Il treno esercita un fascino unico nell’essere umano, fin da quando è bambino. Non è un semplice mezzo di trasporto, è un luogo sospeso in cui il tempo sembra rallentare. Sembra quasi una metafora della vita: si sale, si attraversa il mondo, si fanno incontri di un minuto o che dureranno una vita e si scende.
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In quei vagoni, in quello spazio fatto da un sedile, un tavolino e una finestra, siamo come all’interno di una piccola stanza, mentre fuori il paesaggio scorre, cambiando in continuazione: città, colline, fiumi, montagne. Le leggere oscillazioni, il rumore ritmico, la velocità regolare, tutto concorre a rilassare e focalizzare l’attenzione sul panorama che ci scorre davanti. In un’epoca in cui la nostra vita sembra scorrere a velocità incontrollata, il viaggio in treno ci riporta a una dimensione più piacevole, fatta di condivisione, contemplazione ed emozioni, e noi di emozioni ne abbiamo vissute davvero tante in questo viaggio, a cavallo delle Ferrovie Retiche e del trenino rosso dell’Albula, attraverso le Alpi svizzere.

Quattro giorni nelle Alpi svizzere tra Trenino Rosso dell’Albula, trekking e natura
Il nostro viaggio primaverile ha inizio con un Eurocity Milano – Bellinzona, zaino da trekking in spalla e la curiosità di scoprire luoghi nuovi, montagne nuove.
Gli italiani identificano la Svizzera come il paese dell’efficienza, della puntualità, dei paesaggi naturali, dell’ordine e della pulizia. Stereotipi, eppure ogni volta che varchi il confine le aspettative non vengono tradite: il lago di Lugano sfila nel suo blu intenso dai finestrini del nostro treno, e in perfetto orario raggiungiamo Bellinzona. Da qui il viaggio prosegue in bus per Thusis, attraversando un altro luogo che mi sta a cuore da sempre, la valle del Reno Posteriore, dove si trova Splügen. La strada si snoda fra il fiume, gole di roccia, prati e foreste, e il tempo passa senza che nemmeno ce ne accorgiamo.
Dopo una sosta di 50 minuti alla stazione di Thusis, ecco arrivare puntuale il nostro primo trenino rosso.

A bordo del Trenino Rosso dell’Albula: il viaggio comincia
Il treno è un mezzo di trasporto storico eppure, in casi come questo, estremamente attuale, perché, se è vero che oggigiorno niente è interessante se non è instagrammabile, beh, qui c’è solo da esaurire la memoria del telefono per quante foto e video viene voglia di fare.
Quaranta minuti e siamo a Bergün, villaggio di 480 abitanti nella regione dell’Albula.
Albula è anche il nome del trenino rosso su cui abbiamo appena viaggiato e viaggeremo nei prossimi giorni, e che collega St. Moritz a Coira, città più antica della Svizzera, nonché capitale del Canton Grigioni.
Noi italiani erroneamente spesso associamo il trenino rosso al trenino del Bernina, ma ignoriamo che la rete ferroviaria elvetica è molto più estesa. Tutti i convogli che attraversano le Alpi grigionesi condividono infatti la caratteristica livrea rossa, e comprendono i treni regionali, il Bernina Express (Coira – St. Moritz – Tirano, quindi tratte dell‘Albula & Bernina), e il Glacier Express (St. Moritz – Zermatt).

La linea ferroviaria dell’Albula, come quella del Bernina, fa parte del Patrimonio UNESCO, perciò ogni viaggio, trekking o soggiorno fra Thusis e Tirano si trasforma in un viaggio nel tempo, attraverso l’ingegneria edile, la natura e la storia.
Bergün Filisur, dicevamo, è un piccolo villaggio a poco più di 1.300 m di altitudine, circondato da prati e incastonato fra le cime. Qui la vita ha l’aria di scorrere lenta e serena, con un’economia basata sul turismo estivo, legato alle escursioni e alla ferrovia, e il turismo invernale che sfrutta qualche impianto e pista da sci, nonché l’entusiasmante pista da slittino, che non è altro che la strada di collegamento con il villaggio di Preda (più in quota) che d’inverno viene chiusa al traffico in quanto ricoperta di neve.
Ci aggiriamo nella via principale del villaggio, dove le antiche case di epoca medioevale sono finemente decorate, in cerca del luogo dove soggiorneremo questa notte.
Il Kurhaus Hotel è un pezzo di storia, un palazzo in autentico stile liberty, adagiato su una piccola collina e affacciato su un piccolo laghetto.
Saloni eleganti, i mobili e gli ambienti originali dell’epoca. Non si può non pensare a tutti i viaggiatori che nei decenni hanno piacevolmente soggiornato in questo luogo.
Hiking lungo la ferrovia dell’Albula tra viadotti e panorami UNESCO
La mattina di viaggio ha attivato le nostre menti, ora è arrivato il momento di muovere un po’ le gambe.
Torniamo in stazione per prendere il trenino dell’Albula e raggiungere il soprastante villaggio di Preda. Il serpentone rosso si arrampica su decine di tornanti, viadotti e una spettacolare galleria elicoidale, una delle attrazioni di questa tratta ferroviaria.

