Fin dal primo giorno mi sono accorto che vivere la gara da tifoso non è un ruolo minore. È un ruolo diverso, più silenzioso quando serve, più intenso quando gli atleti passano. Insieme agli altri supporter di New Balance ho aspettato lungo il percorso, mi sono spostato da un punto all’altro, ho applaudito anche chi non conoscevo. Ho cercato sguardi, ho condiviso sorrisi, ho urlato “forza!” nel momento giusto e altre volte sono rimasto in silenzio, godendomi il semplice fatto di esserci. In quella semplicità ho scoperto il valore del tifo: non accessorio, ma parte della gara.

Storie che passano in un secondo

In quei pochi secondi in cui gli atleti mi sono passati davanti è successo di tutto. C’era chi sorrideva, chi stringeva i denti, chi attraversava un momento difficile ma non mollava. C’era chi avrebbe raggiunto il traguardo e chi sarebbe stato costretto a fermarsi. La Marathon, vista da lì, è un flusso continuo di storie che si incrociano e si consumano in un attimo. Guardandoli, capivo che il tifo non cambia il risultato, ma può cambiare un momento. Un applauso, un nome gridato, un gesto. A volte basta poco per ricordare a chi corre che non è solo.

marathon du Mont Blanc

Essere presenti, davvero

Mentre ero lì, mi sono reso conto che non stavo tifando solo per loro, ma anche per me stesso. Tifare ti coinvolge da dentro, ti mette nella gara senza correre, ti fa vivere la tensione dei ristori, l’attesa dei passaggi, la magia di Chamonix che vibra attorno agli atleti. Ti fa capire che non importa come sei a un evento, ma quanto ti senti presente. In quei tre giorni ho vissuto la gara senza correre, ma con la stessa intensità di chi aveva un pettorale.

marathon du Mont Blanc

La montagna che si racconta

Tra un passaggio e l’altro ci sono stati momenti più semplici ma altrettanto autentici: le albe sul Monte Bianco, il tempo che cambiava in pochi minuti, le chiacchiere con gli atleti e con chi rende speciale questo evento. Chamonix respira montagna da ogni angolo, e viverla senza correre mi ha permesso di cogliere dettagli che spesso sfuggono. Rimane il ricordo della calma prima dei passaggi, la tensione delle famiglie, la concentrazione dei volontari, la bellezza di un luogo che non è scenografia ma parte della gara.

#tifosi: la prospettiva più vera

Alla fine di questi tre giorni io e mia moglie ci portiamo a casa immagini, emozioni e una conferma: nello sport non sono speciali solo quelli che corrono. Lo sono anche quelli che scelgono di esserci, aspettare, sostenere, incoraggiare. La Marathon du Mont-Blanc vive nelle gambe degli atleti, ma anche nelle voci, negli sguardi, nelle mani che applaudono. Seguire un atleta da tifoso lascia il segno. Ricorda che la fatica non è mai solo di chi la fa, ma anche di chi la guarda. E mostra che, a volte, la prospettiva più vera non è quella di chi corre, ma quella di chi resta.