L’alpinista volante; ITW a Giovanni Gallizia

Alpinista volante, aspirante notaio: Giovanni Gallizia ci ha raccontato della sua passione per la montagna e per il volo.

18/11/2019
scritto da Marco Melloni

Questions & Answers; intervista a  Giovanni Gallizia

Intervista di: Marco Melloni con Johnny Slow Foto: Courtesy Red Bull Content Pool

Ciao Giovanni, presentati a chi non ti conosce, come ti sei avvicinato agli sport di montagna?

Ciao mi chiamo Giovanni Gallizia, ho 27 anni e sto studiando per diventare Notaio. Ho cominciato ad andare in montagna con la mia famiglia, arrampicando con mio padre, per poi continuare a fare esperienza con gli amici.

 

Cominciamo dalle salite, ho letto nel tuo curriculum che sei un alpinista e hai anche scalato vie iconiche, non solo in Italia ed Europa, raccontaci un po’…

Si, ho fatto qualche classico 4.000 sulle alpi, come la Dufour sul Monte Rosa e in inverno amo fare sci alpinismo, sci ripido e freeride. Con quattro amici siamo stati nella Yosemite Valley dove, in tre, abbiamo scalato il Nose su El Capitan, in realtà l’obiettivo era scalare anche l’Half Dome ma c’era stata un frana e sconsigliavano di salire. Il viaggio, durato circa un mese e mezzo, si era poi completato con delle scalate nello Utah e in Nevada. Arrampicare il Nose è stata un’esperienza insolita, ci abbiamo messo tre giorni, adattandoci allo stile “lento” che richiede quella scalata, mentre in Europa siamo abituati a scalare vie in giornata, più leggeri, senza dover trasportare chili e chili di materiale con i sacconi.

 

La passione per il volo da dove nasce?

Nasce dalla combinazione di più elementi. Mio zio già faceva parapendio ma io e i miei fratelli, con mio padre, parallelamente facevamo gare con areoplanini telecomandati, arrivando anche ai campionati del mondo. Un’esperienza particolare quindi che in qualche modo contribuì a far nascere la passione per il volo. Poi con un amico decidemmo di provare il parapendio ma senza un’idea precisa degli obiettivi a lungo termine. Frequentammo la scuola di Parapendio del Cornizzolo, una scuola lunga ma che forma molto bene.

Hike & Fly, ti piace camminare sui sentieri con il cronometro in mano e scendere in parapendio, come ti sei avvicinato all’Hike & Fly?

Come dicevo, ho sempre camminato in montagna e camminare veloce/correre è stata una conseguenza. In parallelo si è consolidata la passione per il volo che dapprima era confinata al Cross Country, volo su lunghe distanze. Le due attività hanno viaggiato lungo binari paralleli per poi, ad un certo punto, incontrarsi.

L’attività di Hike & Fly, a livello temporale, è cresciuta assieme al mio volare, soprattutto per lo sviluppo che c’è stato nei materiali. I parapendio di una volta avevano sacche molto ingombranti e pesavano, fra ala e selletta, una trentina di chilogrammi, quasi impossibili da portare sulle spalle. Oggigiorno al contrario un’attrezzatura “particolare” può arrivare a pesare 2,8 kg e avere le dimensioni di un saccopelo. Per questo se una volta l’attività era limitata al salire con una navetta su una cima e volare fino a valle, ora comprende un sacco di declinazioni, legate alla corsa in montagna, all’alpinismo, allo sci.

 

Non sei solo un amatore dell’Hike & Fly, hai anche partecipato a competizioni con buoni risultati, ti senti più affine a progetti legati all’avventura o alle competizioni, come convivono questi due aspetti dell’attività sportiva?

Beh, ho scoperto di avere uno spirito competitivo, non posso negarlo. Le gare sono comunque formative, un luogo di confronto dove si può imparare molto, sfidando se stessi e gli altri. Le gare di Hike & Fly tuttavia, sono competizioni molto particolari, in cui la componente di avventura è molto presente, quindi ecco, ancora una volta due aspetti di una disciplina vanno ad incontrarsi.

In ogni caso amo molto portare avanti progetti avventurosi: volo e cammino, volo e sci o volo e alpinismo

 

Red-Bull X-Alps, hai partecipato come supporter, come mai non hai gareggiato come pilota e in che team eri?

Ho partecipato nel Team di Markus Anders, un pilota tedesco. La formula della Red Bull X-Alps è simile a quella di altre gare Hike & Fly ma la distanza da percorrere e le tempistiche sono completamente differenti. Approcciarsi da supporter è una cosa comune a quasi tutti, per poter vedere da vicino cosa voglia dire questa competizione e poter fare delle valutazioni. Markus lo avevo conosciuto ad una precedente gara di Hike & Fly, in cui ci eravamo confrontati su diversi aspetti.

 

Mi parli di un confronto fra avversari, durante la gara ci si consulta con gli altri Team? C’è più solidarietà o competizione?

E’ chiaramente una competizione ma c’è anche solidarietà fra i Team, ci si consulta molto spesso, c’è collaborazione e condivisione. Un aspetto molto bello.

 

Da quante persone ara composto il vostro Team alla Red Bull X-Alps

I Team in questa gara sono molto numerosi, noi eravamo in 4 con 2 furgoni, la regola impone di essere almeno un pilota e un supporter, ma da quello in su si è liberi di scegliere.