Poi, zaino in spalla, bastoncini e si cammina. Non so, il verde sembra più verde, i fiori sembrano più colorati, le mucche al pascolo sembrano così felici, possibile che in Svizzera la natura appaia sempre di un livello di autenticità superiore?

Il sentiero si srotola fra prati e una foresta di larici, quando all’improvviso il rumore del treno ci risveglia dai pensieri: di fronte a noi si staglia un altissimo viadotto in pietra e, proprio mentre imbraccio la macchina fotografica pronto a scattare, sbuca la motrice dalla galleria. Preso!
Qualcuno potrebbe pensare che una rete ferroviaria fra le montagne rompa l’equilibrio con la natura ma al contrario qui ci troviamo di fronte alla perfetta integrazione fra le esigenze dell’uomo, di collegare villaggi e cittadine con un’infrastruttura utile a movimentare uomini e merci, e un modo di farlo il più sostenibile possibile, creando nel contempo un’attrattiva per il turismo.
L’hiking si prolunga fin quasi alle luci del tramonto, giusto in tempo per goderci la spa del Kurhaus e la sua deliziosa cena.

Il Bahnmuseum Albula e i viadotti più spettacolari delle Ferrovie Retiche
Nemmeno qui splende sempre il sole, la mattina del secondo giorno ci svegliamo avvolti nelle nuvole e sotto uno scroscio di pioggia.
Non c’è problema, tiriamo tardi nel letto a pianificare gli spostamenti per poi, dopo una pizza, recarci al Bahnmuseum Albula.
Forse per i ragazzi di oggi è diverso, ma io appartengo a una generazione in cui i bambini impazzivano letteralmente davanti a un plastico ferroviario.

Qui al museo c’è la riproduzione in scala 1:45 del tratto di ferrovia retica fra Bergün e Preda, realizzato da Bernhard Tarnutzer, allo stato di fatto degli anni ’50 e ’60. Un’autentica meraviglia, ma non solo: oltre a una sezione dedicata al patrimonio UNESCO e al suo significato profondo, il museo ospita aree ricreative per i bambini e soprattutto aree didattiche che raccontano la storia della ferrovia. Qui è raccontata la storia della rete ferroviaria alpina svizzera, dal concepimento alla realizzazione, passando per l’evoluzione delle tecniche edili per realizzare i trafori e i viadotti, la possibilità di controllare e utilizzare la corrente elettrica per far funzionare i treni al posto dei combustibili fossili, l’intuito di poter realizzare un’infrastruttura utile all’economia dei trasporti e a quella del turismo.
Dopo più di un ora al museo, alle 14.16 saltiamo sul Viaduct Shuttle, la navetta del viadotto, diretta a Thusis. Il viaggio, però, dura appena un paio di minuti: il tempo di ammirare il paesaggio dal finestrino e siamo già pronti a scendere alla fermata di Schmitten GR.
Un momento, che ci facciamo in mezzo al bosco, qui non c’è un villaggio?!
Tranquilli, Schmitten GR è una fermata creata apposta per ammirare uno dei viadotti più belli di questa tratta ferroviaria, bastano pochi minuti di hiking su un sentiero ben segnalato e si raggiungono le terrazze Hennings (dedicate al capo Ing. Friedrich Hennings che lavorò anche alla realizzazione del tunnel dell’Albula, n.d.r.).
Qui è tutto ben organizzato per godere dell’incredibile panorama, le vette e la valle sottostante, ma soprattutto, eccolo lì, l’incredibile viadotto in pietra, dal cui tunnel di accesso, preciso come un orologio, sbuca il trenino rosso. Siamo tutti con in mano le macchine fotografiche e i telefoni a immortala la scena. Che emozione vedere cosa è stato capace di realizzare l’uomo. Al ritorno per la stazione di partenza ci godiamo il viadotto dalla carrozza aperta del treno, mentre qualche goccia di pioggia raffredda le emozioni di viaggiare come sospesi nel vuoto.

Sul treno storico dell’Albula: un viaggio nella storia delle Ferrovie Retiche
La costruzione della ferrovia dell’Albula è iniziata al finire dell’800 su iniziativa della politica del cantone dei Grigioni, e già attorno al 1920 gran parte della linea ferroviaria veniva alimentata dall’elettricità in sostituzione del carbone.
Ma come devono essere stati i treni di allora e quali sensazioni avrebbe dato viaggiarci sopra? Lo scopriamo proprio oggi quando, dopo aver ritirato i bagagli dal deposito della stazione di Filisur, saliamo sul treno storico per Davos.

La prima classe della nostra carrozza è tutta legno e velluti damascati e ci sentiamo un po’ come in quei film sull’Orient Express quando, dopo il fischio del capotreno, il vagone comincia a sferragliare verso la nuova destinazione.
I 40 minuti di viaggio sono un’emozione unica e ancora una volta siamo tutti concentrati nel cercare di immortalare gli spettacolari passaggi sulla gola Zügen e il viadotto Wiesen, segnalati dal macchinista con rallentamenti ad hoc. Le carrozze si arrampicano fra montagne severe che alternano picchi e gole, e in diversi tratti rallentiamo a passo d’uomo per attraversare le strettissime gallerie scavate nella roccia. Poi il paesaggio si apre sugli alpeggi circostanti Davos Klosters, ci aspettano un clima mondano e tanto, tanto sport.









