Telaio full carbon, motore Avinox M2S da 130 Nm e sospensioni Fox Factory per una e-enduro stabile, potente e sorprendentemente naturale
La nuova Mondraker Zendit RR S arriva con un obiettivo chiaro: portare la piattaforma Avinox M2S dentro un telaio full carbon da Enduro capace di gestire potenza, velocità e terreni impegnativi.
Con 165 mm di escursione posteriore, forcella da 170 mm e batteria integrata da 800 Wh, la Zendit si presenta come una eMTB “full power” moderna, aggressiva e costruita per chi cerca prestazioni solide in salita e in discesa.

Telaio e cinematica
Il telaio Stealth Air Carbon è uno dei punti forti della bici: tubazioni sottili, finitura lucida e un livello di cura che si nota nei dettagli – rocker monoscocca in carbonio, cuscinetti a doppia tenuta, cablaggio interno guidato, display touch integrato e protezioni ben studiate.

La sospensione Zero è stata aggiornata attorno a un ammortizzatore Trunnion 205×65 mm, con progressione del 27% e valori di anti squat e anti rise pensati per mantenere trazione e stabilità anche sotto carichi elevati.
La configurazione Mullet è di serie, ma il Flip Chip sul link inferiore permette di montare una ruota posteriore da 29” mantenendo invariati cinematica e quote principali. Un secondo Flip Chip consente di scegliere tra assetto Standard e Low.
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Taglie e geometria
Mondraker offre la Zendit in cinque taglie, dalla S alla XL, con l’intermedia M/L (in test) che aiuta a colmare quello che spesso è un divario abbastanza scomodo in termini di reach.
Ecco i dati geometrici principali nell’impostazione Standard: angolo sterzo di 63,5°, movimento centrale alto 345 mm, piantone sella inclinato 77°, reach da 440 a 520 mm, stack da 631 a 658 mm, interasse da 1.241 a 1.339 mm. I primi tre valori passano rispettivamente a 63,15°, 340 mm e 76,65° in Low, con il reach che si accorcia di 4 mm su ogni misura.

La lunghezza del carro è proporzionale alla taglia. Misura 450 mm per S, M e M/L in modalità Mullet, passando a 455 mm L e XL. Bisogna aggiungere 7 mm in caso di conversione a setup 29er davanti e dietro.
L’altezza del piantone sella è ragionevolmente corta, variando da 380 mm della S fino a 490 mm della XL.
Sulla carta, la Zendit è una eMTB moderna: lunga, con sterzo aperto e chiaramente orientata alla stabilità, ma con una proporzionalità adeguata nella parte posteriore a suggerire che Mondraker abbia pensato attentamente all’equilibrio su tutta la gamma delle taglie.

Motore Avinox M2S
Il nuovo Avinox M2S è il cuore della Zendit. Con 130 Nm di coppia e 1.300 W di picco (1.500 W in Boost), è uno dei sistemi più potenti oggi disponibili su una eMTB. La vera sorpresa, però, è come questa potenza viene erogata: la risposta ai bassi regimi è fluida e controllata, e permette di affrontare salite tecniche con una trazione che ricorda più un 4×4 che una e-bike tradizionale.
Le modalità Trail e Auto sono quelle più equilibrate per l’uso quotidiano, mentre Turbo e Boost richiedono terreno e grip adeguati per essere sfruttate davvero.
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Setup sospensioni
La sospensione posteriore della Zendit è uno degli elementi più particolari dell’esperienza di guida. L’ammortizzatore incassato nel telaio rende meno immediata la regolazione del SAG, ma le tabelle fornite da Mondraker permettono di ottenere rapidamente un setup di base efficace.
La taratura di serie è piuttosto morbida in compressione, motivo per cui spesso conviene chiudere la bassa velocità. L’aderenza è eccellente e la ruota rimane ben incollata al terreno, ma con l’ammo completamente aperto la bici tende ad affondare nelle salite più ripide e sconnesse, risultando un po’ meno reattiva sui gradini più impegnativi.

Attivando la leva Climb il retrotreno si solleva, aumenta il sostegno e la bici diventa più precisa nei passaggi tecnici, a scapito però di un comfort minore.
Con tanta potenza a disposizione, il setup delle sospensioni incide davvero molto sul comportamento complessivo.

Primo approccio
Fin dalle prime uscite la Zendit mostra chiaramente il suo carattere. La sospensione posteriore offre molta escursione e una sensazione di galleggiamento controllato, mentre il telaio rigido mantiene la traiettoria stabile anche quando il terreno si fa caotico.
Pneumatici da 2,5”, ruote in alluminio e un avantreno solido contribuiscono a un comportamento molto sicuro e composto. La bici trasmette immediatamente fiducia: sale con facilità, assorbe con fluidità e offre regolazioni sufficienti per adattarsi a stili di guida diversi.
Non sembra mai una e-bike costruita attorno al motore, ma una piattaforma completa e coerente, capace di sfruttare la potenza Avinox senza perdere naturalezza.

In salita
La Zendit sale davvero bene. Offre molto grip, slancio e una posizione seduta efficace, ma il comportamento cambia in base al setup. Il motore Avinox M2S eroga potenza in modo fluido anche a bassa cadenza, mentre il retrotreno attivo mantiene la gomma incollata al terreno: si può rallentare la pedalata senza perdere trazione, rendendo più gestibili i ripidi tecnici.

Con l’ammo aperto la bici è calma e molto aderente; attivando la leva Climb il retrotreno si alza, la spinta diventa più diretta e si superano meglio gradoni e passaggi spezzati, con un filo meno grip. La potenza è talmente ampia che non basta più “mettere Turbo e via”: serve scegliere la modalità giusta. Trail e Auto sono le più equilibrate, mentre Turbo divora il terreno e accelera ogni rilancio. Boost è quasi eccessiva, ma sulla pendenza giusta fa letteralmente volare la bici.
Per questo la regolazione del motore è fondamentale, soprattutto per i rider più leggeri, che beneficiano di una risposta più controllata e sicura.