 

Cosa fa un supporter durante la gara?

Beh, ognuno ha il proprio compito, in generale si deve aiutare il pilota nel trasportare tutto l’equipaggiamento (vela, selletta, casco…) che non è obbligato a trasportare con sé, come acqua, vestiti e scarpe di ricambio. Anche per i supporter la gara è durissima, mentalmente e fisicamente, ogni giorno facevo circa 1.500, 2.000 m di dislivello, tieni conto che un pilota in media copre a piedi 30, 40 km e 3.000, 4.000 m di dislivello. Ci sono però anche aspetti meno legati alla logistica, io ad esempio principalmente mi occupavo della tattica, relazionandomi direttamente con Markus.

 

Di quali aspetti tiene conto la tattica?

Beh principalmente della meteo. Si guarda molto l’orografia e continuamente le previsioni e l’evoluzione del tempo: venti, copertura nuvolosa, temperature. Questo suggerisce quando è meglio volare, fermarsi, quando conviene salire o scendere da una cima a piedi. Si tiene conto anche di ciò che fanno gli avversari davanti a te e con che risultati.

Bisogna tener conto anche di quanta salita o discesa prevede un percorso, Markus ad esempio aveva un problema ad un ginocchio e dovevamo pensare a non fargli fare troppa strada in discesa. Ci sono quindi un sacco di variabili di qui tener conto ed è un continuo rielaborare le informazioni di cui si è in possesso. La strategia è il cuore della gara.

 

Come si svolge la giornata tipo durante la Red-Bull X-Alps, orari etc. e come restavate in contatto con il pilota?

Principalmente restavamo in contatto tramite Wathsapp, noi gli mandavamo dei messaggi scritti e lui ci rispondeva con dei vocali, l’organizzazione ci aveva fornito una SIM di cui solo noi conoscevamo il numero. La giornata standard va dalle 5.00 del mattino alle 22.30, questo viene definito Race Period, ed è la finestra temporale durante la quale ci si può muovere. Entro quell’ora della sera si deve atterrare o ci si deve fermare, restando fino al mattino in un raggio di 250 m da quel punto. La sveglia quindi avviene circa alle 4.00 per i supporter, che preparano la colazione e organizzano la giornata, il Pilota di solito si alza in volo alle 6.00 e fa una prima planata in valle, poi cammina fino ad un nuovo decollo ripartendo verso le 10.30 (dalle 5.00 alle 6.00 e dalle 9.00 alle 10.30 la legge vieta di volare)

 

Non è pericoloso volare quando si è stanchi?

Si la stanchezza è una cosa di cui tenere in grande conto durante queste gare. Per quanto si possa essere allenati, uno sforzo continuo della durata di una decina di giorni mette il fisico e la mente a dura prova, e la stanchezza può facilmente tradursi in mancanza di lucidità e riflessi, errori di valutazione. Capita addirittura di addormentarsi in volo. Anche in questo il lavoro di Team è importante, tenere sotto controllo e valutare il livello di stanchezza e lucidità del pilota è fondamentale per la sua incolumità e la sua efficienza.

Ha vinto ancora Maurer, secondo te come mai per la sesta volta nessuno l’ha ancora battuto?

Maurer è un pilota di grande esperienza, che ha gareggiato, vincendo, in tutte le discipline, dal Cross Country all’Acro ad altre competizioni di Hike & Fly. Solitamente partecipa alla Red Bull X-Alps con Team molto snelli composti da un paio di supporter e un’auto. Si vocifera però che sia molto ben seguito da casa, effettivamente qualcuno da casa che segua la meteo o altri aspetti, senza la pressione diretta della gara, può fornire un grande valore aggiunto al risultato finale. Ecco, in linea di massima è un grande pilota, per tecnica, conoscenza orografica delle alpi e capacità tattiche, con un ottimo Team.

 

Questa esperienza ti ha fatto venire voglia di partecipare alla prossima edizione o te l’ha fatta perdere?

Bella domanda. Partecipando da supporter ci sono stati momenti di grande esaltazione, in cui ero convinto che alla prossima occasione avrei partecipato da pilota, in altri momenti lo sconforto mi ha fatto pensare al contrario. La Red Bull X-Alps è una competizione che assorbe davvero tantissimo, per tempo ed energie, chi partecipa. La preparazione dura almeno un anno e poi sei full immersion per circa dieci giorni.

Come dicevo all’inizio, nella mia vita ho anche l’obiettivo di diventare Notaio, quindi questo impegno e l’impegno come atleta devono trovare il modo di convivere. La prossima edizione sarà fra due anni, con i miei amici stiamo seriamente pensando a cosa fare.

 

Quali programmi hai per il prossimo futuro, sia come alpinista sia come atleta di Hike & Fly?

Ho parecchi programmi di cui alcuni top secret. In linea di massima ho voglia di combinare il volo in parapendio con obiettivi alpinistici, dove possibile. Quest’estate con gli amici vorremo andare in Kirghizistan, dove nelle montagne Tien Shan sono presenti pareti in granito da sogno con vie da 1.000 m e più di dislivello inviolate, non vedo l’ora.

Poi ho un progetto molto ambizioso da realizzare sulle alpi, ma di questo non voglio ancora dire nulla.

Vi terrò aggiornati!

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