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Zolder, mondiale per cuori forti

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Un mondiale vero, con tanti tratti da percorrere a piedi, come da molto tempo non si vedeva. Un mondiale dove la fortuna ha svolto un ruolo decisivo, voltando decisamente le spalle alla giovane selezione azzurra ma penalizzando anche grossi calibri come il campione uscente Mathieu Van Der Poel. Zolder ha regalato due giorni di grande ciclocross con verdetti anche sorprendenti ma che a conti fatti hanno premiato atleti di grandissimo spessore.

La squadra italiana ha raccolto una serie di piazzamenti che come numero dimostrano la bontà di un movimento in chiaro divenire, ma con un po’ di fortuna poteva arrivare anche una medaglia. La meritava sicuramente Gioele Bertolini, che per due volte aveva risalito la china fra gli Under 23 dopo due cadute e che al suono della campana era davanti a tutti con i belgi Iserbyt e Hermans, profittando anche dell’errore del ceko Toupalik andato in fuga con troppo anticipo e sicuro di aver vinto, solo che mancava ancora una tornata… Nel momento quando tutto si doveva decidere però Bertolini cadeva di nuovo, scivolando sull’asfalto bagnato e gli altri volavano verso un podio che l’avrebbe visto protagonista, chissà in che posizione. Discorso simile per Jakob Dorigoni fra gli juniores, capace di giungere sesto a una manciata di secondi dai primi pur correndo con una tacchetta rotta dopo appena un giro e mezzo, una gara la sua disputata al 50%.

Fra le ragazze era evidente il disagio su un percorso fangoso: Chiara Teocchi ha giocato le sue carte all’inizio della prova Under 23 andando in fuga con la britannica Richard, poi questa è volata verso il successo in maniera imperiale, lei è affondata pagando dazio sulle salite da effettuare a piedi, mentre la Arzuffi, anche lei in evidente disagio, riusciva perlomeno a contenere i danni finendo settima. La Lechner da parte sua ha pagato un avvio troppo prudente che l’ha vista intruppata nel gruppo, una scivolata davanti l’ha costretta a mettere piede a terra in curva e le ha fatto perdere quei secondi dalle prime che poi non ha più potuto recuperare.

VAN AERT, ODORE DI GRANDE SLAM

Bellissima la gara assoluta maschile, un vero scontro di squadra fra belgi e olandesi, con rallentamenti per permettere il rientro dei compagni di squadra e offensive per scremare il gruppo. Il momento decisivo è stato a metà gara quando i due leader, Van Der Poel (Ned) e Van Aert (Bel) si sono toccati: l’olandese ha perso smalto, il padrone di casa invece non si è dato per vinto rientrando sul gruppetto di testa per dare alla fine scacco matto all’olandese Van Der Haar, mentre commovente è stata la prova di Nys, al suo ultimo mondiale ma ancora capace di tenere dietro atleti con la metà dei suoi anni. Van Aert, vincitore della Coppa del Mondo anche grazie all’assenza di Van Der Poel nelle prime tappe, ha legittimato il suo ruolo di prim’attore in tutta la stagione, dove è a un passo dalla conquista dei successi nel Superprestige e Bpost Bank Trofee, tutti successi che cancellano la delusione per il secondo posto agli Europei.

L'arrivo trionfale di Wout Van Aert (foto FB) L’arrivo trionfale di Wout Van Aert (foto FB)

DE JONG, IRIDATA A SORPRESA

Un’accoppiata Coppa-mondiale non riuscita a Sanne Cant nella prova femminile, anche questa ricca di cambi di fronte in testa grazie alle improbe condizioni del percorso. La belga non è sembrata mai in grado di fare la differenza come in tante gare di questa stagione, mentre si è esaltata l’olandese Thalita De Jong, una vera specialista che cambia un po’ l’impostazione che negli ultimi anni la specialità aveva avuto con i successi della sua connazionale Vos e della francese Ferrand Prevot che certamente non fanno del ciclocross la loro attività primaria. Bravissima anche la francese Caroline Mani che con il suo argento, unito al doppio podio fra gli junior e a tanti piazzamenti riporta in auge la scuola francese. Per la Cant un bronzo amarissimo, davanti al suo pubblico, accolto fra le lacrime.

ISERBYT, IL NUOVO TALENTO

Le gare giovanili hanno premiato la già citata britannica Richard, vera rivelazione della due giorni belga soprattutto per l’autorità con cui ha corso; l’olandese Dekker, che fra gli junior ha confermato la sua leadership assoluta dopo il titolo continentale di novembre e il belga Iserbyt, forse il talento più puro in circolazione, magari un po’ indisciplinato e che proprio per la sua esuberanza spesso veder sfuggire vittorie quasi scontate, ma che sembra essere quello con più carte da giocare per il futuro a conferma che il movimento belga non smette mai di produrre talenti. Il ciclocross si avvia ad andare in letargo confermandosi comunque una necessaria palestra invernale per molti atleti e confermando anche che la scuola italiana, per troppo tempo rimasta a guardare, ha ricominciato a produrre, bisogna solo continuare e i risultati arriveranno.

Gabriele Gentili

Il podio della gara Under 23 vinta da Iserbyt (foto organizzatori) Il podio della gara Under 23 vinta da Iserbyt (foto organizzatori)

I PODI IRIDATI

UOMINI

Elite: 1. Wout Van Aert (BEL); 2. Lars Van Der Haar (NED); 3. Kevin Pauwels (BEL)

U23: 1. Eli Iserbyt (BEL); 2 Adam Toupalik (CZE); 3 Quinten Hermans (BEL)

Juniores: 1. Jens Dekker (NED); 2. Mickael Crispin (FRA); 3 Thomas Bonnet (FRA)

DONNE

Elite: 1. Thalita De Jong (NED); 2. Caroline Mani (FRA); 3 Sanne Cant (BEL)

U23: 1. Evie Richards (GBR); 2 Nikola Noskova (CZE); 3. Maud Kaptheijns (NED)