In discesa
Come e MTB da enduro, la Zendit nasce per scendere forte. Ma l’abbiamo messa alla prova in due scenari molto diversi. Il primo: usarla come macchina da Backcountry, collegando trail Enduro con lunghi tratti di singletrack più scorrevoli. Sulla carta, con il suo passo lungo e il peso importante, non sembrerebbe la bici ideale per un uso “all day”. Eppure sorprende: pur essendo una piattaforma massiccia, rimane piacevole e gestibile anche sui sentieri più morbidi e sinuosi, meno pigra di quanto ci si aspetterebbe.
Il secondo scenario è quello dove dà davvero il meglio: il self shuttle. Il motore potente ti porta in cima alle forestali con rapidità ed efficienza, mentre geometrie aggressive ed escursione abbondante entrano in gioco in discesa. E se l’obiettivo sono giri da DH puro, si può montare anche una forcella da 180 mm.

Sul trail la Zendit trasmette subito una sensazione di stabilità e aderenza, quasi “incollata” al terreno. Il flip chip permette di scegliere tra un assetto più reattivo per il trail riding o uno più basso e aperto per sessioni gravity.
Il risultato? In discesa la Zendit si comporta come una vera e-enduro di grossa cilindrata: lunga, stabile e molto composta quando la velocità aumenta. La sospensione posteriore rimane incollata al terreno e assorbe con fluidità, mentre la Fox Podium all’anteriore offre sensibilità e sostegno anche nelle sezioni più veloci e sconnesse.
Nei tornanti molto stretti emerge la lunghezza dell’interasse, ma è un compromesso prevedibile per una bici con questa impostazione.
Nel complesso, è una delle eMTB più naturali e meglio bilanciate che abbiamo provato, capace di unire sicurezza, velocità e un feeling di guida sorprendentemente intuitivo.

Autonomia
È impossibile dare un valore preciso, poiché è estremamente difficile controllare tutte le variabili in gioco. Il peso e lo stile di pedalata del ciclista, la scelta degli pneumatici, le condizioni del terreno, il dislivello, la temperatura, la modalità selezionata incidono tutti in modo determinante.
Tuttavia, i nostri test sul campo ci hanno fornito un utile punto di riferimento. Pedalando principalmente in Auto, siamo riusciti a superare i 1.600 m di dislivello. Si tratta di un caso d’uso estremo, perché è improbabile che la maggior parte dei ciclisti trascorra l’intera uscita in questa modalità. Con un approccio più tipico, utilizzando un mix di Eco, Trail, Auto – e qualche puntata in Turbo – l’autonomia arriva tranquillamente a 2.000 m di dislivello.

La sorpresa maggiore è comunque il consumo contenuto, considerata la quantità di potenza disponibile. Infatti, è importante anche il modo in cui il motore eroga la potenza, la frequenza con cui si richiede il massimo aiuto, il terreno su cui si pedala, e la fluidità della pedalata.
La Zendit ha un’enorme potenza a disposizione, ma non è così assetata come ci si aspetta quando si pedala e si guida con buon senso.






Componentistica
La versione RR S in prova monta sospensioni Fox Factory, trasmissione SRAM X0 Eagle AXS T-Type, freni Maven Silver e ruote DT Swiss Hybrid HX 1700 con gomme Maxxis DD. Un pacchetto solido, coerente con la destinazione d’uso e capace di gestire senza problemi la potenza del motore.
Mondraker Zendit RR S in sintesi
- Telaio: Stealth Air full carbon, Zero Suspension 165 mm
- Ammortizzatore: Fox Float X Factory EVOL LV
- Forcella: Fox Podium GRIP X2 Factory, 170 mm
- Trasmissione: SRAM X0 Eagle AXS T-Type
- Freni: SRAM Maven Silver, 200/200 mm
- Ruote: DT Swiss Hybrid HX 1700 Spline
- Pneumatici: Maxxis Assegai DD MaxxGrip 29×2,5″, Minion DHR II DD MaxxTerra 27,5×2,5″
- Cockpit: Onoff S9 30mm 0º/S9 1.0 Carbon, 800/38 mm
- Reggisella: Fox Transfer Factory
- Sella: Ergon SM10 E-Mountain Black
- Motore: Avinox M2S, 1.300 W/130 Nm
- Batteria: Avinow 800 Wh
- Display: Avinox DP100 touch
- Peso: 23,00 kg (tg. M/L)
- Colore: Hunter Green
- Prezzo: 10.499 €

Conclusioni
La Mondraker Zendit RR S è una eMTB che dà il meglio su terreni impegnativi, dove stabilità, trazione e potenza fanno davvero la differenza. Il motore Avinox M2S è protagonista, ma è il lavoro sul telaio e sulla cinematica a rendere la bici completa e convincente.
Non è la più leggera né la più giocosa, ma per chi cerca una e-enduro strutturata, potente e capace di affrontare salite tecniche e discese veloci con la stessa sicurezza, la Zendit è una delle proposte più interessanti del momento.
Cosa ci piace
- Trazione e controllo in salita ai vertici della categoria
- Telaio full carbon curato nei dettagli
- Stabilità e sicurezza in discesa
- Motore Avinox M2S potente ma gestibile
Cosa migliorare
- Ammortizzatore Float X un po’ leggero per rider pesanti
- Ingombri percepibili nei tornanti più stretti
[trail: Bifrost – Guardamonte Trail Area | rider: Marco Rizzo]






